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domenica 6 febbraio 2022

Pasquale Santoli «Un Certo Discorso», Enrico Rava & Misha Mengelberg Octet + RAI Big Band - Live in Rome 1980

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Non ho conosciuto Pasquale Santoli personalmente - per cui non mi permetterò di raccontare l'uomo a ridosso del suo addio a questa terra - ma ho ammirato fortemente il suo gusto estetico e, cosa affatto disgiunta almeno in questo caso, il suo pensiero etico. 
Per questo mi limiterò a ricordarlo attraverso stralci delle sue parole (raccolte da Alessandro Achilli) e mettendo in condivisione uno dei suoi progetti musicali, raro quanto interessante, come questo di Enrico Rava & Misha Mengelberg con la Big Band della RAI.


A. A. «Come cominciò la sua esperienza quotidiana con "Un Certo Discorso", che negli anni ha usato la musica in vari modi?»
P. S. «Nel corso della sua lunga vita radiofonica, dal 8 novembre 1976 al primo gennaio 1988, lo spirito del programma è sempre stato lo stesso: affrontare la radio dal punto di vista degli immaginari, dei linguaggi, della creatività e delle identità giovanili. Fin dall'inizio, intorno al nucleo ideativo-produttivo "fondatore", ruotò una folta schiera di giovani collaboratori: autori, registi, giornalisti, studenti, esperti, musicisti, attori; una sorta di redazione allargata, un laboratorio permanente di idee. Tra i risultati di questa impostazione, ricorderei la cosiddetta rottura dei generi in base ai quali era connotata, fino alla riforma RAI, la natura dei programmi [...] Un secondo elemento specifico di UcD era rappresentato dalla ricerca di formati "d'autore" e di produzioni originali in chiave musicale e di spettacolo radiofonico ma anche di inchieste e di giornalismo sul campo»


A. A. «Nel 1979 UcD si avvalse dell'apporto di musicisti in studio: con quali ruoli? Mi pare che non si limitassero a fare un concerto radiofonico alternato a chiacchiere con i conduttori: alcuni erano ospiti per una settimana di seguito».
P. S. «Si studiava insieme un progetto di prodotto radiofonico, puntata per puntata, filtrato dal bagaglio delle proprie sensibilità e competenze ma con l’obiettivo di realizzare collettivamente un evento radiofonico. Naturalmente in quel contesto creativo ognuno assumeva in trasmissione il ruolo che la partitura prevedeva. Azzardando, si potrebbe dire che ogni trasmissione era una specie di improvvisazione jazz. Ne mutuava la forma e la poetica. Risultati talvolta discontinui facevano parte del gioco ma comunque erano sempre originali».


A. A. «Sempre nel ’79, Un certo Discorso cominciò a usare la big band Rai, altrimenti impegnata in stacchetti e sigle varie. C’era da subito l’idea di ospitare compositori/arrangiatori esterni?»
P. S. «La big band annoverava eccellenti musicisti che in molti casi esercitavano la loro creatività fuori dagli studi radiofonici. Erano una risorsa, direbbero oggi i manager aziendali, che aspettava di essere valorizzata. Per noi è stato semplicissimo arruolarli nella comunità di Un certo discorso: molti coltivavano le nostre stesse passioni e i nostri sentimenti musicali, ed erano capaci di tirarli fuori dai propri strumenti».


A. A. «Nel 1980 i concerti diventano ventitré (undici produzioni, allestite a Roma e a Venezia, più Shepp presentato anche a Reggio Emilia), con la costante della big band Rai integrata da compositori-arrangiatori e solisti ospiti: Gil Evans, Archie Shepp, Lacy-Tchicai-Rudd, Chris McGregor, Wheeler-Rutherford-Guy, Mangelsdorff-Schiaffini-Schoof, Westbrook-Vittorini, Willem Breuker, Alex Schlippenbach, Mengelberg-Rava-Colombo-Anderson-Geremia, George Russell. Come funzionava il rapporto tra gli ospiti e la big band? Ci furono equivoci, incomprensioni, fraintendimenti?»
P. S. «La stagione del 1980 è durata tre mesi ed è stata per tutti una maratona: ogni settimana quattro giorni di prove, concerto a Roma, trasferimento a Venezia, replica e così via. Si viveva un clima frenetico cadenzato da numerosi appuntamenti previsti e, naturalmente, da diverse emergenze. Ma sul piano dei rapporti tra musicisti ospiti e stabili non s’è mai verificato alcun problema. Naturalmente c’erano preferenze sul piano del gusto musicale da parte della big band ma la professionalità e il rigore di tutti hanno sempre prevalso».


A. A. «Nel 1982 si concluse il periodo delle produzioni radiofoniche Rai e l’azienda si limitò ad acquistare i diritti di messa in onda di festival jazz: che cosa andò perduto? Al di là del differente rapporto con i musicisti, alla base dell’«era Santoli» c’era anche l’idea precisa di un rapporto con gli ascoltatori?»
P. S. «Per la verità continuammo sino all’ultima puntata a sviluppare percorsi di ricerca che qualcuno, forse con tono dispregiativo, definiva "sperimentazione". Sul piano musicale ci buttammo da un lato nelle riprese di festival e rassegne jazz di grande prestigio e qualità o di eventi singoli come, per esempio, il concerto in diretta del ritorno sulla scena e in Italia di Miles Davis, o il recording studio workshop dei Cassix (Heiner Goebbels, Franco Fabbri, Alfred Harth, Umberto Fiori, Chris Cutler e Pino Martini) a Montepulciano nel luglio 1983. Ci dedicammo inoltre alle etichette indipendenti e alla musica autoprodotta. Cominciammo anche a frequentare con assiduità la musica contemporanea ed elettronica e, ancora una volta, invitammo, tramite una sorta di selezione per progetti, undici compositori a misurarsi con la realizzazione di musica concepita per la radio mettendo a loro disposizione le attrezzature elettroniche degli studi e un quartetto d’archi come organico fisso. Curammo maniacalmente le registrazioni, grazie allo straordinario talento della nostra squadra tecnica. Sperimentammo per primi le riprese olofoniche e digitali che usammo per
registrare il Prometeo di Luigi Nono restituendogli con grande efficacia, come riconobbe lo stesso compositore, le sonorità, le sensazioni fisiche, i colori dell’ambiente particolarissimo nel quale l’opera si teneva.

Per quanto riguarda il rapporto con gli ascoltatori, confesso che non ho molto da dire. Noi credevamo, forse illudendoci, non di interpretare ma di vivere radiofonicamente le sensibilità del nostro tempo e di metterle in scena quotidianamente. Penso che i dieci anni di Un Certo Discorso siano stati un modo di rispettare il ruolo di servizio pubblico di Radio3 e la fiducia dei suoi utenti».


Enrico Rava & Misha Mengelberg Octet + RAI Big Band 
 Recorded live at "Teatro dell'Opera", Rome, on May 19, 1980
(radio broadcast)

Enrico Rava, trumpet
Ray Anderson, trombone
Renato Geremia, violin, tenor saxophone
Eugenio Colombo, alto saxophone,flute
Larry Fishkind, tuba
Misha Mengelberg, piano
Giovanni Tommaso, bass
Han Bennink,drums, reeds
+
RAI B.B. :
Nino Culasso, Doriano Beltrame, Cicci Santucci, Oscar Valdambrini,tp;
Giancarlo Beccattini, Marco Pellacani, Gennaro Baldino, Dino Piana,tb;
Gianni Oddi, Baldo Maestri, Sal Genovese, Beppe Carrieri, Carlo Metallo, reeds;
Pino Rucher, gt;
Carlo Zoffoli, vib;





 Note:
l'intervista a Pasquale Santoli, è apparsa nello speciale dedicato a Jazz & Radio su Musica Jazz, dicembre 200
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domenica 8 gennaio 2017

The Freexielanders «Looking Back, Playing Forward», ovvero, Inventare Nuovi Ricordi


Certo, per iniziare degnamente il nuovo anno, avrei dovuto parlare della mia indiscutibile classifica Top - essenziale ai più -, o del perché le riviste di Jazz chiudono senza lasciare traccia - e del percome quelle che rimangono impilate ad imputridire, non puzzano ancora -. Avrei dovuto indagare sul segreto di "restare originali" nonostante il successo, oppure avrei dovuto fare luce sulle infinite vie del nuovo jazz, che nuovo non è - e nemmeno jazz -, ma allora cos'è?!?
Invece me ne sto qui, a raccogliere briciole di emozioni, a seguire mollichelle per ritrovare la curiosità, ad ascoltare storie che non sapevo ed a ricordare cose che non ricordavo di ricordare...

Insomma, senza tante pippe vi assicuro che la musica uno può godersela alla grande.


E sì, perché quale altro sentimento può nascere dalla relazione - per molti impossibile, per altri platonica, per alcuni incestuosa - tra il piano rag di Scott Joplin ed il trombone slide di Giancarlo Schiaffini?
Sapevate che Fred Rose, cantautore di Nashville, e Jelly Roll Morton, "inventore" del jazz di New Orleans in realtà sono fatti uno per l'altro?
Avevate mai raccolto la confidenza che la musica di Misha Mengelberg - figura storica della scena improvvisativa contemporanea - andasse a braccetto con il mood tipico delle colonne sonore della Commedia all'Italiana?


Inventare nuovi ricordi non solo si può, sembrano dire The Freexielanders con il loro «Looking Back, Playing Forward», pubblicato per la Rudi Records di Massimo Iudicone, ma si deve, aggiungo io. E quando succede beh, è amore al primo ascolto...


Ora qualcuno penserà che è un altro modo per "buttarla in caciara", per confondere l'alto con il basso, il qui con il là ed il pro con il quo,  ma già i curricula dei musicisti dovrebbero fare da garanti, dal momento che parliamo di una formazione che racchiude il top degli improvvisatori contemporanei di almeno due generazioni - quantomeno della scena romana - come Giancarlo Schiaffini, Eugenio Colombo, Gianfranco Tedeschi, Alberto Popolla, Errico De Fabritiis e Francesco Lo Cascio tra gli altri.


Anche la scaletta segue un filo coerente, elaborando per lo più tracce che sono state scritte e arrangiate negli anni ’30, o che sono nel DNA degli esecutori, nonostante ai protagonisti piaccia raccontare che «tutto nasce dal ritrovamento casuale di un pacco di partiture poco conosciute in vendita in un mercatino delle pulci di una qualche città europea, rimaste impolverate per tutto questo tempo ed oggi nel pieno di una crisi, che a detta di molti ricorda quella del ’29, hanno trovato un richiamo irresistibile».


Potrei raccontarvi che il disco si apre con un intenso medley che racchiude "St. James Infirmary" a "Gotta get to St. Joe" e ricordarvi che il primo è un pezzo tradizionale di anonime origini (nonostante l'attribuzione a Joe Primrose) reso famoso da Louis Armstrong nel 1928, mentre lo swingante pezzo di Joe Bishop a me ha ricordato la forma impressa da Woody Herman e la sua Orchestra nel '42. Ma non è questa la vera forza dell'incipit: musica triste e musica allegra, Wasp music e Black music, tutto confluisce nel grande fiume della musica bella.
Questa la vera intro, per chi è capace di ascoltare.


Poi si prosegue con uno dei pezzi più "vecchi", "On the Banks of the Wabash" di Paul Dresser (1897), che sembra tagliato apposta per l'ottetto che risuona come un corpo unico, screziato dal vibrafono di Lo Cascio, attualizzato dalla voce scoppiettante di Eugenio Colombo e definitivamente iconizzato dal solo di Errico De Fabritiis, ma anche questa sarebbe una formale pista falsa, almeno finché non si scorgono le prime luci del terzo pezzo e la nebbia della ragione comincia a diradarsi.


E sì, perché il terzo pezzo è forse quello più spontaneamente naturale, oltreché il più attuale, essendo "Peer’s Country Song" già presente nel "Live in Soncino" della ICP Orchestra del 1979, primo incontro tra il pianista ucraino/olandese con Schiaffini e Colombo (e con Rava, Trovesi e Renato Geremia, tra gli altri). Citare Mengelberg, ed indirettamente omaggiarlo, è un'affermazione d'intenti valida anzitutto per ribadire l'importanza del collettivo ma anche una dichiarazione d'amore per questo musicista unico. 


Lo stesso amore che, senza remore o steccati mentali, viene mostrato per Duke Ellington che, con "Come Sunday" e "Mood Indigo", firma i due pezzi successivi, nell'arrangiamento prezioso di Schiaffini. Cos'altro dire di questi due pezzi... forse la cosa più vera è anche la più semplice e cioè che, fra tutti, sembrano quelli suonati direttamente con il cuore, piuttosto che con altri muscoli.


In mezzo c'è l’affascinante e profumato "Voci del Deserto" del misconosciuto Felice Montagnini, che in realtà ha dato voce dietro le quinte ad una miriade di film diretti da Nunzio Malasomma, Comencini, Mattoli e Steno, tra gli altri. Atmosfera magica offerta dall'ensemble in call and response con il trombone di Schiaffini che, grazie ad un groove portante impartito dal contrabbasso di Gianfranco Tedeschi, permette al collettivo momenti di empatia unica ed a Popolla e Colombo un intenso quanto sinuoso scambio melodico (cit. da Gaia Critica).


Ora un critico serio direbbe che "la registrazione prosegue con raro dinamismo col foxtrot di Fred Rose "Black Maria" (1930) che, a dispetto della nota ballabile cantabilità, si presenta come un collettivo infuocato e frastagliato". Io vi posso solamente dire che il pezzo in questione non ci mette molto a scatenare irresistibilmente il battere del mio piede.


Segue "Yardbird Shuffle" di James A. Noble (1941), sbilenca eppur dolce come non era immaginabile fare, sfaccettata da brevi assoli dei quali, su tutti, si staglia il clarinetto di Alberto Popolla, fino ad arrivare a "Cannonball Blues" di Jelly Roll Morton (1926), arrangiata da Eugenio Colombo, introdotta da un Tedeschi in tutt'uno col suo strumento.


"Sabor de Habanera" di Giancarlo Schiaffini potrebbe essere la degna conclusione, ‘ché rimarca una comune e possibile influenza latina di tanti brani di quel periodo - o comunque di molti degli amori di questo combo -. Sensuale l'apertura al tenore di De Fabritiis, che Colombo evidenzia ma non salva dallo struggente l'assolo al clarinetto basso di Popolla, il tutto senza mai perdere il gusto più solare che c'è all'origine di questa danza. A me ha scaldato il cuore…


Così come si è aperto, il disco viene suggellato dall'impetuosa "The Great Crush Collision March", che è il pezzo più indietro nel tempo che i Freexielanders sono andati a scovare, dal momento che fu scritta da Scott Joplin nel 1896 e che racchiude tanto della squisita pazzia di questo progetto e della mai banale ironia dei suoi "architetti".
Si inizia con la "rigida" cadenza tipica della marcia, che trasmuta poi nella veloce sincope del ragtime - ed offre emozionali spunti riflessi di un ballo di Paese alle mie orecchie - per concludersi poi nella follia cacofonica di uno scontro indimenticabile.

Mo, ditemi che ero solo io a non conoscere questa storia…


Certo, per iniziare degnamente il nuovo anno avrei dovuto darmi un tono, invece me ne sto qui in pigiama e ciabatte a godere come un porco nel vedere la Sig.ra Semplicità prendere da dietro Mr. Storiaricca, con tanto di preliminari ma senza precauzioni mentali.


Ma non è tutto qui, ed anzi mi scuso con i Freexie della mia banale interpretazione del loro più strutturato lavoro, non solo perché il disco nasconde anzitutto una Malus Track che vi invito a scoprire, e dal vivo il gruppo ha già approcciato altri temi come "Bye Bye Blackbird" di Ray Henderson, "Li'i Darlin" di Neal Hefti, "Java Rossa" di Angelo Ramiro Borrella, "Siboney" di Ernesto Lecuona – e chissà quanti altri saranno già stati riscoperti dalla polvere ed aspettano solo di essere suonati - ma, come si dice, è sempre meglio alzarsi da tavola con un po' di fame, per cui...



Sì, lo sentivo già ma ora ne sono certo. Si possono abbracciare in un unico contesto musiche diverse ed "antiche", improvvisarci sopra e rimanere coerenti con se stessi. Nessuna magia, nessun mistero, basta solo sedersi - mai troppo comodi - looking back, playing forward e godersi le proprie emozioni.



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Art by
(1901 – 1970)
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The Freexielanders

Aurelio Tontini, trumpet
Giancarlo Schiaffini, trombone
Eugenio Colombo, alto sax
Errico De Fabritiis, tenor sax
Alberto Popolla, clarinet, alto clarinet
Francesco Lo Cascio, vibraphone
Gianfranco Tedeschi, double bass
Nicola Raffone, drums


Looking Back, Playing Forward
Rudi Records
Cat # RRJ1032
Recorded the 13-14th December 2015 by 
Lucio Leoni, Monkey Studios, Rome
Mixed and mastered April 2016, 
Francesco Lo Cascio & Lucio Leoni, Monkey Studios, Rome
Cover photo by Alessandro Carpentieri

Tracklist:

St. James Infirmary/Gotta get to St. Joe (Joe Primrose/Joe Bishop) (7:59)
On the Banks of the Wabash (Paul Dresser) (6:10)
Peer’s Country Song (Misha Mengelberg arr. by E. Colombo) (4:19)
Come Sunday (Duke Ellington, arr. by G. Schiaffini) (6:04)
Voci del Deserto (Felice Montagnini) (5:20)
Mood Indigo (Duke Ellington, arr. by G. Schiaffini) (5:08)
Black Maria (Fred Rose) (5:51)
Yardbird Shuffle (James A. Noble) (4:35)
Cannonball Blues (Jelly Roll Morton, arr. by E. Colombo) (4:31)
Sabor de Habanera (Giancarlo Schiaffini) (3:50)
The Great Crush Collision March (Scott Joplin, arr. G. Schiaffini) (4:50)


giovedì 24 ottobre 2013

AA. VV. LABORATORIO DELLA QUERCIA _ 1978


Credits:

Label: HORO
Catalog#: HDP 39-40 (2 Lp, 1979)

Country: Italy
Recorded: a Roma, live alla “Quercia del Tasso”, 5 e 6 luglio 1978

Formazione #1, 4, 5, 6, 7: Massimo Urbani (as), Enrico Rava, 
Kenny Wheeler, Alberto Corvini (tp), Roswell Rudd, Danilo Terenzi (tb), 
Steve Lacy (ss), Steve Potts (as, ss), Eugenio Colombo (as, bar, fl), 
Evan Parker (ts, ss), Maurizio Giammarco (ts, ss, sopranino, fl.), 
Tommaso Vittorini (bar), Frederick Rzewski, Martin Joseph (p), 
Tristan Honsinger, Irene Aebi (cello), Kent Carter, Roberto Bellatalla (b), 
Noel McGhee, Roberto Gatto (dr), Paul Lytton (dr, perc)

Tracklist:

1. Tromblues° (E. Rava) 11’00”
2. Dialogando (D. Terenzi) 11’10”
3. La Quercia (Lytton, Parker, Rzewski, Terenzi, Wheeler) 21’25”
4. Vortex Waltz° (M. Giammarco) 14’46”
5. Nella Casa Delle Papere° (E. Colombo) 10’07”
6. La Legge È Uguale Per Tutti° (T. Vittorini) 6’11”
7. The Message From The Maine° (R. Rudd) 18’00”

thanks to

sabato 5 ottobre 2013

Mario Schiano Quintetto, Ottetto, Big Band _ SUD _ 1973


Credits:

Label: It/Tom Orrow
Catalog#: ZSTOM 2001 (Lp, 1973)
                 Splasc(H) H 501-2 (Cd, 1990)

Recorded: in Roma, Studio 38, 
8/9, 11 and 17 January 1973

Mario Schiano : alto sax, (fl # 2); 
Tommaso Vittorini : tenor sax (# 1-2-5-6, arr # 6); 
Maurizio Giammarco : soprano sax (# 1-2-3-6);
Massimo Urbani : alto sax  (# 1-2-6); 
Toni Formichella : baritone sax (# 1-2-4-5-6); 
Eugenio Colombo : alto sax, (fl # 6); 
Massimo Bartoletti : trumpet (# 6); 
Roberto Antinolfi :  trumpet (# 6); 
Gaetano Delfini :  trumpet (# 6); 
Guido Anelli : trombone (# 6); 
Ruggero Pastore : trombone (# 6); 
Bruno Tommaso : contrabass; 
Roberto Della Grotta : contrabass (# 6); 
Afonso Alcantara Vieira : drums; 
Mandrake : tumbadora



Tracklist:

1. Sa Bruscia (M. Melis) 9’43”
2. Supramonte (M. Melis) 9’20”
3. Palazzo Panorama, Int. 25 – a mia Madre (M. Schiano) 4’50”
4. Belice, Veduta Aerea (B. Tommaso) 2’14”
5. Gambrinus – alla critica militante (M. Schiano) 1’19”
6. Sud - to Renzo Margonari (M. Schiano; arr. T. Vittorini) 6’38”
7. Lover Man° (R. Ramirez; J. Davis)

track #7, only on CD, recorded at Auditorium RAI, 26 May 1978 with other musicians


lunedì 7 novembre 2011

Open Letter To Mingus by Orangethenblue (2011) and Stefano Maltese (1998)

Mingus at Todi, Umbria Jazz, 28 July, 1974
photo by Sergio Coppi

In those days I was contacted by Valeria Rios, a member of Orangethenblue’s group, which made ​​me aware of the recent production of a video documentary on Charles Mingus directed by his grandson Kevin Ellington Mingus entitled "Mingus on Mingus" (formerly known as "A True Jazz Legend"). 



Kevin Mingus describes his main motivation for making this film as "A grandson’s journey through the lore and legends of jazz history to find his grandfather, Charles Mingus."

You can read more here, on his website, and you can taste a sample in this clip, where Buddy Collette talks about Mingus at Monterey Jazz Festival Sept 20, 1964


Buddy Collette interviewed for "A true jazz legend" from 20 Fingers on Vimeo.

For the respect due to Charles Mingus and the admiration for his great music, I’ve agreed to support it, in any way I can, the work of Orangethenblue, dedicating a piece of my blog to this important initiative and I’would like to make it through two tributes to the project.
 .
Mingus at Pescara 1972 with Yusef Lateef, Kenny Drew and N.H.O. Pedersen
photo by Lucio Fumo
.
The first homage is the publication of two rare letters from Mingus to Giuseppe Barazzetta, jazz critic, music consultant of the Bluebell record, since 1960, which distributed the Candid label in Italy. 



 
First Letter from Mingus to Barazzetta, May 29, 1962

Barazzetta, along with Polillo, Gian Carlo Testoni and Pino Maffei, was also the promoter of the first Mingus concert in Italy, held at the Teatro dell’Arte in Milan April 25, 1964.
 .
Mingus and Giuseppe Barazzetta, April 1964
photo by Eric Dolphy
.
The letters, like so much other jazz material and more Barazzetta’s documents, are stored at the Centre for Studies on Jazz "Arrigo Polillo", directed by Francesco Martinelli, in the Siena Jazz Foundation.
 .
2nd handwritten letter from Mingus to Barazzetta, 
May 1966

The second tribute to Jazz from Italy dedicated to Mingus, is the recording of a concert performed by Stefano Maltese Open Music Orchestra for the twentieth anniversary of the death of Charles Mingus, recorded on 26 and 27 October 1998 and aired on Rai Radiotre Suite, by Pino Saulo.
 .

I know that this OOP album has already posted by Inconstant sol’s mates, but the importance of music by Stefano Maltese, in my opinion, has yet to be analyzed in-depth by italian critics and requires greater sharing, wherever this is possible.
Some time ago I started to draw a profile of this great Sicilian multi-instrumentalist, which unfortunately has been lost with all the store that I had in one of my hard disk, but I hope to complete it quickly and share it with you.

so long, Mingus!

 Mingus at Todi, Umbria Jazz, 28 July, 1974 
photo by Sergio Coppi



Credits:

Label: Musica Jazz
Catalog #: MJCD 1122
Format: CD
Country: Italy

Recorded at Radio Rai, Rome
26 and 27 october 1998

Stefano Maltese Open Music Orchestra:
Alberto Mandarini (tp, flgh),
Lauro Rossi, Sebi Tramontana (trnes),
Stefano Maltese (alto, bass cl, arr),
Eugenio Colombo (soprano, alto, fl, bass fl),
Carlo Actis Dato (bar sax, bass cl),
Umberto Petrin (p),
Giovanni Maier (bass),
Antonio Moncada (drums),
Gioconda Cilio (voice).



Tracklisting:


1)      Pithecanthropus Erectus (Mingus) – 3’23”
2) Pow-Wow Mingus (Maltese) – 8’54”
Soloists: Moncada, Mandarini, Cilio, Maltese
3) Peggy's Blue Skylight (Mingus) – 2’29”
4) The Blue Meets The Moon (Maltese) – 13’05”
Soloists: Cilio, Colombo, Actis Dato, Rossi - Tramontana
5) Celia (Mingus) – 3’27”
6) The Wings Of The Night (Maltese) – 10’24”
Soloists: Colombo, Actis Dato – Petrin, Tramontana



7) Duke Ellington's Sound Of Love (Mingus) – 2’36”
8) Love Call (Maltese) – 7’52”
Soloists: Maltese – Maier, Petrin
9) Wednesday Night Prayer Meeting  (Mingus) – 3’21”
10) A Stormy Night (Maltese) – 11’02”
Soloists: Mandarini, Maltese, Rossi, Petrin, Moncada
11) Eclipse (Mingus) – 3’49”
12) Things We Said (Maltese) – 5’28”
Solo: Maltese

domenica 2 gennaio 2011

Giancarlo Schiaffini - Rare and Unpublished tracks


To begin the new year, I can't find better than this compilation of rare tracks, and some previously unpublished, of this great musician, born almost seventy years ago.

Ladies, gentlemen and dear mates, here:



Credits:
Giancarlo Schiaffini
- Rare and Unpublished tracks -

CD out of commerce
exclusive for the associates of
Musica Jazz magazine

Label: Musica Jazz
Catalog# MJCD 1189
Format: CD
Country: Italy
Date of release: March 2007



Tracklisting:

Part One

1) OUVERTURE (Schiaffini) – 3’58”
Giancarlo Schiaffini (trne), Maurizio Giammarco (sop. s.), 
Massimo Urbani (alto s.), Martin Joseph (p.), 
Bruno Tommaso (bass), Michele Iannaccone (drums).
Rome, June_1973
From HORO LP “Jazz a confronto 5” HLL 101-5

2) BROZZIMAN (M. Mengelberg) – 5’29”
Enrico Rava (tp.), Giancarlo Schiaffini (trne), 
Gianluigi Trovesi (sop. s., alto s., bass cl.), 
Baldo Maestri (alto s., sop. s.), 
Eugenio Colombo (alto s., fl.),
Renato Geremia (ten. s., sop. s., viol.), 
Misha Mengelberg (p., dir.), Larry Fishkind (tuba),
Han Bennink (drums, perc.)
Castello di Soncino, Italy, September 1979
From LP “Icp Orchestra: LIVE at Soncino” adLib 811

3) PEZZO TANTO PER DIRE (Schiaffini, Iannaccone, Colombo) – 2’30”
Giancarlo Schiaffini (trne), Eugenio Colombo (alto s.),
Michele Iannaccone (drums).
From LP “S.I.C.” Red VPA 137

4) ST. JAMES INFIRMARY (J. Primerose) – 10’53”
Luca Calabrese, Flavio Davanzo, Alberto Mandarini (tp.), 
Martin Mayes (fr. Horn), Giancarlo Schiaffini (trne, dir.), 
Lauro Rossi, Sebi Tramontana (trne),
Giampiero Malfatto (bombardino), 
Beppe Caruso (tuba), Giovanni Maier (bass), U.T. Gandhi (drums).
From  “Phantabrass - LIVE at Sant’Anna Arresi Festival” 1_September_2005

5) VERA (Schiaffini) – 3’49”
Portofranco Multicolor Orchestra : Alberto Mandarini (tp.), 
Martin Mayes (fr. Horn), Lauro Rossi (trne),
Eugenio Colombo (sop. s.), 
Charlie Mariano, Sandro Satta (alto s.), Claudia Bombardella (fis.), 
Marco Fagioli (tuba), Michele Rabbia (drums), Valerio Perla (perc.), 
Giancarlo Schiaffini (dir.)
UNISSUED LIVE:
Pelago, Italy  “On the road Festival”, 11_july_2002

6) AUX CHAMPIGNONS (Schiaffini) – 4’51”
Giancarlo Schiaffini (trne),
Jesùs Villa Rojo (cl.), Bruno Tommaso (bass)
UNISSUED
Rome, 26_January_1972

7) KO BIRD KO (Schiaffini) – 6’31”
Alberto Mandarini (tp.), Giancarlo Schiaffini (trne), 
Sandro Satta (alto s.), Daniel Studer (bass), Fulvio Maras (drums).
Rome, 13_December_1994
From “As A Bird” Penta Flowers CD 40


Part Two

8) REDINTEGRAZIONE (Schiaffini) – 3’08”
Giancarlo Schiaffini (trne, wah wah, electronics)
Pistoia, Italy, May_1978
From LP “A Tung Me” L’orchestra MILP 70005

9) LOVESKI (Schiaffini, Lovens) – 5’13”
Giancarlo Schiaffini (trne, electronics), Paul Lovens (perc.)
UNISSUED
“Controindicazioni” Rome, club Alpheus, 7_October_1991

10) LITANIA SIBILANTE (Schiaffini) – 6’58”
Pino Minafra, Alberto Mandarini, Guido Mazzon, Enrico Rava (tp.), 
Martin Mayes (fr. Horn), Giancarlo Schiaffini (trne, dir.), 
Lauro Rossi, Sebi Tramontana (trne), Eugenio Colombo (sop. s.), 
Mario Schiano, Gianluigi Trovesi (alto s.),
Daniele Cavallanti (ten. s.), 
Carlo Actis Dato (bass cl.), Umberto petrin (p.), 
Antonello Salis (fis.), Renato Geremia (viol.), 
Paolo Damiani (cello), Giovanni Maier (bass),
Tiziano Tononi (drums), Vincenzo Mazzone (perc.).
Rome, RAI, 8_March_2000
From “Italian Instabile Orchestra” Enja 9405 2

11)  MY FUNNY VALENTINE (Rodgers, Hart) – 4’38”
Giancarlo Schiaffini (trne), Dick Halligan (p.), Silvia Schiavoni (voice)
UNISSUED LIVE
Rome, Casa del Jazz, 8_June_2006

12) YOU ARE WHAT THIS DAY IS ALL ABOUT (A.Shepp) – 3’49”
Luca Calabrese, Flavio Davanzo, Alberto Mandarini (tp.), 
Martin Mayes (fr. Horn), Giancarlo Schiaffini (trne, dir.), 
Lauro Rossi, Sebi Tramontana (trne),
Giampiero Malfatto (bombardino), 
Beppe Caruso (tuba), Giovanni Maier (bass), U.T. Gandhi (drums).
From  “Phantabrass - LIVE at Sant’Anna Arresi Festival” 1_September_2005

13) LA GRANDE PORTA DELLE PULCI (Schiaffini) – 3’24”
Giancarlo Schiaffini (elettronics)
UNISSUED LIVE
Rome, Novembre_1999

14) PISA QUINTET 2 (Schiaffini, Rutherford, Lewis, Guy, Altena) – 4’28”
Giancarlo Schiaffini, Paul Rutherford, George Lewis (trne), 
Barry Guy, Maarten Altena (bass).
Abbazia di San Zeno, Pisa, Italy July_1980
From “Improvisors Symposium” Psi 04.03/4

15) VECCHIO CELLO (Schiaffini, Laura Lambiase) – 6’18”
Giancarlo Schiaffini (trne, electronics, voice)
UNISSUED LIVE
Rome, Novembre_1992


Total Time : 76’35”