Visualizzazione post con etichetta Fresu Paolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fresu Paolo. Mostra tutti i post

lunedì 26 dicembre 2022

La Vita è Bella, anche se un po' scalcinata!


Non so voi ma, come succede al povero George Bailey tutti gli anni (da più di settant’anni!!!), anche a me è capitato qualche volta di avere scoramenti che mi impedivano di vedere una possibile via di uscita e, di conseguenza, mi son ritrovato qualche volta a pensare (ma non così spesso come lui, povero...) se non sarebbe stato meglio non essere mai nato (soprattutto durante festività come queste) anche se, a differenza di George-tapino, non mi ha mai sfiorato l’idea del suicidio (almeno fino ad oggi). 

Quest’anno poi, proprio come per James/George, uguale-uguale, anche per me alla vigilia di Natale qualcuno mi ha inviato una specie di angelo (sì, quello di seconda classe lo so, ma forse è già tanto per uno come me) che mi ha in qualche modo mostrato che la vita è meravigliosa se riscaldata almeno un po’ dal fuoco della passione.


Tutto questo perché il mio Clarence (va beh, in realtà era un corriere UPS che ho visto solo di spalle, ma è pur sempre Natale e un po’ di romanticismo ci sta, no?) mi ha consegnato un qualcosa che mi ha mostrato come sia possibile superare le umane fragilità e che, ai miei occhi, si è mostrato subito come una delle cose più belle degli ultimi due anni!



Ovviamente una favola può durare 100’, 120’, anche 130 minuti o due giorni ma, come tutte le cose belle, prima o poi deve finire per far tornare alla ribalta le umane criticità, i limiti, le questioni irrisolte e le infinite alternative possibili, tutti quei fantasmi insomma che durante la storia se ne sono rimasti nascosti tra le quinte, in attesa della scritta FINE («ma pagato il debito cosa succederà a George e alla “Prestiti e mutui”? E se dovesse fallire, cosa succederebbe agli inquilini delle sue casette?» si chiede Raffaele Meale nella sua recensione al Film).


È bastata quindi una nuova sfogliata per notare alcune leggerezze, qualche scivolone, certe dimenticanze e diversi refusi nel mio testo.

L’aspetto grafico poi, diciamo che è un po’ naif… gabbia troppo ampia che spinge alcune foto e/o testi sui margini o fin dentro la rilegatura, una formattazione del testo che butta i grassetti e i corsivi un po' alla rinfusa, posizionamento arbitrario e didascalie sommarie delle foto; tutto in puro stile Philology, direi…


«Che cosa vuoi Mary? Puoi dirmelo. Vuoi la luna? Se la vuoi io la prenderò al laccio per te…» dice George a Mary in una delle sequenze forse più note e sicuramente tra le più smielate del film. 


Ma sì, perché in fondo la vita è bella pur senza dover essere una fiaba e, tantomeno, senza l’ossessiva ricerca della perfezione. 



Frank Capra, secondo me, questo lo sapeva bene e infatti non è un caso che l’angelo che ravvede il protagonista sia un figuro scalcinato, forse un po’ ritardato e addirittura senza ali, perché la sua forza sta proprio nella perfetta semplicità di una comunicativa impareggiabile e nella capacità di far vedere a George che, alla fine, saranno solo i suoi amici e i semplici abitanti di Bedford Falls che, raccogliendo la cifra necessaria, lo aiuteranno a risolvere in pratica i suoi problemi, senza bisogno d’interventi divini.


Ed è così che, per concludere questa natalizia metafora, il libro che oggi stringo tra le mani torna ad essere come una delle cose più belle dei miei ultimi due anni perché, con tutti i suoi difetti, è riuscito a “mettere in moto” tantissime persone intorno al tema, a creare relazioni inaspettate che hanno partecipato attivamente alla sua realizzazione e a dare forma, concreta e reale, ad un contemporaneo racconto di Natale, l'unico per me possibile. 



domenica 22 dicembre 2019

CADMO with Massimo Urbani _ 1978



«Antonello Salis faceva parte dei CADMO, l'unico gruppo sardo che all'epoca era riuscito a varcare il mar Tirreno, ad andare a vivere fuori ed avere successo. Successo fra parentesi: noi non lo sapevamo ma erano arrivati a Roma con un furgone e vivevano fuori del Music Inn; Antonello, per sopravvivere, andava a scaricare le cassette di frutta ai Mercati Generali di via Ostiense! Io conservavo con amore la registrazione in cassetta di un concerto fatto nella capitale dai CADMO. Questo per dirti la devozione, la reverenza e la stima che avevo nei confronti di Antonello»[1]


«Massimo Urbani era l'uomo degli estremi, nel bene e nel male, ma alla fine sempre pronto e gentile con me che ero agli inizi. Ho appreso molto da lui e ho appreso soprattutto l'arte del fare posto all'esigenza e all'urgenza creativa senza dimenticare il colore del suono e, anche se non sempre, la magia dello spazio. Massimo è stato il predecessore del jazz odierno. Di quel jazz che ridiventa musica popolare com'era stato dagli anni Venti fino agli anni Sessanta. Max è stato forse il primo musicista del dopoguerra a venire dal popolo e dalla borgata come io vengo dalla campagna e dalla terra. Era un musicista che si è fatto da solo e che non deve niente a nessuno! [...] Massimo era la quintessenza dell'energia e della trasparenza vera, senza maschere attoriali. Insomma, il distillato della semplicità! [2]

***

CADMO WITH MASSIMO URBANI _ 1978


Label: Edizioni Dell'Isola
Catalog#: EIJ 2026
Format: LP
Country: Italy
Recorded at Rome on 1978

Antonello Salis (p),
Riccardo Lai (bass), Mario Paliano (drums)

special guest
Massimo Urbani (alto sax on #B2)

***








[1] Paolo Fresu “Talkabout” con Luigi Onori; Stampa Alternativa, 2006 


[2] Paolo Fresu “Musica Dentro”; Feltrinelli, 2009

lunedì 21 ottobre 2013

Giovanni Tommaso _ VIA G.T. _ 1986


Credits:

Label: RED RECORD
Catalog#: VPA 196 (Lp, 1986);
RR123196-2 (Cd, 1994);

Country: Italy
Recorded: a Roma, RCA Studio C, il 15 e 16 aprile 1986

Massimo Urbani (as),  Paolo Fresu (tp, flh), 
Danilo Rea (p), Giovanni Tommaso (b), Roberto Gatto (dr)



Tracklist:

1. Meet You On The Way (G. Tommaso) 6'10"
2. Formiche (G. Tommaso) 7'26"
3. Amore, Toujour L'Amour (G. Tommaso) 4'10"
4. Take The Money And....Spend It! (G. Tommaso/D. Rea) 5'10"
5. Femina Rufa (G. Tommaso) 6'43"
6. No Day After, No! (G. Tommaso) 7'52"
7. Sixteen Blues (G. Tommaso) 7'13"




sabato 19 ottobre 2013

Il Top Jazz degli italiani


Manca giusto una settimana per inviare le votazioni del Top Jazz 2013, ed io non riesco a darmi pace.

Questo è il secondo Poll al quale sono invitato a partecipare e, invece di acquisire sicurezza sulle mie scelte musicali, mi lascio sempre più volentieri trasportare dalla curiosità, dai dubbi di un’umana e limitata conoscenza, dal desiderio d’incontrare ancora una voce sconosciuta che sconvolga i noiosi canoni prestabiliti, pur se da me stesso.


Manca ancora qualche giorno per valutare i migliori del Top Jazz 2013, ed io sto ancora cercando, dentro ed intorno a me.

E sì perché, se non ho mai ritenuto il Top Jazz un vero e proprio termometro della situazione musicale in Italia, è indiscutibile che la classifica risultante dalle scelte dei diversi «giurati» invitati a partecipare da Musica Jazz, offre un vero e proprio ritratto della nostra cultura e, nel caso specifico, della critica musicale italiana.


Quello che appare dal principio è che siamo restii al cambiamento, che puntiamo spesso sul cavallo vincente, forse per la propensione a votare per offrire riconoscenza ad una carriera indiscutibile o proprio perché non amiamo il rischio.  

Quello che si può affermare scorrendo le annate del Top Jazz è che noi ci facciamo convincere dalle scelte facili, cioè da quello che gli uffici marketing meglio rappresentano, ci lasciamo abbagliare dai soliti nomi illuminati sui palchi dei festival estivi, ci ricordiamo solo dei musicisti che più vengono nominati sui due soli giornali specializzati (che, in sintesi, sono po’ l’auditel del nostro jazz).


Noi, forse per natura, non cerchiamo tra le ultime pagine, non scandagliamo l’abisso meno noto della grande ragnatela mondiale, non viaggiamo a nostro agio con degli sconosciuti al fianco. Noi non infrangiamo la superficie, non cambiamo facilmente menù, non supportiamo le minoranze, non ci buttiamo a cuore aperto nell'avventura. Noi non crediamo, non azzardiamo, noi non ci battiamo per le nostre idee, tantopiù se pensiamo che possano minare la nostra immagine. Forse perché è faticoso, o forse è per non esporci troppo oppure, più semplicemente, perché non ci viene facile. Noi siamo italiani.


Un esempio, a caso: Rita Marcotulli, una delle rare e preziose donne del panorama jazz, ci ha messo venticinque anni per passare da miglior talento (1986) a miglior musicista (2011).


Certo, dalla prima edizione del Top Jazz (1982) molte cose sono cambiate, come ricorda Maletto nell’articolo quì sotto, su tutte l’importanza data dalla redazione al referendum che, dal 1999, occupò l’inserto centrale della rivista e dedicò ai vincitori la prima pubblicazione in CD, proseguita fino ai nostri giorni. Ma alcune cose restano a me incomprensibili.


Vi faccio un altro esempio: nei primi diciannove anni del Top Jazz, questi sono stati i “Musicisti dell’Anno”:

1982 Franco D’Andrea
1984 Franco D’Andrea
1985 Franco D’Andrea
1986 Franco D’Andrea
1987 Franco D’Andrea
1988 Gianluigi Trovesi
1989 Enrico Pieranunzi
1990 Paolo Fresu
1991 Roberto Ottaviano
1992 Gianluigi Trovesi
1993 Enrico Rava
1994 Enrico Rava
1995 Enrico Rava
1996 Enrico Rava
1997 Enrico Rava
1998 Gianluigi Trovesi
1999 Enrico Rava
2000 Gianluigi Trovesi
2001 Enrico Rava

Sei musicisti scelti in quasi vent’anni, capite cosa intendo dire? Dov’è la curiosità, dove l’azzardo di credere nel profondo in qualcosa, dove lo stimolo e dove la ricerca?


Prendiamo ad esempio Massimo Urbani: nei vent’anni presi in considerazione, non è mai apparso nella categoria “Nuovi Talenti”, tuttavia non è mai stato eletto vincitore nella categoria “Musicista dell’Anno” ed è stato fatto salire sul podio dei primi tre solamente nel 1987, con un misero terzo posto. 


Eppure, a onor di critica, Urbani è stato da subito apprezzato, ma forse non si sapeva bene dove piazzarlo, perciò è stato più facile ometterlo… Chissà se Max avrebbe trovato più sostegni al suo precario equilibrio umano se fosse stato più chiaramente valutato anche nella sua professione...


Forse ultimamente le cose sono un po’ cambiate, la promozione ha trovato canali più accessibili a tutti, la globalizzazione culturale ha aperto le nostre menti, la fauna dei musicisti si è notevolmente ampliata ed anche i giornalisti non sono più quella manciata elitaria di una volta, forse. Ma scorrendo i risultati dei primi anni, c’è veramente da rabbrividire, e non per mettere in dubbio la validità dei musicisti, per carità tutta gente d’onore, ma per la ristrettezza delle vedute degli ascoltatori candidati ad esprimersi, che hanno la responsabilità di fare da megafono per la massa di appassionati, mostrare scorci nascosti e colorati, di fare fine tuning tra le frequenze più disturbate.


Ecco, è per questa incognita che non trovo pace.
Che non è tanto l’avventura della votazione che disturba il mio sonno (che invece lascia il tempo che trova), ma è la responsabilità di superare i miei confini mentali, di riconoscere i miei limiti e sfidarli, di abbracciare l’impegno con preparazione, con morale incoerenza e, perché no, con puro sentimento. Restare parziale, dimenticare per ignoranza… è di questo che ho timore.


Manca poco per illuminare dal mio punto di vista le vie del Top Jazz 2013 ed io vorrei tanto perdermi nel buio dell’ignoto musicale.


***********************



Credits:

Top Jazz ‘99

Label: Musica Jazz
Catalog#: MJCD 1130
Format: CD
Country: Italy
Released: January 2000







lunedì 26 novembre 2012

Paolo Fresu _ Italian Trumpet Summit _ a night in Berchidda, 2001

with Franco Ambrosetti, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Stefano Bollani, Enzo Pietropaoli, Roberto Gatto

Pensare di poter racchiudere in un post la curiosità intellettuale, l’esuberanza artistica e la vitalità esplosiva di Paolo Fresu, è cosa da pazzi.


Ci ho provato spesso e ogni volta aprivo il documento Word ed iniziavo a scrivere, avendo bene in mente la struttura del ritratto, tratteggiando l’inizio umano, colorando la fantasia incontenibile, documentando le esperienze fondamentali, ricercando la poesia innata, analizzando l’esperienza accumulata, creando diagrammi delle tante collaborazioni, registrando le attuali produzioni, persino immaginando gli sviluppi futuri.
 .

Ci ho provato diverse volte, davvero, addirittura prendendo appunti e tracciando schemi, eppure ogni volta arrivavo ad un crocicchio che sembrava sempre diverso, dove la scrittura prendeva una strada inaspettata, che nemmeno compariva nei miei piani, ed il pensiero si perdeva dietro l’atto stesso dello scrivere, a volte sorprendendomi, molto più spesso deludendomi, ma sempre come fosse altro da sé.
 .

Ho tentato allora di ritrarre questo piccolo gigante contemporaneo attraverso la sua produzione, illudendomi che l’aspetto tecnico fosse più contestualizzabile delle mille sfumature dell’animo umano, analizzabile in una lista, seppur lunga, di documenti sonori e visivi, ma anche lì ho l’impressione di aver fallito. Impossibile contenere la coraggiosa attività trasversale alle etichette di stile, l’incessante ricerca che ingloba linguaggi diversi per accomunarli in un nuovo flusso comunicativo, l’inesauribile energia che esonda gli argini dei singoli generi per unirli in una corrente personale e specialissima.



Ci ho provato molte volte a raccontare Paolo Fresu e, forse, la cosa più bella che ho creato è un breve racconto su un ragazzino che corre a piedi nudi dietro alle capre e che alla fine, sempre scalzo, riesce invece ad acchiappare solo i suoi sogni. Ma è una storia troppo intima e preziosa per raccontarla al vento elettrico, senza veder nascere le emozioni degli altri nei loro occhi, senza sentire il calore di un’umana fratellanza.

 .
Alla fine ho pensato che sarebbe bastato condividere il ricordo di una magica serata d’agosto, passata in un piccolo paese in cui è nato un grande uomo, capace di creare eventi eccezionali in un contesto completamente naturale, e mi è venuta in mente a night in Berchidda, appunto. 
.
Io c’ero, e mi è impossibile dimenticarlo. Spero che almeno l'eco di quella emozione ora giunga fino a voi.



Credits:

Label: Time in Jazz
Catalog# TJ002
Format: CD
Country: Italy
Date of release: 2002

Recorded in Berchidda (Sardinia)
August 14, 2001

 

Paolo Fresu (tp., flgh)

Franco Ambrosetti (tp., flgh)

Flavio Boltro (tp)

Fabrizio Bosso (tp)

Marco Tamburini (tp., arr)

Stefano Bollani (p)
Enzo Pietropaoli (bass)
Roberto Gatto (drums)

special guests on “The Theme”:
Antonello Salis (accordion)
Gianluca Petrella (trne)


Tracklist



1) Joy Spring - 20:28

2) Softly As A Morning Sunrise - 18:10

3) Yesterday Night - 10:48

4) Blue ‘N Boogie - 20:00





1) My Funny Valentine - 13:37

2) Caravan - 14:25

3) The Theme - 17:08
 .
*********************
********************

domenica 20 dicembre 2009

Paolo Fresu, Furio Di Castri, Francesco Tattara - OPALE - 1988


First of the magic duo, we all know, and who has offered us album like Evening Song, Urlo and Fellini, there was this meeting between Fresu, Di Castri and Francesco Tattara, and this happened even before the P.A.F. Trio.


Credits:

Label: CLAC Records «Phrases»
Catalog# ZL 74213
Format: LP
Country: Italy

Recorded in June 1988

Paolo Fresu (trumpet, flugelhorn, effects, percussion),
Francesco Tattara (acoustic, electric and MIDI guitars, percussion),
Furio Di Castri (double Bass, percussion)

Tracklisting:

Side A


A1) Opale Intro - 0'24"
A2) Rising - 3'18"
A3) Flood Tide - 2'13"
A4) Roma - 4'01"
A5) Ligot - 1'48"
A6) To Gil - 4'26"
A7) Tribal - 2'19"


Side B

B1) Opale - 4'53"
B2) Wang-Ha - 1'41"
B3) Season - 6'19"
B4) Les Up - 1'10"
B5) Reprise - 2'19"
B6) Opale Coda - 1'02"

domenica 25 ottobre 2009

Paolo Fresu Quintet - Live at Lugano, 1989


On July 23, 1988 Paolo Fresu quintet performs with extraordinary success at the Festival Jazz Montpellier organized by the European Broadcasting Union (U.E.R), representing Radiouno.

The disc recorded on that occasion, and published by SPLASC (H), he was named Record of the Year 1990 by the Italian jazz critics unanimous.


About a year later, at Lugano, the same line up played a long concert, divided in two sets, in front of an enthusiastic audience, enjoying the same success.
But this live, was not published.

This is the recording of the first set, a long suites comprising seven songs performed without interruption, recorded by Sanzio Chiesa of Italian Switzerland Radio, where we find four of these tracks of the Montpellier’s performance, but with different assembling.


This live is circulated only in 1992, enclosed to Blu Jazz magazine n°25, directed by Adrian Mazzoletti.



Credits:

Label: BLU JAZZ
Catalog#: BJ027
Format: CD
Country: Italy
Released: 1992

Paolo Fresu (tp, flgh),
Tino Tracanna (ten sax, soprano sax), Roberto Cipelli (p),
Attilio Zanchi (bass), Ettore Fioravanti (drums)


Tracklisting CD:

1) Good Bye Pork Pie Hat – 4’45”
2) Atipico Blues – 6’45”
3) In Parte Senz’Arte – 10’45”
4) Pour Une Femme – 8’35”
5) Round About Midnight – 0’30”
6) Ostinato – 7’30”
7) Blues For You – 6’10”