Visualizzazione post con etichetta Cerri Franco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cerri Franco. Mostra tutti i post

mercoledì 16 febbraio 2022

Giuseppe Barazzetta, a Jazz Life

 

Finalmente, mi viene da dire, una volta terminata la lettura di questo libro. E sì, perché in questo momento, il testo di Barazzetta incarna e “traduce” la miriade di dibattiti che si svolgono da sempre attorno al Jazz italiano, molto più di testi enciclopedici come quello di Mazzoletti [1], o di vera e propria ricerca sul tema, come le relazioni del convegno “Jazz e cultura mediterranea” [2].


Intanto perché Barazzetta è tra gli appassionati jazzofili che hanno perorato la causa della comprensione e relativa diffusione di questa musica che chiamiamo Jazz dal suo apparire in Italia.
 
Con la sua felice penna infatti collabora come redattore, praticamente da subito, all’unica rivista di Jazz per molti anni pubblicata in Italia. [3]
Sua è anche la prima discografia italiana, con la collaborazione di Enzo Fresia e Oscar Moiraghi, apparsa sulla prima enciclopedia del Jazz [4] mai pubblicata al mondo.
E ancora frutto del suo lavoro è “Jazz inciso in Italia” [5], agile libretto che inaugurava la collana di libri di “Musica Jazz”, dove l’autore si prodigava nel documentare e recensire quasi tutta la musica registrata nel nostro paese da musicisti italiani o da illustri ospiti stranieri, creando il primo archivio di incisioni del Jazz italiano.


Ma questo non è l’unico motivo che mi spinge ad usare parole di riconoscenza verso l’autore, che è stato anche curatore e produttore di collane discografiche, corrispondente dal nostro paese per giornali stranieri come il Melody Maker, organizzatore di Festival e concerti.
No, quello che mi preme sottolineare è l’attiva partecipazione, la diretta testimonianza e l’infinita passione che Barazzetta ha vissuto al fianco e dentro la Storia del Jazz italiano.


Questo, come dicevo in apertura, è l’aspetto più interessante, che ho ritrovato solo in pochi testi, come quello di Cogno [6], e in parte nella raccolta di ricordi del batterista Franco Mondini [7] o di Rudy Rabassini [8], perché rispecchia l’aspetto più vero di questa musica, quello che, in una parola, si potrebbe definire Glocal, dove la visione globale del Jazz viene raccontata attraverso la lente “locale” della personale esperienza umana.
 
Cito Barazzetta che cita John Lewis:
“…il Blues è come una confessione… è completamente identificativo di chi lo suona o canta… è come uno specchio.”


Per cui i ricordi di Barazzetta, diventano pagine di Storia, della nostra storia, come quando, sul finire degli anni Trenta, l’autore iniziò ad acquisire la consapevolezza di un necessario bisogno di individuare una politica “diversa” da quella imposta dal regime, cambiamento al quale contribuì il carattere di “musica contro” che il Jazz rappresentava in quegli anni, o come quando nel 1943 fu fatto prigioniero dalle essesse, dalle quali riuscì a fuggire, rifugiandosi in Svizzera (terra neutrale alle imposizioni del regime fascista), dove ebbe la possibilità di frequentare assiduamente l’Hot Club de Neuchatel, il più attivo della Confederazione, approfondendo le sue nozioni jazzistiche che, in Italia, erano proibite ai più.


Descrive ancora la nostra Storia il racconto delle prime riunioni di redazione, in quella Milano del ’46 ancora distrutta dalla guerra, dove insieme a Testoni, Polillo, Roberto Nicolosi, Livio Cerri ed altri collaboratori, il nostro partecipò allo sviluppo della neonata rivista Musica & Jazz, ed alla sua definitiva trasformazione nella testata Musica Jazz, che esiste ancora oggi.

"Eravamo in pochi ma buoni. Ricordo che una volta al mese Testoni mi mandava a fare la "colletta" per raccogliere i dischi da recensire ed io andavo a visitare tutte le case discografiche di Milano e chiedevo se avevano qualche disco da darci. Naturalmente ho raccolto improperi però qualche disco buono lo raccoglievo e poi, in redazione, ce lo dividevamo da buoni fratelli. Musica Jazz è stata una esperienza che è andata oltre l’aspetto puramente giornalistico. Il gruppo che la portò avanti fu un vero "vulcano" dal quale eruttavano proposte e innovazioni continue. Le idee di fondo venivano sempre fuori da Testoni, poi noi le organizzavamo e le attuavamo."


Un altra importante memoria riguarda la ri-costituzione dell’Hot Club Milano nel 1946, che annunciava la ripresa delle attività in un clima sociale e politico totalmente diverso da quello nel quale era nato il primo circolo del jazz milanese, il Circolo Jazz Hot Milano, che vide luce per volontà di Gian Carlo Testoni ed Ezio Levi nel 1936, e che a causa delle leggi razziali, che obbligarono all’espatrio forzato alcuni soci, come Levi stesso o Alessio Gurvitz nel ’38, dovette chiudere.
Dico importante perché tramite queste due esperienze, la rivista e la ricostituzione dell’HC, fu possibile organizzare tutti gli appassionati della penisola e costituire, sempre su iniziativa di Testoni, una Federazione Italiana del Jazz. 


Ancora nel libro trovano ampio spazio le emozioni personali dell’autore all’incontro con i musicisti, tra i quali Coltrane, Lee Konitz, Bill Russo, John Lewis, Max Roach, Buddy Collette, Joe Venuti, Wes Montgomery, Tony Scott, Harry Carney e molti altri.
Ovviamente, tra questi, Barazzetta si sofferma su quei grandi che hanno toccato il nostro paese e che lui stesso ha potuto avvicinare, offrendo una visione oltre che squisitamente musicale, ancora più gustosa sul lato umano, sottolineando e, a volte, ribaltando quella osservazione superficiale che negli anni è diventata consuetudine.

Ad esempio, di quando incontrò “Satchmo”, il primo grande jazzista ad arrivare in Italia nell’ottobre del ’49, l’autore ha voluto ricordare un aspetto che, a dispetto della sua fama di eterno burlone, ci racconta della profondità e della consapevolezza dell’uomo Louis Armstrong:
“…sono sicuro che tu non potrai mai renderti del tutto conto del mio stato d’animo quando ti affermo che mia nonna era una schiava. E aggiungo che sto parlando di una donna, oltretutto molto cara, e non di una cosa comprata da un padrone, i cui figli diventarono altrettante cose proprio perché la loro madre era una schiava.”

Lo stesso lato umano, in questo caso quasi del tutto assente, ha lasciato traccia dell’incontro tra il nostro e Benny Goodman, che sviando alle domande sulla situazione “attuale” del Jazz, portava il dialogo esclusivamente su contesti che lo “elevavano” dal ruolo di jazzista, dal quale in seguito ha tratto infinita fama, come il suo impegno con alcuni compositori classici (Aaron Copland, Paul Hindemith). Un altro aspetto che è rimasto impresso nella memoria di Barazzetta era l’ostile rapporto che Goodman intratteneva con i suoi musicisti, per i quali aveva spesso parole caustiche, persino dure e che, anni dopo, gli fu confermato dal batterista Gene Krupa il quale, così rispose all’autore sul perché avesse lasciato Goodman nel ’38:

"ma lo sai che non ha mai, dico mai, chiamato nessuno dei musicisti che lavorarono con lui, e siamo stati in molti, sia che fossero solisti o no, buoni o cattivi, col nome proprio? Per lui noi siamo sempre stati dei «pop» qualunque. Hai capito bene? Non ci riconosceva alcun tipo di identità, quella artistica compresa.”


Di tutt’altro spessore è stato il rapporto che Barazzetta ha stretto con Duke Ellington, non a caso conosciuto da tutti come il Duca, anche per la sua eleganza musicale e per la sua nobiltà d’animo, che lasciò un ricordo indelebile e diede anche alcune fondamentali indicazioni per la sua professione di acuto osservatore musicale:

"voi critici non dovete parlare né considerare il Jazz come musica esclusivamente americana, perché questa è «una visione molto europea del Jazz». Ed ancora suggeriva: “di focalizzare sempre l’indagine sul ruolo e l’opera dell’individuo, perché sono sempre loro i personaggi più importanti sulla scena. E non bisogna perdere tempo a raggrupparli in stili, scuole o tendenze. Osserva come io considero i miei individui, so esattamente ciò che ognuno di loro può darmi e sono sicuro che solo loro possono interpretare nella maniera giusta le mie composizioni.”

Ma su tutti colpisce la lunga esperienza umana che ha legato Barazzetta a Charles Mingus, di cui vengono pubblicate delle lettere inedite, che ci permettono di conoscere altri aspetti del grande musicista e compositore e, soprattutto, la difficile condizione, da noi immaginata come privilegiata, di un jazzista afroamericano, come racconta lui stesso in questo stralcio di lettera datata 29 maggio 1962:

“…comunque io voglio solo suonare in condizioni più comode e oneste di quelle che ci sono ora. Certo, Miles Davis ce l’ha fatta, ma pensa ai quindici anni di successo che avrebbe potuto avere prima. Pensa a Lester Young che muore in un albergo da un dollaro e un quarto a notte, all’attuale povertà delle famiglie di Fats Waller, di Jelly Roll Morton, di Bird. Perché non dovrei avere il diritto di chiedere a qualcuno del tuo paese se ci aiuta a cambiare qualcosa del potere che c’è sugli artisti? Qui nessuno lo farà. Qui il Jazz lo stanno uccidendo se non va per la strada voluta da Glaser e dai suoi padrini. E se muore qui credi che possa sopravvivere nel tuo paese?”


Mingus, che spesso viene dipinto come schivo, irascibile e razzista al contrario, si è rivolto diverse volte con sincerità e modestia all’amico “Joe” Barazzetta, come nel maggio 1966 (di cui viene pubblicata la lettera manoscritta, cosa veramente rara):

“ Caro Giuseppe, AIUTO! Qui stanno cercando di danneggiare i miei affari. Soprattutto da quando ho registrato la musica di Monterey 1964 [9]. Non conosci qualcuno che vorrebbe lavorare con me… mi serve aiuto…”



Ovviamente, su tutto questo, la professionalità del critico Barazzetta, non si è mai lasciata coinvolgere dal giudizio personale ma a noi lettori ci viene offerto il raro privilegio di assistere a questo spettacolo con un posto in prima fila anzi, direttamente tra le quinte del palcoscenico.
In queste duecento pagine Barazzetta è riuscito ad infondere l’anima del Jazz, nel suo aspetto più interessante e vero, che spesso sfugge ai più, e che ne garantisce invece la vitalità e la sua peculiarità come musica sempre nuova, continuamente cangiante, unica nel panorama culturale e di immenso valore umano.


Non è un caso che il libro abbia visto la luce grazie alla Fondazione Siena Jazz, un’istituzione unica nel panorama italiano, con la cura editoriale di Francesco Martinelli, responsabile della Sezione Ricerca del Centro Studi sul Jazz “Arrigo Polillo”, al quale l’autore ha già donato diversi materiali, documentazioni di avvenimenti, fino ai suoi preziosi ricordi contenuti in questo libro.

Non è un caso, dico, perché la passione e la competenza di Franco Caroni, direttore della Fondazione, di Martinelli e di tutto lo staff di Siena Jazz, mantengono lo stesso approccio umanistico rispetto al loro impegno di valorizzazione, diffusione e di insegnamento della musica jazz, che ha sempre avuto, ed ha tuttora, Giuseppe Barazzetta.
 
Grazie Joe!


*********



ITALIAN JAZZ STARS
Label: Angel Records
Catalog# 60001
Format: 10 inch (25 cm)
Country: New York - USA
probably printed between 1956/1957


Tracklisting:


A1) Invenzione (P. Umiliani)
by Gianni Basso and His 5tet:
Gianni Basso (ten sax), Oscar Valdambrini (tp),
Piero Umiliani (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1004
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

A2) Gim Blues (O. Valdambrini)
by Oscar Valdambrini and His 5tet:
Oscar Valdambrini (tp), Gianni Basso (ten sax),
Adelmo Prandi (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1002

A3) Tenderly (W. Gross)
by Flavio Ambrosetti 4tet:
Flavio Ambrosetti (alto sax), Francis Burger (p),
Franco Cerri (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, September 25
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1012
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

A4) Cool-laboration (R. Nicolosi)
by Roberto Nicolosi and His Orchestra:
Oscar Valdambrini, Giulio Libano (tp),
Mario Pezzotta, Athos Cerroni (tbn),
Michelangelo Mojoli (french horn), Francesco Saverio Scorza (tuba),
Sergio Valenti, Glauco Masetti (alto sax), Fausto Papetti (tenor sax),
Giampiero Boneschi (p), Franco Pisano el. g), Franco Cerri (bass),
Gilberto Cuppini (drums), Roberto Nicolosi (dir, arr).
recorded in Milan 1953, January 16
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1005
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)



B1) Fascinating Rhythm (G. Gershwin)
by Flavio Ambrosetti 4tet:
Flavio Ambrosetti (alto sax), Francis Burger (p),
Franco Cerri (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1953, December 5
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1018

B2) La Barca dei Sogni (C. Di Ceglie)
by Oscar Valdambrini and His 5tet:
Oscar Valdambrini (tp), Gianni Basso (ten sax),
Adelmo Prandi (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1001
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

B3) Nancy with the Laughing Face (J. Van Heusen)
by Giancarlo Barigozzi and His Quintet:
Giancarlo Barigozzi (tenor sax, cl), Sergio Mandini (el. g),
Ettore Ballotta (p), Edoardo Rossi (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, September 11
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1013
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

B4) Stelle Filanti (N. Rotondo)
by Nunzio Rotondo and the Sextet of the Hot Club of Rome:
Nunzio Rotondo (tp), Franco Raffaelli (alto sax),
Ettore Crisostomi (p), Carlo Pes (el. g), Carlo Loffredo (bass),
Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1952, March 27
first print on 78 rpm Columbia - CQ 2342


__________________

[1] Adriano Mazzoletti, Il Jazz in Italia
[2] AAVV, Jazz e cultura mediterranea, ISMEZ,
[3] Musica & Jazz
[4] Gian Carlo Testoni, Arrigo Polillo, Giuseppe Barazzetta, Enciclopedia del Jazz, Messaggerie Musicali Milano, 1953
[5] Giuseppe Barazzetta, Jazz inciso in Italia, Messaggerie Musicali, 1960
[6] Enrico Cogno, Jazz Inchiesta Italia, Cappelli editore, 1971
[7] Franco Mondini, Sulla strada con Chet Baker e tutti gli altri, Lindau, Torino 2003
[8] Rudy Rabassini, Piccola Storia del Jazz a Lucca, Maria Pacini Fazzi editore, 2007
[9] Mingus at Monterey, Live at Jazz Festival, California, Jazz Workshop 001/002 , re-issue on Prestige P-24100, 1981

Nota al post:
Questo "pezzo" è stato scritto e pubblicato nel Aprile 2009, quando il Blog si trovava sulla piattaforma Splinder, oramai scomparsa dal web. In questo nuovo upload ho aggiornato i file di riferimento al vinile ma non i tempi/date del testo riferiti a libro.

Nota alla selezione grafica:
le cover pubblicate in questo post, sono una parte dei dischi che Barazzetta ha curato, scrivendo anche tutte le note di copertina, durante la sua consulenza presso la Carisch, dal 1954 al 1960.
Le fotografie sono tratte dal volume "Una vita in quattro quarti".


sabato 4 aprile 2020

THE EUROPEAN ALL STARS, Live at Berlin JazzFest 1961


Allora, c’è un turco, due svedesi ed un italiano… oltre ad un austriaco, un inglese, un tedesco, uno slavo - o, meglio, un bosniaco -, uno spagnolo, un francese ed un belga e, per finire, un norvegese ed un danese.



Non è una vecchia barzelletta, ma la registrazione di un concerto organizzato da Joachim-Ernst Berendt per il Festival jazz che si tenne alla Kongresshalle di Berlino nel maggio 1961, giusto qualche mese prima di quella folle linea di separazione che, con oltre 40 km di cemento e filo spinato, dividerà in due la città per i successivi trent’anni.



Perché lo condivido adesso? Non saprei... in effetti non è così raro, dal momento che è stato anche ristampato una sola volta nel 2012 e, al di là della nostalgia travolgente generata in questa strana bolla di sospensione virale (perché è ovvio che mancano anche a me gli incontri ed i viaggi), forse il vero motivo è più semplice ma non per questo meno prezioso e lo sintetizza meglio un caro amico, dal quale prendo in prestito il suo pensiero: «non è la distanza che separa le persone. È il silenzio.»




THE EUROPEAN ALL STARS 1961
Label: Telefunken
Catalog#: BLE 14206-P
Format: LP, 1961

Recorded in Stereo on May 21, 1961 at the Kongresshalle, Berlin

The European All Stars:
Hans Koller (Austria/ tenor sax), Arne Domnerus (Sweden/ alto sax),
Ronnie Ross (England/ baritone sax), Albert Mangelsdorff (Germany/ trombone),
Dusko Goykovich (Yugoslavia/ trumpet), Mufay Falay (Turkey/ trumpet),
Tete Montoliu (Spain/ piano), Martial Solal (France/ piano),
Franco Cerri (Italy/ guitar), Sadi (Belgium/ vibraphone),
Erik Amundsen (Norway/ bass), William Schiöpffe (Denmark/ drums) &
Monica Zetterlund (Sweden/ vocals on #6 )

*****
OTHER RELEASES
Label: Sonorama
Catalog#: L-67/C-67
Format: LP/CD, 2012 



TRACK LIST

01. Haitian' Fightsong - 3:40 [Mingus]
02. Gone With The Wind - 6:25 [Magidson/ Wrubel]
03. Hittin` The Blues - 5:55 [Sadi]
04. Blue Monk - 5:26 [Monk]


05. Avertissez-moi - 3:07 [Solal]
06. Am I Blue - 3:37 [Akst/ Clarke]
07. That Old Devil Love - 5:23 [Roberts]
08. 3 + 3 - 6:33 [Boland]
09. High Notes - 3:57 [Boland]

martedì 10 dicembre 2013

Franco Cerri, Enrico Intra, Lucio Terzano _ Omaggio a Bill Evans - DIRE, 1981


Pioveva fitto quella sera. Franco era sceso dalla metropolitana in piazzale Lotto e si era avviato a piedi lungo il viale Monterosa. Camminava chino, sotto quel dannato acquazzone, lasciando liberi i pensieri. […] ed era arrivato al Derby, il locale che Gianni Bongioanni aveva ereditato dal padre.


In origine era Whisky a Go-Go: si mangiava, si beveva, era un modo come un altro per scimmiottare gli americani. Ma Bongioanni aveva capito che forse quel modo di gestire il locale non avrebbe dato frutti. Così aveva cominciato a girare gli altri club milanesi ed era arrivato al Santa Tecla, dove aveva incontrato Enrico Intra e, con lui, aveva poi dato vita all’Intra Derby Club. Un buco dove si suonava e si facevano spettacoli di cabaret ed era il Trio di quel giovane pianista, Enrico Intra, a intrattenere il pubblico. Intra, con Pallino Solonia al basso e Pupo De Luca alla batteria. Era un bel tipo quell’Intra, giovane, spavaldo, allegro, con un modo di suonare molto nuovo, originale, che faceva tesoro di quanto era accaduto nel jazz, il be-bop, il bop duro, il nuovo free, ma che mischiava le carte, scivolava fra uno stile e l’altro, occupava spazi inediti. Aveva anche un fratello, Gianfranco, pianista anche lui oltre che arrangiatore e direttore d’orchestra. […]


L’Intra Derby era nato per il jazz, ma anche in questo caso il pubblico aveva dimostrato di non essere preparato per quella musica americana, così Pupo De Luca aveva cominciato a raccontare delle storie ironiche, a inventare barzellette, poi era arrivato Enzo Jannacci che aveva appena inciso le sue memorabili “scarp de tennis” e tutti gli altri, da Gaber a Lino Toffolo, a Bruno Lauzi, a Franco Nebbia, a Tinin e Velia Mantegazza, coi loro pupazzi, più avanti Cochi e Renato e altri comici ancora. Tra una scenetta e l’altra, tra una battutaccia ed un siparietto, entrava di prepotenza il jazz di Intra e a lui si univano spesso degli ospiti, musicisti milanesi o altri di passaggio a Milano. Intra si batteva con tutto il suo entusiasmo, ma il pubblico non sempre mostrava di capire quella sua musica “astrusa”, colma di modi inediti di suonare.


Quella sera Franco andava al Derby proprio per partecipare ad una di quelle occasioni, con il Trio di Intra. I due si conoscevano da tempo, avevano anche inciso dei dischi insieme, ma ancora non avevano pensato di collaborare. Quella sera avevano capito che il sodalizio era possibile: Enrico teso verso le “nuove cose”, Franco più tradizionale. I loro modi riuscivano, comunque, a legare ottimamente e la loro musica era dinamica, moderna, colma di trovate. Gli strappi di Intra, moderati dal melodico andare di Franco.


Racconta Enrico Intra: «Avevo già avuto modo di conoscere Franco. Avevamo anche inciso qualcosa insieme, chiamati da Mister Lee che era il direttore artistico de La Voce del Padrone. Ma non avevamo avuto altre occasioni, pur conoscendoci e rispettandoci. Pensavo che Franco fosse uno straordinario stilista animato da uno spirito naif. Tutto quello che faceva era naturale, credo sia stata proprio questa sua spontaneità, oltre alla tecnica ed alla capacità di trasmettere emozioni, a dargli simpatie e popolarità. La sua musica è sempre lineare, razionale, piacevole, così è stato facile intenderci, mettere insieme i nostri diversi modi d’intendere il jazz e, forse, senza neppure rendercene conto, creare un nostro linguaggio».


Franco ed Enrico avevano anche fatto un duo per accompagnare Ornella Vanoni. Otto serate a trecentomila lire ciascuna, cento a testa. Ornella si era appena fatta conoscere con le “canzoni della mala” che le avevano cucito addosso Strehler, Campi, Fo, ma era già pronta a dedicarsi a quelle nuove canzoni che Tenco, Bindi, Paoli andavano scrivendo. Canzoni che Franco ed Enrico facevano pulsare in modo jazzistico, per poi abbandonarsi anche a “soli” decisamente jazz: Franco al basso e alla chitarra, Enrico al piano, ma anche alle maracas. Suonare era pur sempre un grande gioco fanciullesco.

Erano i primi anni Sessanta e jazz, teatro, cabaret, mischiavano le loro strade anche grazie a quegli autentici talenti che animavano le scene.


«Eravamo e siamo rimasti diversi» racconta Cerri parlando di Intra, «io sono tonale. Già il be-bop, al primo incontro, mi aveva un po’ frastornato. Figuriamoci il free, un altro mondo. C’era stato un concerto al Lirico, il gruppo di Miles Davis con John Coltrane al sassofono e gli appassionati milanesi si erano divisi. Alcuni ne erano usciti entusiasti, altri poco convinti. Io capivo che si trattava di musica di altissima qualità ma facevo fatica a digerirla, avevo bisogno di tempo. Enrico, invece, assorbiva tutto, si sentiva a suo agio in tutto ciò che ci arrivava di nuovo, come accadeva ad Enrico Rava, a Massimo Urbani, a Giorgio Gaslini e ad altri ancora.

Io faccio musica come se scrivessi un racconto, ho bisogno di seguire una certa logica, il free spezza ogni cosa, sconvolge i temi, li disperde in tante schegge; un’operazione molto intellettuale, nella quale non mi ritrovavo. Ciononostante, o forse proprio per questo, le nostre due nature riuscivano a conciliarsi. Sentivo che Enrico a volte doveva tenere a freno la fantasia, così come io cercavo di adeguarmi, mi sentivo demodé e volevo allargare il mio panorama. Eppure le nostre due nature finivano per conciliarsi. E più avanti nel tempo avevamo formato un Quartetto, con Azzolini al basso e Gilberto Cuppini alla batteria, che dura ancora, sia pure cambiando a volte basso e batteria, Lucio Terzano e poi Marco Vaggi, Paolo Pellegatti e Tony Arco. Una sera Cuppini non era arrivato a Lecce. Avevamo pensato di far saltare l’esibizione, poi Enrico aveva detto: suoniamo in Trio, come Art Tatum, come Oscar Peterson e ci eravamo resi conto che anche così la musica funzionava» […]


Gli anni Sessanta erano volati via così, una sorta di straordinaria palestra, nella quale il jazz italiano era maturato, liberandosi a poco a poco dai lacci, troppo stretti, degli americani. Erano i maestri, certo, ma i nostri musicisti stavano elaborando un linguaggio legato alla loro cultura e, come sappiamo, oggi quel linguaggio è maturato, è addirittura esploso in un jazz che, pur senza tradire il passato, ha assunto connotazioni decisamente svincolate dalle vecchie radici.


da “Franco Cerri - In Punta di Dita” di Vittorio Franchini, Sigma Libri 2006

*******************

Credits:

Il Trio _ Omaggio a Bill Evans

Label: DIRE
Catalog#: FO 361
Format: LP
Country: Italy
Recorded at Studio 7
Maj 27 and 28, 1981



Franco Cerri (guitar)
Enrico Intra (piano)
Lucio Terzano (bass)



Tracklist :


1) Dicotonia (E.Intra) - 4:37
2) Perhaps (L.Fontana) - 5:48
3) But not for Me (G.Gershwin) - 4:19




1) Tanto Tempo “Sol” (F.Cerri - E.Intra) - 6:22
2) Ballade for Fiory (E.Intra) - 3:39
3) Romantico (F.Cerri) - 3:47 
4) Song for Lucio (F.Cerri - E.Intra) - 1:06



sabato 29 ottobre 2011

The Man I Loved - Galleria del Jazz italiano 1946_1948


This cd has reprinted the complete series of ODEON “Jazzisti Italiani”, published only on 78 rpm, born after the radio broadcast “Galleria del Jazz” (from 1945 to 1946), conducted by Roberto Nicolosi (Genoa 1914 - Rome 1989), multi-instrumentalist, arranger and certainly one of the first italian jazz critics. 
.
Cina, Cina alias Chinatown, My Chinatown

This series, with the “I Maestri del Ritmo” series (ODEON), a dozen discs recorded between 1941 and '43, the “Italian Jazz Stars” series, recorded between 1951 and 1956 and published for the first time on 78 rpm from Columbia, and the “Jazz in Italy” (Fonit-Cetra) that produced, from 1960 to 1961, 16 EP 45 rpm and one LP, build the foundations for a Italian jazz discography.


Credits:

Part One
(Jam Session A, B & C)


Part Two
(Jam Session D, E, F & G)




venerdì 3 settembre 2010

Italian Jazz Stars - 1952/1953

I'm here.
These days I stayed elsewhere, but not far from my passions.
.


For example, for the first time I visited the Fondazione Siena Jazz, during the 40th edition of International Higher Masterclasses Workshop, thanks to the kind invitation of Francesco Martinelli, conductor of one of the most important International Centre for Jazz Information and Research.
It was a beautiful experience, involving all my senses and my emotions, difficult to explain only in words, even those of my native language...

What I want to say to you, is that:
if you only listened to records, you would may think that jazz, as we know, could die.
But if you spend a week in Siena, then you'll think that is alive and well, that jazz has more faces than you can remember in a lifetime and that speaks more languages than we could ever study.


Among the many meetings (Bobby Watson, Claudio Fasoli, John Taylor, Paolino Dalla Porta, Ettore Fioravanti, Avishai Cohen, Mauro Negri, Riccardo Del Fra...), in Siena I met some new friends.

For example Howard Mandel, a Chicago jazz writer who lives in New York, author of books like "Future Jazz" [Oxford University Press, 1999] and his last work "Miles, Ornette, Cecil: Jazz Beyond Jazz [Kindle Edition], also presented in Siena. Mandel is also the artistic producer for National Public Radio, a teacher at the University of NY and president of the Jazz Journalists Association.
Howard, who has a jazz overview with many nuances, which has a fascinating oratory skills, which can read the events that occur in the arts, without separate them from what happens in the USA society (and not everyone, believe me). But, he didn't know Nunzio Rotondo, Roberto Nicolosi or Umberto Cesàri.


In addition to Howard, I knew the delightful Thierry Quénum, a French jazz-writer, who writes on the historic Jazz Magazine, and collaborates with jazz.com. Thierry is also a jury's member for the Django D'Or and for the European Jazz Prize (Austria). He has been published for several years in Italy, on Jazzit magazine, the column ICI LA FRANCE, cut critical and challenging, as he is.

In Siena Quénum has presented an interesting lecture on "European Jazz after 1960", where he told the reason for the flowering of cool in Europe, where he compared the different European capitals to New Orleans, Kansas City, Chicago and New York in 1920, remembering that have generated many different scenes and substyles, and revealed many different soloists who have collaborated across the Atlantic.

Following the conference, Thierry has indicated that the strength of European jazz after the sixties, was to leave completely the American's jazz emulation.
In the same context he has presented some contemporary jazz-scenes, showing the programs and intentions of many European festivals, but he never contemplated Italy, more than Siena, of course.


So, this post is dedicated to Howard and Thierry - and also Francesco, of course, because he made me live a dream, and met two new friends -.
I hope that when you hear these rare recordings, you'll also have one more friend.

These rare tracks, that I share with you, are some of the recordings of the "Italian Jazz Stars" series, one of the first totally dedicated to modern Italian jazz, recorded between 1951 and 1956, published for the first time on 78 rpm from Columbia.

These recordings were reissued for the first time on microgroove 33 rpm in 1954 (Columbia QS 6009) edited by Arrigo Polillo.
The same collection on LP, was republished in the U.S. by Angel Records (60001).

Subsequently, by Alessandro Protti and Lino Patruno, were printed other matrices of this series, assembled with other traditional jazz tracks, recorded also for Columbia, published on LP in 1961, under the title "Italian jazz of the Roaring 50's".



Credits:

«Italian Jazz Stars»
Label: Angel Records
Catalog# 60001
Format: 10 inch (25 cm)
Country: New York - USA
probably printed between 1956/1957

Tracklisting:


A1) Invenzione (P. Umiliani)
by Gianni Basso and His 5tet:
Gianni Basso (ten sax), Oscar Valdambrini (tp),
Piero Umiliani (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1004
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

A2) Gim Blues (O. Valdambrini)
by Oscar Valdambrini and His 5tet:
Oscar Valdambrini (tp), Gianni Basso (ten sax),
Adelmo Prandi (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1002

A3) Tenderly (W. Gross)
by Flavio Ambrosetti 4tet:
Flavio Ambrosetti (alto sax), Francis Burger (p),
Franco Cerri (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, September 25
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1012
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

A4) Cool-laboration (R. Nicolosi)
by Roberto Nicolosi and His Orchestra:
Oscar Valdambrini, Giulio Libano (tp),
Mario Pezzotta, Athos Cerroni (tbn),
Michelangelo Mojoli (french horn), Francesco Saverio Scorza (tuba),
Sergio Valenti, Glauco Masetti (alto sax), Fausto Papetti (tenor sax),
Giampiero Boneschi (p), Franco Pisano el. g), Franco Cerri (bass),
Gilberto Cuppini (drums), Roberto Nicolosi (dir, arr).
recorded in Milan 1953, January 16
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1005
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)



B1) Fascinating Rhythm (G. Gershwin)
by Flavio Ambrosetti 4tet:
Flavio Ambrosetti (alto sax), Francis Burger (p),
Franco Cerri (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1953, December 5
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1018

B2) La Barca dei Sogni (C. Di Ceglie)
by Oscar Valdambrini and His 5tet:
Oscar Valdambrini (tp), Gianni Basso (ten sax),
Adelmo Prandi (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1001
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

B3) Nancy with the Laughing Face (J. Van Heusen)
by Giancarlo Barigozzi and His Quintet:
Giancarlo Barigozzi (tenor sax, cl), Sergio Mandini (el. g),
Ettore Ballotta (p), Edoardo Rossi (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, September 11
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1013
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

B4) Stelle Filanti (N. Rotondo) *
by Nunzio Rotondo and the Sextet of the Hot Club of Rome:
Nunzio Rotondo (tp), Franco Raffaelli (alto sax),
Ettore Crisostomi (p), Carlo Pes (el. g), Carlo Loffredo (bass),
Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1952, March 27
first print on 78 rpm Columbia - CQ 2342


*This last track, actually was not published in this series, but was also included in the Angel anthology.
In the «Italian Jazz Stars», Nunzio Rotondo has registered with His Cool Stars.

Here, you can listen one track of this combo.

Cool, Please (Rotondo)
Nunzio Rotondo (tp), Francesco De Masi (french horn),
Aurelio Ciarallo (bass cl), Gino Marinacci (tenor sax),
Vittorio Paltrinieri (hammond org), Tonino Ferrelli (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, March 7
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1006
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)