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sabato 13 maggio 2023

...a Pepito Pignatelli, batterista _ Mal Waldron Trio

Questo disco del ’66 è stato tra gli ultimi incisi dalla Karim (etichetta romana nata cinque anni prima e fallita qualche mese dopo). Stampato in pochissime copie, è uno dei rari LP in cui si può ascoltare Giuseppe «Pepito» Pignatelli alla batteria, meglio noto come animatore e sostenitore del jazz moderno romano, anche grazie alla gestione dei suoi club come il Blue Note (1970-1972) ed il mitico Music Inn (dal 1974). In realtà Pepito era molto altro...



Del Principe Pignatelli la cronaca tramanda più le personali e dolorose vicende che il suo profilo umano, artistico e culturale. Nessuna menzione al drumming dal feeling intenso di Pepito o al suo swing innato; troppo folklore intorno ai suoi veri sentimenti, pochissimi accenni al suo impegno produttivo da vero mecenate ma, in cambio, tanto tanto, tantissimo gossip pecoreccio. 


Per fortuna la mia memoria si forma di continuo e in maniera differente.


Un tempo come un gagliardo veliero
la prora fendendo,
marosi schiumanti di rabbia marina,
solcai tutti i mari.

Poi,
nel fare ritorno verso le mie coste,
a poca distanza dalla riva,
la chiglia si arenò,
sopra una secca.

Ogni giorno i flutti
delle onde che lambiscono
lo scafo oramai immobile,
lo corrodono lentamente,
con la salsedine che sopra vi s’incrosta.
Di notte l’alta marea mi sommerge,
e il giorno dopo, riappare il veliero,
sempre più bianco e azzurrino,
da confondersi con il riverbero del sole.
               
E dalla riva nessuno lo scorge.
Anche se io
scorgo la riva.

da Il Vascello Fantasma di Tano Festa


*****

Credits:

Label: Karim
Catalog#: KLP 14
Format: LP
Country: Italy
Recorded in Rome, 1966
May 30th and 31st


Mal Waldron (Piano),
Pepito Pignatelli (Drums),
Giovanni Tommaso (Bass)


Tracklist :


1) Steady Bread (Mal Waldron)
2) Blues For Picchi (Mal Waldron)
 3) Rosa (Mal Waldron)
4) Maroc (Mal Waldron)
5) For Bob (Mal Waldron)



1) Theme De Coureurs (Mal Waldron)
2) View From St. Luca (Mal Waldron)
3) Chim Chim Cheree (R.M. Sherman)
4) Dock Scene (Mal Waldron)
5) Speedy (Mal Waldron)





lunedì 30 dicembre 2013

Mal Waldron Trio, 1966 _ Il Vascello Fantasma


L’idea di questo post, che accompagnerà voi distratti lettori di questo diario fantasma nella formalità del passaggio tra il 2013 ed il nuovo anno, è nata prima della scelta del disco in oggetto, ed è più un pensiero, un proposito o un proponimento a me stesso, che di dispensar consigli non è proprio aria, piuttosto che la semplice proposizione di un album di jazz.


Io vorrei restare infantile e continuare a godere di ogni singolo istante, vorrei mantenere il saper vivere qui ed ora, vorrei tenere lo sguardo fisso sull’oggi anziché distrarmi nel mettere a fuoco un improbabile domani. E, soprattutto, non vorrei rimpianti di momenti perduti, perché odio le rivalutazioni posticipate e le celebrazioni in ritardo.


Questo vorrei nel 2014 ed oltre, perché le cose cambiano, i sentimenti invecchiano e le persone muoiono e col senno di poi non ci si fa nemmeno una buona zuppa calda, ‘ché è meno utile della coccia di formaggio.


Questo disco del ’66 è stato tra gli ultimi incisi dalla Karim, etichetta romana nata appena cinque anni prima, tirato in pochissime copie ed è uno dei rari LP in cui si può ascoltare Giuseppe «Pepito» Pignatelli alla batteria, meglio noto come animatore e sostenitore del jazz moderno romano, anche grazie alla gestione dei suoi club come il Blue Note (1970-1972) ed il Music Inn (dal 1974). Di Pepito, la cronaca tramanda più le personali e dolorose vicende che il suo profilo artistico e culturale. Nessuna menzione al suo drumming dal feeling intenso, pochissimi accenni al suo impegno produttivo (per esempio è grazie a lui se la HORO ha pubblicato il summit Big Band di Slide Hampton & Dusko Gojkovic) ma, in cambio, tantissimo gossip pecoreccio.


Da qualche mese il Trio italiano di Mal Waldron è stato ripubblicato in una splendida ristampa dalla seriE.WOC, 300 copie made in Italy ma disponibili principalmente sul mercato giapponese e tedesco.

Buon inizio!


Un tempo come un gagliardo veliero
la prora fendendo,
marosi schiumanti di rabbia marina,
solcai tutti i mari.

Poi,
nel fare ritorno verso le mie coste,
a poca distanza dalla riva,
la chiglia si arenò,
sopra una secca.

Ogni giorno i flutti
delle onde che lambiscono
lo scafo oramai immobile,
lo corrodono lentamente,
con la salsedine che sopra vi s’incrosta.
Di notte l’alta marea mi sommerge,
e il giorno dopo, riappare il veliero,
sempre più bianco e azzurrino,
da confondersi con il riverbero del sole.
               
E dalla riva nessuno lo scorge.
Anche se io
scorgo la riva.

da Il Vascello Fantasma di Tano Festa

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Credits:

Label: Karim
Catalog#: KLP 14
Format: LP
Country: Italy
Recorded in Rome, 1966
May 30th and 31st



Mal Waldron (Piano),
Pepito Pignatelli (Drums),
Giovanni Tommaso (Bass)



Tracklist :


1) Steady Bread (Mal Waldron)
2) Blues For Picchi (Mal Waldron)
 3) Rosa (Mal Waldron)
4) Maroc (Mal Waldron)
5) For Bob (Mal Waldron)




1) Theme De Coureurs (Mal Waldron)
2) View From St. Luca (Mal Waldron)
3) Chim Chim Cheree (R.M. Sherman)
4) Dock Scene (Mal Waldron)
5) Speedy (Mal Waldron)




lunedì 5 novembre 2012

Nunzio Rotondo _ Sound and Silence


Vi ho raccontato diverse volte dell’amicizia che mi ha legato a Nunzio e della stima che ho sempre avuto nei confronti della sua espressione musicale, forse più spesso sul vecchio blog di Splinder, come alcuni ricorderanno, che qui. 

In questi giorni ho ritrovato però un VHS con un vecchio filmato RAI, che lo riprendeva in quintetto al Festival del Jazz di Sanremo nel 1986, che ho voluto condividere con chi è interessato, ed ho cercato nuovamente le emozioni che la sua musica mi ha sempre donato.

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Nunzio Rotondo ha avuto un inizio folgorante, con aperti riconoscimenti delle stars del jazz internazionale e della stampa italiana d’epoca, anche se le sue registrazioni ufficiali si contano sulle dita di una mano. 
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Sound and Silence, almeno questa volta, è davvero un titolo azzeccato.

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Nunzio ha sempre inciso solo il necessario, per seguire quel senso di coerenza che lo ha contraddistinto nel panorama musicale, e che gli è costato caro, lasciandolo ai margini per più di quarant’anni, nonostante fosse uno dei personaggi di spicco nel passaggio tra il primo jazz suonato in Italia e l’affermazione di questa musica nell’attuale forma moderna.
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Ricordo ancora le nostre interminabili chiacchierate quando nel 2005 fu pubblicata una raccolta per la Via Asiago 10, una label nata dall’unione della Twilight Music e la Audioteca Radio Rai.
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Quando uscì quel primo CD, che avrebbe avuto un seguito nel 2007, Nunzio mi chiamava per chiedermi consiglio (lui, quel gigante del jazz chiedeva consiglio a me, piccolo fan, capite di che pasta era fatto?) perché i tipi della RAI volevano che lui firmasse un contratto che regolarizzasse la cessione dei diritti per quelle musiche, dietro un compenso 0,10 centesimi di € per ogni copia venduta (!!!).
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Nunzio si era rifiutato non tanto per l’esiguità vergognosa della proposta, ma perché voleva che le royalties andassero ad un sassofonista che aveva suonato con lui, Romano Liberatore, tanto grande quanto sconosciuto,  e che ora, così Nunzio diceva, se la passava male.
Ma per la RAI questo non era possibile, almeno non formalmente.
Lui non capiva, e non firmava.

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In quei giorni, io ero lì a dirgli che, nonostante la distanza che prendevo dai pirati travestiti da benefattori (altro che downloading illegale, Nunzié, questo è sfruttamento legalizzato), quantomeno queste ri-edizioni avrebbero permesso a nuovi appassionati di ascoltare la sua musica, dal momento che le sue incisioni su vinyle erano ricercate e rarissime da trovare. A Nunzio, allora, si addolciva la voce al pensiero che dei ragazzi potessero conoscerlo attraverso questi nuovi CD ma, ogniqualvolta cercava di concludere l’affaire, c’era sempre un motivo che bloccasse le sue intenzioni.
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Uno di quelli che lo infastidiva di più era il fatto che, quando andava o telefonava in RAI, doveva sempre parlare con una segretaria, una bella donna educata, diceva, che lo trattava più come una pratica da concludere che come l’uomo che era, e che difficilmente riusciva a farsi passare il diretto interessato, cioè Dario Salvatori che cura le riedizioni per la Via Asiago 10, e questo era un mondo non solamente sconosciuto a Nunzio, ma abitato da personaggi che lui si rifiutava di accettare.
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Alla fine, per fortuna mi viene da dire reprimendo un rigurgito di disgusto, le pubblicazioni furono date alle stampe, anche se non credo che Nunzio abbia mai firmato un contratto, e ci permettono di godere di una panoramica di incisioni e collaborazioni, che in questo primo CD vanno dal 1964 al 1980, che vedono Nunzio Rotondo con Franco D’Andrea, Gato Barbieri, Mal Waldron, Joel Vandroogenbroeck e Romano Liberatore, appunto, oltre ai fidi compagni ritmici, Dodo Goya, Franco Mondini, Maurizio Majorana e Roberto Podio.
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Questo CD, come il secondo “The Legend”, non ha mai goduto di felice distribuzione e, anche se a tutt’oggi risultano entrambi disponibili a catalogo, raramente si trova nei negozi di musica. Niente è cambiato nemmeno dopo la scomparsa di Nunzio Rotondo, tantomeno una rilettura a posteriori della sua statura artistica.

È così che ho deciso di metterlo in condivisione con voi, probabilmente attirando le ire degli integralisti del copyright (ma mi facci il piacere...), ma certamente tutelato dal benestare di Nunzio che, dovunque sia in questo momento, sono certo che approverà.

So long Nunzio!

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