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venerdì 11 febbraio 2022

A European Proposal _ Bennink, Megelberg, Rutherford, Schiano _ HORO 1978


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«… specifico e diverso è il caso di Mario Schiano, su cui vorremmo fermare il discorso, proprio perché si tratta del “caso” più discusso tra quelli della “free music” e perché esso bene risponde a questa linea interpretativa che assume la “testimonianza contingente” come motivazione dello sviluppo del “free” in Italia, nel senso di un’attività sovrastrutturale strettamente collegata e determinata dall’andamento della struttura sociale, politica, economica, sottostante»

Mario alzò gli occhi dalla rivista e controllò l’orologio della cucina, anche se erano passati solo pochi minuti dall’ultima volta che aveva guardato l’ora, poi riprese a leggere.
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«Roma, inverno 1965: i musicisti che cominciano a cimentarsi nelle cantine di Trastevere con le nuove forme di “free music” (musica libera nel senso che rifiuta i vecchi codici del jazz) provengono quasi tutti dalla provincia italiana, cioè da un serbatoio inutilizzato d’intelletti e fantasia. […] Mario Schiano appartiene a questa corrente migratoria, provenendo da Napoli, che, anche nel contesto del sottosviluppo meridionale resta un’area separata»

Guardò nuovamente la copertina del giugno 1975 di Musica Jazz, tenendo il segno con le dita, che se anche riportava la foto del veterano Red Norvo, aveva finalmente dedicato alla sua discussa figura un lungo articolo a firma di Alberto Rodriguez, il primo che cercasse di far luce sulla sua ricerca e, fin’ora, ancora l’unico.
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«È un musicista che ama e suona il jazz, ma è subito chiaro (ecco il primo tratto distintivo) che le furbizie, l’esuberanza sentimentale, il binomio “lacreme e core” e persino il melenso interclassismo di tanta musicaccia napoletana hanno giocato un ruolo nella sua storia e nella sua formazione »

Ora erano quasi le 22:00, vicino alla porta la custodia del suo sax e sulla sua sedia una piccola borsa di tela erano pronte, come lui, alla partenza, ma c’era ancora un po’ di tempo.
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«La scelta del jazz (di una musica ugualmente densa di significati e provenienze popolari) costituisce per Schiano proprio il risultato di questa reazione, e si trasforma in strumento di liberazione, ipotesi futuribile, mezzo per cambiare e cambiarsi»

Aspettava da un momento all’altro il trillo del citofono, con il quale un taxi lo avrebbe portato in stazione e da lì, viaggiando tutta la notte, avrebbe raggiunto Cremona per il concerto.
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«In questo mondo la presenza di Schiano costituisce una vera e propria contraddizione, nel senso che un giovinotto con un sax persino scassato, incapace di rovesciare un giusto quantitativo di note all’ora, come se fossimo alla FIAT, non andava bene, e più che ai musicisti, ad un certo establishment organizzativo romano, abituato a coccolare pochi pupilli e ad adorare qualunque cosa purchè proveniente dall’America»

Al Teatro Ponchielli ci sarebbero stati quei due ragazzacci olandesi ad attenderlo, che aveva incontrato per la prima volta a Lovere un anno prima, e poi solo un’altra volta in quel club vicino al Colosseo, più quel baffuto ragazzo inglese, che aveva la fama di prodigioso trombonista, ma che lui non aveva mai incrociato su un palco. Si sarebbero capiti? Aveva pensato per un istante.
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«Intanto ci sembra giusto riconoscere all’interno di quegli esperimenti almeno due diversi momenti di ricerca, che corrispondono a precisi sviluppi del discorso musicale: la prima fase (dal 1966 alla fine del 1970) si caratterizza per un totale rovesciamento dei “codici jazzistici” tradizionali; la seconda fase (dal 1971 al oggi) rivela invece un recupero di vecchi stilemi del jazz, inseriti, in termini di “contaminazione”, in un contesto che rimane aperto alla libera improvvisazione, all’interno della quale compaiono elementi tematici e melodici sempre più frequenti»
 .

Marcello, Don, Ray, Jerome, Sheila, Bruce… Sorrise con gli occhi alla vista di quella foto. Erano passati quasi tre anni dalla pubblicazione di quell’articolo, lui non si era mai fermato ma pochissimi in Italia sembravano accorgersene. Contava su una mano gli interventi che lo citavano in maniera approfondita: quello di Giampiero, quello di Enrico, il primo “internazionale” a firma di Alain Gerber e questo. 
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Non poteva ancora sapere che un giorno John Corbett lo avrebbe definito «sax legend» sul “Down Beat”, che Kewin Whitehead sarebbe volato apposta da Chicago a Trastevere per intervistarlo e pubblicare tutto su “Pulse!”, che Philippe Renaud gli avrebbe dedicato l’unica copertina della sua vita su “Improjazz”, che Francesco Martinelli avrebbe custodito i suoi archivi, studiato la sua vita e gli avrebbe dedicato la più completa discografia a suo nome, che Kazue Yokoi avrebbe fatto conoscere la sua biografia ai lettori giapponesi di “Jazz HIHYO”, che Raùl Mao & Pablo Mancòn avrebbero fatto lo stesso per il jazz fan spagnoli, pubblicando una lunga intervista su “Cuadernos de Jazz”, che avrebbero scritto diverse tesi di laurea su di lui, che l’Archivio di Stato avrebbe acquisito la sua discografia completa…
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«Resta solo da aggiungere a proposito della storia musicale di Schiano e delle sue qualità, che è soprattutto dal vivo che è possibile cogliere gli elementi di reale novità che questo musicista ha saputo introdurre nella fase di costruzione del linguaggio del free jazz in Italia: uno dei punti di maggior rilievo del suo lavoro è stato ed è, come abbiamo già detto, quello di produrre “melodia”, di suonare “tematicamente”»

Sapeva che a Cremona avrebbero registrato il concerto, ma non voleva nemmeno pensare a cosa si sarebbero detti loro quattro, per non sciupare la naturalezza dell’incontro, per non avvilire l’empatia del linguaggio. L’unica cosa certa era la lingua con la quale avrebbero comunicato.
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«Non vanno dimenticate infine la concezione e le scelte politiche che stanno al fondo di questo discorso musicale, e che sono anch’esse il risultato di una storia: dalla origine napoletana, dai rapporti con la melodia e la vena popolare della sua regione, dalle esperienze costruite giorno dopo giorno, nel corso del suo soggiorno romano, Schiano ha derivato una precisa concezione del ruolo del musicista nella società, dell’uso e del significato del prodotto musicale che non può limitarsi ad essere pura merce, oggetto di consumo, ma deve diventare strumento di scambio, “linguaggio” che rispecchi le esigenze di intere comunità, e che possa “parlare ed essere parlato”»
 .

Gli piacevano quelle righe, perché venivano dal passato ma, in qualche modo, guardavano avanti. Non sapeva assolutamente cosa avrebbe suonato la sera dopo, ma era certissimo che aveva sempre amato il jazz, come amava il varietà ed il night…
Il citofono interruppe finalmente i suoi pensieri.
Chiuse serenamente il cassetto dei suoi ricordi, spense la luce, imbracciò il suo strumento, aprì la porta ed iniziò a scendere le scale fischiettando una melodia bellissima e frammentata, che sembrava provenire dalla sua memoria, eppur si mostrava nuova come non mai.
 .

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Credits:

A European Proposal

Label: HORO
Catalog #: HDP 35-36
Format: LP
Country: Italy

Recorded Live at Teatro Ponchielli,
Cremona, April 24, 1978


Paul Rutherford (trne, euphonium),
Mario Schiano (alto sax),
Misha Mengelberg (piano),
Han Bennink
(drums, perc., cymbals, bass cl, fiddle, whisdle, toys)


Tracklisting:

Tristezze di Sanluigi - 19:01


Tristezze di Sanluigi - 19:01


Tristezze di Sanluigi - 20:00


Tristezze di Sanluigi - 21:30


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Il testo «citato» è tratto da "Il Caso Schiano", 
di Alberto Rodriguez
Musica Jazz n°6 - Giugno 1975

lunedì 6 giugno 2016

(to be continued...) Mario Schiano, Giancarlo Schiaffini, Bruno Tommaso - Gruppo Romano


Io non so voi cosa cercate quando navigate in rete... certo, immagino un'occasione per sapere cosa c'è da fare in città, uno spunto per mostrare con un click una comune passione o anche solo un giro distratto del web per perdere tempo.
Io infatti, che mi rispecchio in questa forma virtuale nei profili accennati dai vostri passaggi, non conosco tutti i vostri interessi e tantomeno li inseguo, eppure spesso mi sono chiesto se questo blog sia destinato a vivere nella ricchezza di un corale colloquio elettronico o a morire nell'ombra sintetica ed alternata della partecipazione a senso unico.


Sì, perché il motivo per cui pubblico sempre più raramente è da ricercarsi nella mancanza di pura conversazione improvvisa ed immediata, nella carenza di incontri, affiancati o contrari ai miei percorsi, che arricchiscano una collettiva intenzione di ricercare sentieri di consapevolezza che non siano quelli già tracciati ed assicurati.
O, intendiamoci, magari il problema è tutto mio, fatto sta che non mi incuriosisce più il consueto botta e risposta da 140 caratteri o la ripetizione, in mille sfumature di grigio, della stessa notizia funerea o festosa. Addirittura mi infastidisce oggi l'incapacità d'intenderci al primo colpo con decine di appassionati che da tempo hanno scelto una forma simile, eppur diversa dalla mia, per poter rappresentare una comune passione.


Boh, magari sto solo invecchiando e, come consuetudine, mi sto inacidendo, però è grazie ad incontri come questo che ancora non mi sono fatto saltare gli Hard Disk. A voi invece cosa vi tiene vivi?
(to be continued...)

Art by David Lapham

«Come tre cospiratori, suonando assieme s'intendono per cenni; non serve loro partitura alcuna, il dialogare del Trio e quello comune col silenzio conduce la musica lontano dai manierismi del genere, lungo sentieri inediti che prendono le mosse dalle idiosincrasie di ciascuno di loro, in un indeterminato fluttuare che compone e decompone continuamente figure sonore che mai restano»

Giampiero Cane, dalle note di copertina


Credits:

Label: Discoteca di Stato
Catalog#: CD DDS 98-1

Country: Italy
Recorded in Rome, at the Discoteca di Stato on February 21st 1998,
for the anniversary of the Mario Schiano's first jazz concert

Mario Schiano (alto & soprano saxes),
Giancarlo Schiaffini (trombone),
Bruno Tommaso (bass)



Tracklist:


1. Until Now - 1'38"
2. Tendency - 3'42"
3. Proneness - 6'18"
4. And The Others Two? - 2'20"
5. Bent - 4'26"
6. Leaning - 4'38"
7. Self Appreciation - 6'58"
8. Henceforth - 11'30"
9. (to be continued...) - 0'37"


lunedì 1 giugno 2015

Mario Schiano - Domenico Guaccero - Bruno Tommaso - Alessandro Sbordoni _ De Dé, 1977


«Le circostanze degli incontri tra Mario Schiano e Domenico Guaccero, due personaggi così distanti per formazione, sono ormai nebbiose, perse nella memoria di giorni concitati. Il primo incontro con il compositore viene narrato nell’intervista di Stefania Gianni a Mario Schiano (in Archivio Musiche del XX secolo, volume monografico su Domenico Guaccero, Palermo 1995), in maniera palesemente fantastica: i due – senza mai essersi visti prima? – si incontrano nei corridoi durante una seduta di registrazione, e Schiano invita Guaccero a prendere parte a due brani di On The Waiting List, terzo disco ufficiale di Schiano, registrato dal 17 al 19 Dicembre 1973. […]


De Dé verrà registrato nel Febbraio del 1977; della collaborazione con Guaccero non uscirà su disco altro documento, fino alla pubblicazione nel 1990 da parte della Splasc(h) di un Lover Man registrato dal vivo nel 1978 durante una trasmissione RAI (SUD, CD H 501-2).

Nei quattro anni che separano il primo incontro in studio (i due brani del ’73) dall’intero LP registrato insieme (De Dé, 1977), i rapporti tra Schiano e Guaccero si intrecciano al di fuori delle sale da concerto, figuriamoci di quelle di registrazione. Si tratta di anni frenetici per Schiano. Egli è attivamente impegnato a coniugare le sue passioni musicali con quelle civili, interviene con il suo gruppo a manifestazioni politiche e sociali, dà il suo contributo alla creazione di strutture culturali nelle periferie romane; la temperie nazionale contagia anche il mondo del jazz, che apparentemente accetta la musica del sassofonista invitandolo a partecipare a festivals come Umbria Jazz e Bologna. Schiano rimane legato alle correnti e alle cantine jazzistiche, e non prende parte alle occasioni in cui si mescolano improvvisatori di tutte le origini, che vedono invece tra i partecipanti i suoi collaboratori Schiaffini e Iannaccone. Nella intervista citata infatti egli ricorda come l’atteggiamento di un musicista come Franco Evangelisti, fondatore di Nuova Consonanza, fosse ben diverso da quello di Guaccero, proprio dal punto di vista della partecipazione emotiva, elemento che Schiano ha sempre valutato sopra tutti gli altri. Schiano e Guaccero infatti creano una diversa formazione, denominata Laboratorio Musicale, che tra il 1977 ed il 1978 svolge una intensa attività nelle sedi allora possibili per una musica di confine: Feste dell’Unità, Case del Popolo, Circoli culturali della sinistra di tutte le sfumature.


È un periodo in cui Schiano conduce a maturazione alcune delle sue esperienze più importanti, ma trova allo stesso tempo nell’ambito più strettamente jazzistico difficoltà a perseguire il proprio progetto. Dopo gli splendidi risultati di SUD e di Partenza di Pulcinella per la Luna (RCA – Vista TPL1 1117), tra il 1975 e il 1977 Schiano esperisce una serie di tentativi in direzioni diverse. Crea un proprio gruppo completamente nuovo, di strumentazione jazzistica. È il quintetto con Nofri, Maurino, Caporello e Ascolese: l’ex quartetto Spirale. Il gruppo purtroppo non ha praticamente mai inciso: unica traccia un brano di 10’ in una antologia oggi introvabile [1]. Esso attraversa un momento particolarmente felice con una serie di concerti molto soddisfacenti nell’Aprile/Maggio 1975, in Toscana in particolare. Egli collabora nel 1976 con Roberto Bellatalla e Lino Liguori, sia in trio che nelle varie formazioni di Progetto per un Inno (it ZSLT 70030); poi suona con un altro gruppo tutto nuovo, con Maurizio Urbani, Francesco Maccianti e Nicola Vernuccio (Test, Red Record VPA116). È una fase di passaggio prima di Gospel (L'Orchestra OLP 10015) in duo con Guido Mazzon, della esaltante esperienza di A European Proposal (Horo Records HDP 35-36), della serie delle riuscite collaborazioni in stile “rivista” con Vittorini; il sassofonista napoletano sembra alla ricerca di situazioni nuove e stimolanti, di personalità giovanili da valorizzare. Una nota contemporanea di Dario salvatori su Paese Sera a proposito del Festival Jazz al Folkstudio sembra confermare questa inquietudine: “La serata di ieri è stata quella più sorprendente, con Mario Schiano che invece di presentarsi con un suo gruppo ha preferito suonare accompagnato da Antonello Salis, pianista dei Cadmo”. La collaborazione con Salis produrrà nel 1978 uno dei più begli album del jazz italiano, Old Fashioned (Carosello CLE 21043), ma non si solidifica in un rapporto stabile di collaborazione.


De Dé rientra a pieno titolo in questa fase di ricerca, in cui rappresenta una direzione del tutto diversa, la ricerca di un mondo di suono puro, analoga a quella intrapresa da Roscoe Mitchell a Chicago e dall’AMM in Inghilterra. Al disco partecipano anche Alessandro Sbordoni, poi ritornato ad un’attività di composizione, e Bruno Tommaso, che impiega percussioni ed oggetti sonori di vario tipo oltre che la viola da gamba, fatto estremamente raro per lui al di fuori della musica antica. Estraendo il venerabile pezzo di vinile dalla sua custodia non si può fare a meno di ricordare che la maggior parte delle poche centinaia di copie stampate furono avviate al macero per recuperare il vinile, e che oggi ne sono in circolazione 50 o 60 esemplari».


Francesco Martinelli,
dalle note di copertina della ristampa in CD di De Dé, Splas(h) CDH 510.2, 1998

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Credits:

Mario Schiano - Domenico Guaccero
Bruno Tommaso - Alessandro Sbordoni
De Dé

Label: Folkstudio
Catalog#: FK 5008
Format: LP

Country: Italy
Recorded in Rome,
1st Febbruary 1977


Mario Schiano (alto sax, snare drum, cymbals, maracas),
Domenico Guaccero (vibes, timpani, cymbals, bottles, glass tube, 
glass chimes, box chimes, maracas, paper p., 
african thumb piano, vocals, synth., flute)
Alessandro Sbordoni (prepared piano, cymbals, flute, bottle chimes,
copper sheet, african thumb piano, vocals, synth., vibes, timpani)
Bruno Tommaso (bass, bass rebeca, cymbals, triangle,
paper chimes, pitch can, organ, maracas)


Tracklist:


A1. De Dé - 20:43



B1. Lissio - 2:55
B2. Quattroetrentacinque - 4:33
B3. Sequentia - 3:55
B4. Quell'estate Senza Te - 5:14
B5. Come Silenzi - 3:00






[1] Martinelli fa riferimento al doppio LP “Trianon ’75 – Domenica Musica” (RCA TCM2 1178), album di registrazioni dal vivo effettuate al Teatro Trianon di Roma in vari concerti tenuti tra Aprile e Maggio 1975, sul quale è riportata la traccia Just Married (selezione dalla suite), che almeno ora potete ascoltare



giovedì 2 aprile 2015

Mario Schiano Trio - If Not Ecstatic We Refund _ 1970


«Cinque anni abbondanti prima di riuscire a fare un disco. Poi, nel 1970, dopo un altro anno e mezzo di speranzosa attesa, compare If Not Ecstatic We Refund: 500 copie, distribuite fra critici e amici, qualche decina di esemplari gettati in fondo al Tevere da acquirenti distratti. Non succede nulla. Parte della critica accetta in toto le mie ipotesi, un’altra parte, di gran lunga più vasta, dichiara che la libertà del mio sax è un pretesto per mascherare enormi magagne tecniche. Col tempo il giudizio diverrà più sfumato: la libertà è una gran bella cosa, ma la tecnica rimane approssimativa. Che dire al riguardo, se non che preferisco fare una nota all’ora che però sia mia, magari brutta, bruttissima, però mia? Questi signori si sono dimenticati che io non sono un jazzista, non sono un imitatore, che non devo vendere niente a nessuno, mai».

Mario Schiano in “La Realtà del Nuovo Jazz italiano”, a cura di  Franco Bolelli e Roberto Gatti, GONG n°5/6, giugno 1977


Se Mario Schiano ha impiegato più di cinque anni per pubblicare il suo primo disco, io c’ho messo molto di più a procurarmene una copia. Quando l’ho trovato, pur se amputato nella sua graffiante forma donatale da Fabi De Sanctis, l’ho amato subito, forse anche di più per via di quella sconsiderata violenza.
Cinquecento copie sono veramente poche, soprattutto in un mondo in cui gli stolti, mentalmente congelati nei loro limiti di forma, sono molti di più. Intanto lo potete nuovamente ascoltare. Un giorno forse a questo disco rispunterà la coda. Da un tipo come Schiano, questo non dovrebbe meravigliarvi.


«Lentamente i complessi italiani chef anno il free jazz aumentano di numero: ne sorgono di nuovi, altri si convertono. Non sarò io a dolermene, sia per la crescente simpatia che porto a questa scuola, sia perché ho l’impressione che le mistificazioni, da parte degli immancabili “dritti”, siano sempre meno agevoli da perpetrare. Fino a qualche tempo fa, il free era per tutti noi uno stile che adottava simboli non chiari, nei quali era arduo orientarsi. Oggi è sopravvenuta l’assuefazione acustica, e inoltre abbiamo cercato di aggiornare i nostri strumenti di giudizio, anche se finora ne abbiamo parlato troppo poco, e nell’operazione – tuttora in corso – l’istinto prevale, per il momento, sulla ragione.
    Per di più, è ormai evidente che il free, oltre a non essere un affare per nessuno (intendo proprio sotto il profilo economico), è forse il tipo di jazz più difficile da suonare correttamente. Per dedicar visi sul serio occorre un solido corredo tecnico, e occorre conoscere a fondo non soltanto il jazz di oggi, ma anche quello di ieri, per capire come e perché ci si è arrivati. Rimane l’interrogativo, più volte avanzato da qualcuno, circa il punto se un europeo possa, sul piano dei contenuti, adottare positivamente la poetica di una musica che trae la sua linfa dal furore dei ghetti negri di Harlem, di Chicago e di Detroit. Ma ritengo che si tratti di un falso problema. Da noi esistono fin troppe motivazioni equivalenti alle radici di quel furore, che d’altronde nulla vieta di sentire e di vivere come proprio. Mi stupirei soltanto di scoprire, un giorno o l’altro, un reazionario fra coloro che cercano di far urlare il proprio strumento. Ho l’impressione però che ciò non accadrà mai. Dicevo appunto che i dritti sono ormai con le spalle al muro.

    Fra i nostri freemen, Mario Schiano è un veterano perché pratica il free da quando i primi echi sono giunti fino a noi, e perché, chiaramente, questa musica è per lui una presa di posizione radicale, un modo di essere che investe tutti gli aspetti della vita. Ripenso alle sue appassionate dichiarazioni rilasciate a Enrico Cogno («No, ditemi che non ho tecnica, che la voce non va, che non vi piace quello che suono, ma non che la mia libertà è una scusa. Io vedo le armonie di un chorus come un tunnel, vedo i buchi nei quali mi posso infilare con un movimento che è un’onda, che lo prende di fianco, che si infila di sotto, che esce di lato e ci ritorna se ne ha voglia, ma non per cercarmi degli alibi») e ne ritrovo il senso nella sua musica. Lo colgo nelle sue frasi arroventate, vertiginose, con le quali cerca di esternare una folla di idee e di emozioni, negli improvvisi momenti di distensione, nei motivi accennati e subito distorti e frantumati, nei pacati omaggi ad Albert Ayler che non sono in contraddizione con la ricerca di una originalità che è già a portata di mano.
    Un elogio sincero a Schiano, dunque, nel quale vanno inclusi, sullo stesso piano, Bruno Tommaso e Franco Pecori, che svolgono il loro discorso in perfetta sincronia formale e sostanziale col suo. Il brano più audace è If Not Ecstatic We Refund, il più bello è forse Collage, ma non c’è niente da scartare. L’unico particolare del disco che non mi è piaciuto è una bizarra coda biforcuta di cartone (la coda di un diavolo, o di un non so quale animale) che spuntava dal quadrato della copertina. Dico “spuntava” perché confesso di averla tagliata, visto che l’album non entrava nello scaffale».

Recensione di Franco Fayenz da Musica Jazz n°286 – Luglio 1971

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Credits:

Label: C.E.D.I.
Catalog#: GLP 81027
Format: LP
Country: Italy
Recorded: at "Sound Workshop Studio",
Rome, April 25, 1970

Mario Schiano (alto sax),
Bruno Tommaso (bass, piano),
Franco Pecori (drums)
  


Tracklist :


A1. If Not Ecstatic We Refund - 19:15




B1. Uè, Chi Vò Vevere - 2:34
B2. Collage - 12:20
B3. Moonlight In Vermont - 2:21
B4. Rita/Gli 70 - 3:14




A questo link la cover integra [sic!]

sabato 5 ottobre 2013

Mario Schiano Quintetto, Ottetto, Big Band _ SUD _ 1973


Credits:

Label: It/Tom Orrow
Catalog#: ZSTOM 2001 (Lp, 1973)
                 Splasc(H) H 501-2 (Cd, 1990)

Recorded: in Roma, Studio 38, 
8/9, 11 and 17 January 1973

Mario Schiano : alto sax, (fl # 2); 
Tommaso Vittorini : tenor sax (# 1-2-5-6, arr # 6); 
Maurizio Giammarco : soprano sax (# 1-2-3-6);
Massimo Urbani : alto sax  (# 1-2-6); 
Toni Formichella : baritone sax (# 1-2-4-5-6); 
Eugenio Colombo : alto sax, (fl # 6); 
Massimo Bartoletti : trumpet (# 6); 
Roberto Antinolfi :  trumpet (# 6); 
Gaetano Delfini :  trumpet (# 6); 
Guido Anelli : trombone (# 6); 
Ruggero Pastore : trombone (# 6); 
Bruno Tommaso : contrabass; 
Roberto Della Grotta : contrabass (# 6); 
Afonso Alcantara Vieira : drums; 
Mandrake : tumbadora



Tracklist:

1. Sa Bruscia (M. Melis) 9’43”
2. Supramonte (M. Melis) 9’20”
3. Palazzo Panorama, Int. 25 – a mia Madre (M. Schiano) 4’50”
4. Belice, Veduta Aerea (B. Tommaso) 2’14”
5. Gambrinus – alla critica militante (M. Schiano) 1’19”
6. Sud - to Renzo Margonari (M. Schiano; arr. T. Vittorini) 6’38”
7. Lover Man° (R. Ramirez; J. Davis)

track #7, only on CD, recorded at Auditorium RAI, 26 May 1978 with other musicians


domenica 11 agosto 2013

Mario Schiano presenta Nicola Arigliano al night club “Il Sorpasso” con l'Orchestra I Primi


Eccomi da voi con un post al volo, che sono giusto di passaggio, dedicato ad una calda estate di quasi trent’anni fa, alle stupende sfaccettature di Mario Schiano, alla geniale creatività di Nicola Arigliano e, perchè no, ai sogni.

«l’occasione di mettere su un vero e proprio night mi fu offerta nel 1984, in occasione della grande festa de “l’Unità” che si svolgeva a Roma. In quell’anno c’era stato lo storico “sorpasso” del PCI sulla Democrazia Cristiana alle elezioni europee. Fu un momento esaltante, certamente agevolato dall’ondata di emozione che aveva suscitato la morte di Enrico Berlinguer pochissimo tempo prima, anche se la crisi del partito sembrava ormai in atto. Ricordo ancora l’edizione de “l’Unità” che titolava a tutta pagina “PRIMI” » (in realtà Schiano si riferisce ad un’edizione speciale di 16 pag. uscita lunedì 18 giugno 1984 con il grande titolo in rosso, mentre la prima pagina nazionale di quel giorno aveva un altro titolo, che vedete in foto. N.d.r.).


«Gli organizzatori mi affidarono l’incarico di ricostruire un vero e proprio night-club anni ’50, un sogno per me: una ricostruzione filologica, dettagliata, dai personaggi agli arredi. In questo night, che volli chiamare Il Sorpasso anche in riferimento al famoso film di Dino Risi, invitai i migliori musicisti italiani per questo genere di operazioni (Antonello Vannucchi, Giorgio Rosciglione, Gegè Munari, Nino Rapicavoli, Silvano Chimenti erano la base, alla quale si aggiungevano di volta in volta ospiti come Oscar Valdambrini, Carlo Pes, Lino Quagliero…) e li battezzai I Primi, come da titolo de “l’Unità” ma anche perché lo erano sul serio…  »


«Convocai tutti i più famosi cantanti dell’epoca, quelli disponibili, e soltanto Carosone mi disse: “Marittiè, pé venì m’avessa purtà ‘o pianefforte mie!” perché lui suonava soltanto sul suo strumento; gli altri vennero tutti, da Umberto Bindi a Tony Dallara a Betty Curtis, mia… “fidanzata” tv di tanti anni prima, con la quale ebbi modo di cantare un paio di canzoni (lo aspettavo da un quarto di secolo…). Affidai la conduzione a Nicola Arigliano, che in queste situazioni è l’ideale: un grande intrattenitore e un grande crooner. Lo fa, però, sempre con garbata ironia, cosa che apprezzo molto. Il successo fu imponente con recensioni entusiastiche su tutti i quotidiani. Dell’evento esiste un ricordo discografico: Mario Schiano presenta Nicola Arigliano al night club “Il Sorpasso” con l'Orchestra I Primi»


Estratto da “Un Cielo di Stelle - Parole e Musica di Mario Schiano” a cura di Pierpaolo Faggiano _ Manifestolibri 2003



Credits:

Nicola Arigliano
Orchestra I Primi

Label: Soundstudio
Catalog#: ST 012
Format: LP
Country: Italy
Released 1985

Nicola Arigliano (voc),
Antonello Vannucchi (p),
Nino Rapicavoli (tenor sax, cl, fl),
Giorgio Rosciglione (bass),
Gegé Munari (drums, perc),

Silvano Chimenti (g) add on some tracks

Tracklist:
 

1) Amorevole – 3:00
2) Mack the Knife – 3:00
3) Laura – 3:30
4) Jessica – 2:55
5) Night and Day 3:40




1) I Can’t Give You Anything But Love – 3:50
2) Arrivederci – 2:50
3) She’s Funny That Way – 3:20
4) Georgia on My Mind – 4:00
5) My Wonderful Bambina – 4:00
 

N.B. Come vedete ho questo disco senza la copertina originale; se qualcuno di voi lo possiede e vuole condividere l'immagine per completezza, farebbe cosa gradita.