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sabato 13 maggio 2023

...a Pepito Pignatelli, batterista _ Mal Waldron Trio

Questo disco del ’66 è stato tra gli ultimi incisi dalla Karim (etichetta romana nata cinque anni prima e fallita qualche mese dopo). Stampato in pochissime copie, è uno dei rari LP in cui si può ascoltare Giuseppe «Pepito» Pignatelli alla batteria, meglio noto come animatore e sostenitore del jazz moderno romano, anche grazie alla gestione dei suoi club come il Blue Note (1970-1972) ed il mitico Music Inn (dal 1974). In realtà Pepito era molto altro...



Del Principe Pignatelli la cronaca tramanda più le personali e dolorose vicende che il suo profilo umano, artistico e culturale. Nessuna menzione al drumming dal feeling intenso di Pepito o al suo swing innato; troppo folklore intorno ai suoi veri sentimenti, pochissimi accenni al suo impegno produttivo da vero mecenate ma, in cambio, tanto tanto, tantissimo gossip pecoreccio. 


Per fortuna la mia memoria si forma di continuo e in maniera differente.


Un tempo come un gagliardo veliero
la prora fendendo,
marosi schiumanti di rabbia marina,
solcai tutti i mari.

Poi,
nel fare ritorno verso le mie coste,
a poca distanza dalla riva,
la chiglia si arenò,
sopra una secca.

Ogni giorno i flutti
delle onde che lambiscono
lo scafo oramai immobile,
lo corrodono lentamente,
con la salsedine che sopra vi s’incrosta.
Di notte l’alta marea mi sommerge,
e il giorno dopo, riappare il veliero,
sempre più bianco e azzurrino,
da confondersi con il riverbero del sole.
               
E dalla riva nessuno lo scorge.
Anche se io
scorgo la riva.

da Il Vascello Fantasma di Tano Festa


*****

Credits:

Label: Karim
Catalog#: KLP 14
Format: LP
Country: Italy
Recorded in Rome, 1966
May 30th and 31st


Mal Waldron (Piano),
Pepito Pignatelli (Drums),
Giovanni Tommaso (Bass)


Tracklist :


1) Steady Bread (Mal Waldron)
2) Blues For Picchi (Mal Waldron)
 3) Rosa (Mal Waldron)
4) Maroc (Mal Waldron)
5) For Bob (Mal Waldron)



1) Theme De Coureurs (Mal Waldron)
2) View From St. Luca (Mal Waldron)
3) Chim Chim Cheree (R.M. Sherman)
4) Dock Scene (Mal Waldron)
5) Speedy (Mal Waldron)





martedì 8 febbraio 2022

the Giants are in Town! Sinesio & Music Inn present: Johnny Griffin - HORO Records 1974


Il 24 gennaio 1974, in Largo dei Fiorentini 3, all’angolo con la più “blasonata” Via Giulia, aprì a Roma il Music Inn di Pepito & Picchi Pignatelli.



Non era certo l’unico Jazz Club della capitale, che all’epoca ne vedeva già aperti diversi, tra cui “il Clubino” o il “Folkstudio” e del resto anche Pepito aveva inaugurato già nel ’71 il Blue Note in via dei Cappellari, 74 (poi chiuso per via dei primi casini giudiziari del “principe”), ma il Music Inn è stato e resterà IL LOCALE per antonomasia, e non credo solo per noi romani. 



Immagino che tutti abbiate sentito parlare almeno una volta di questo Club, o che vi siate ritrovati a vedere spezzoni, oramai leggendari, passati su Blob o Schegge alle tre di notte, registrati proprio in quella “grotta” e sono molto felice che una narratrice sensibile come Carola De Scipio, che ha già saputo raccontare con tanta profondità e rara grazia la figura di Massimo Urbani, si stia dedicando (con Roberto Carotenuto e le musiche di Enrico Pieranunzi) a un documentario su quello che è stato il mito di riferimento dei Jazz Club italiani, per l’aspetto da Cave, per la fama dei suoi gestori, per la cucina strepitosa (all’inizio gestita da Riccardo Lay) e, soprattutto, per i nomi stratosferici che presentava una sera dopo l’altra sul suo piccolo palco…



Basta scorrere oggi una loro qualsiasi programmazione per accorgersi che era proprio un’altra epoca per la Musica… 

L’apertura di fine gennaio ’74 fu affidata a Basso & Valdambrini, in Sestetto con Dino Piana; a seguire ci furono i “Summit”, il quintetto guidato da Dusko Gojkovic con Bobby Jones al tenore poi, per un’intera settimana, Mal Waldron e Steve Lacy e, a chiudere, Art Farmer. E il livello dei programmi proseguiva su questo tono: Franco Cerri con una ritmica romana, la Big Band di Tommaso Vittorini e Enrico Pieranunzi e poi Dexter Gordon, Kenny Drew, Flavio e Franco Ambrosetti (con J. F. Jenny Clarke al basso e Daniel Humair alla batteria)...  In un soleggiato giorno di aprile poi, arrivò Johnny the little giant Griffin, che suonò per un’intera settimana “accompagnato” dal Modern Art Trio (o buona parte dei Perigeo, se preferite…), cioè Franco D’Andrea al piano, Giovanni Tommaso al contrabbasso e Bruno Biriaco alla batteria.



In quel contesto agiva un altro personaggio fondamentale per il Jazz a Roma di quegli anni, Aldo Sinesio, che in totale sinergia con la programmazione del Music Inn non perdeva mai l’occasione di registrare quei giganti arrivati in città. Fu così che nacque la serie Jazz A Confronto della HORO e la gig di Johnny Griffin chiuse la prima decina, in maniera onesta e generosa col suo hard bop moderno, ma sarebbe benissimo potuta stare sul podio, secondo me, fosse solo per il primo titolo del Lato A, che fu un atto d’amore per il Club dei Pignatelli ed una conferma della sua statura, che risuona forte ancora oggi.



Sì, era sicuramente un’altra epoca quella, in cui potevi sedere al bancone del Music Inn con personaggi come Ornette Coleman, McCoy Tyner, Bill Evans, Jackie McLean, Max Roach o Chet Baker... anzi, forse era proprio un altro pianeta.

*****



Label: HORO
Catalog#: HLL 101-10
Format: LP
Country: Italy

Recorded at “Titania’s Studio”,
Rome on 1974, April 7

Johnny Griffin (tenor sax),
Franco D'Andrea (p), Giovanni Tommaso (bass), Bruno Biriaco (drums)



Tracklisting:

Side A

A1) Music Inn Blues - 8'44"
A2) For The Love Of - 8'07"


Side B

B1) Always Forever - 7'11"
B2) Keep Going - 12'02




domenica 6 febbraio 2022

Pasquale Santoli «Un Certo Discorso», Enrico Rava & Misha Mengelberg Octet + RAI Big Band - Live in Rome 1980

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Non ho conosciuto Pasquale Santoli personalmente - per cui non mi permetterò di raccontare l'uomo a ridosso del suo addio a questa terra - ma ho ammirato fortemente il suo gusto estetico e, cosa affatto disgiunta almeno in questo caso, il suo pensiero etico. 
Per questo mi limiterò a ricordarlo attraverso stralci delle sue parole (raccolte da Alessandro Achilli) e mettendo in condivisione uno dei suoi progetti musicali, raro quanto interessante, come questo di Enrico Rava & Misha Mengelberg con la Big Band della RAI.


A. A. «Come cominciò la sua esperienza quotidiana con "Un Certo Discorso", che negli anni ha usato la musica in vari modi?»
P. S. «Nel corso della sua lunga vita radiofonica, dal 8 novembre 1976 al primo gennaio 1988, lo spirito del programma è sempre stato lo stesso: affrontare la radio dal punto di vista degli immaginari, dei linguaggi, della creatività e delle identità giovanili. Fin dall'inizio, intorno al nucleo ideativo-produttivo "fondatore", ruotò una folta schiera di giovani collaboratori: autori, registi, giornalisti, studenti, esperti, musicisti, attori; una sorta di redazione allargata, un laboratorio permanente di idee. Tra i risultati di questa impostazione, ricorderei la cosiddetta rottura dei generi in base ai quali era connotata, fino alla riforma RAI, la natura dei programmi [...] Un secondo elemento specifico di UcD era rappresentato dalla ricerca di formati "d'autore" e di produzioni originali in chiave musicale e di spettacolo radiofonico ma anche di inchieste e di giornalismo sul campo»


A. A. «Nel 1979 UcD si avvalse dell'apporto di musicisti in studio: con quali ruoli? Mi pare che non si limitassero a fare un concerto radiofonico alternato a chiacchiere con i conduttori: alcuni erano ospiti per una settimana di seguito».
P. S. «Si studiava insieme un progetto di prodotto radiofonico, puntata per puntata, filtrato dal bagaglio delle proprie sensibilità e competenze ma con l’obiettivo di realizzare collettivamente un evento radiofonico. Naturalmente in quel contesto creativo ognuno assumeva in trasmissione il ruolo che la partitura prevedeva. Azzardando, si potrebbe dire che ogni trasmissione era una specie di improvvisazione jazz. Ne mutuava la forma e la poetica. Risultati talvolta discontinui facevano parte del gioco ma comunque erano sempre originali».


A. A. «Sempre nel ’79, Un certo Discorso cominciò a usare la big band Rai, altrimenti impegnata in stacchetti e sigle varie. C’era da subito l’idea di ospitare compositori/arrangiatori esterni?»
P. S. «La big band annoverava eccellenti musicisti che in molti casi esercitavano la loro creatività fuori dagli studi radiofonici. Erano una risorsa, direbbero oggi i manager aziendali, che aspettava di essere valorizzata. Per noi è stato semplicissimo arruolarli nella comunità di Un certo discorso: molti coltivavano le nostre stesse passioni e i nostri sentimenti musicali, ed erano capaci di tirarli fuori dai propri strumenti».


A. A. «Nel 1980 i concerti diventano ventitré (undici produzioni, allestite a Roma e a Venezia, più Shepp presentato anche a Reggio Emilia), con la costante della big band Rai integrata da compositori-arrangiatori e solisti ospiti: Gil Evans, Archie Shepp, Lacy-Tchicai-Rudd, Chris McGregor, Wheeler-Rutherford-Guy, Mangelsdorff-Schiaffini-Schoof, Westbrook-Vittorini, Willem Breuker, Alex Schlippenbach, Mengelberg-Rava-Colombo-Anderson-Geremia, George Russell. Come funzionava il rapporto tra gli ospiti e la big band? Ci furono equivoci, incomprensioni, fraintendimenti?»
P. S. «La stagione del 1980 è durata tre mesi ed è stata per tutti una maratona: ogni settimana quattro giorni di prove, concerto a Roma, trasferimento a Venezia, replica e così via. Si viveva un clima frenetico cadenzato da numerosi appuntamenti previsti e, naturalmente, da diverse emergenze. Ma sul piano dei rapporti tra musicisti ospiti e stabili non s’è mai verificato alcun problema. Naturalmente c’erano preferenze sul piano del gusto musicale da parte della big band ma la professionalità e il rigore di tutti hanno sempre prevalso».


A. A. «Nel 1982 si concluse il periodo delle produzioni radiofoniche Rai e l’azienda si limitò ad acquistare i diritti di messa in onda di festival jazz: che cosa andò perduto? Al di là del differente rapporto con i musicisti, alla base dell’«era Santoli» c’era anche l’idea precisa di un rapporto con gli ascoltatori?»
P. S. «Per la verità continuammo sino all’ultima puntata a sviluppare percorsi di ricerca che qualcuno, forse con tono dispregiativo, definiva "sperimentazione". Sul piano musicale ci buttammo da un lato nelle riprese di festival e rassegne jazz di grande prestigio e qualità o di eventi singoli come, per esempio, il concerto in diretta del ritorno sulla scena e in Italia di Miles Davis, o il recording studio workshop dei Cassix (Heiner Goebbels, Franco Fabbri, Alfred Harth, Umberto Fiori, Chris Cutler e Pino Martini) a Montepulciano nel luglio 1983. Ci dedicammo inoltre alle etichette indipendenti e alla musica autoprodotta. Cominciammo anche a frequentare con assiduità la musica contemporanea ed elettronica e, ancora una volta, invitammo, tramite una sorta di selezione per progetti, undici compositori a misurarsi con la realizzazione di musica concepita per la radio mettendo a loro disposizione le attrezzature elettroniche degli studi e un quartetto d’archi come organico fisso. Curammo maniacalmente le registrazioni, grazie allo straordinario talento della nostra squadra tecnica. Sperimentammo per primi le riprese olofoniche e digitali che usammo per
registrare il Prometeo di Luigi Nono restituendogli con grande efficacia, come riconobbe lo stesso compositore, le sonorità, le sensazioni fisiche, i colori dell’ambiente particolarissimo nel quale l’opera si teneva.

Per quanto riguarda il rapporto con gli ascoltatori, confesso che non ho molto da dire. Noi credevamo, forse illudendoci, non di interpretare ma di vivere radiofonicamente le sensibilità del nostro tempo e di metterle in scena quotidianamente. Penso che i dieci anni di Un Certo Discorso siano stati un modo di rispettare il ruolo di servizio pubblico di Radio3 e la fiducia dei suoi utenti».


Enrico Rava & Misha Mengelberg Octet + RAI Big Band 
 Recorded live at "Teatro dell'Opera", Rome, on May 19, 1980
(radio broadcast)

Enrico Rava, trumpet
Ray Anderson, trombone
Renato Geremia, violin, tenor saxophone
Eugenio Colombo, alto saxophone,flute
Larry Fishkind, tuba
Misha Mengelberg, piano
Giovanni Tommaso, bass
Han Bennink,drums, reeds
+
RAI B.B. :
Nino Culasso, Doriano Beltrame, Cicci Santucci, Oscar Valdambrini,tp;
Giancarlo Beccattini, Marco Pellacani, Gennaro Baldino, Dino Piana,tb;
Gianni Oddi, Baldo Maestri, Sal Genovese, Beppe Carrieri, Carlo Metallo, reeds;
Pino Rucher, gt;
Carlo Zoffoli, vib;





 Note:
l'intervista a Pasquale Santoli, è apparsa nello speciale dedicato a Jazz & Radio su Musica Jazz, dicembre 200
 **************


domenica 29 marzo 2015

Gato Barbieri _ Two Pictures,Years 1965-1968 - Music by Piero Umiliani


«Incontrai Gato Barbieri la prima volta nel 1965, era appena arrivato a Roma. Lui già suonava benissimo ma non lo conosceva nessuno. Iniziò a lavorare molto presto, ma solo come musicista negli studi della Rai. Non ricordo esattamente quando ci incontrammo, so che dovevo registrare due colonne sonore e avevo bisogno di bravi musicisti in fretta e quindi lo ingaggiai. Gato aveva un aspetto gradevole, era calmo e gentile. A quell'epoca era facile scambiarlo per un impiegato, con i capelli corti perfettamente tagliati e sempre vestito con eleganza, senza quel cappello nero che tutti oggi conosciamo come caratteristica del suo look. Qualche anno dopo, ebbe la sua grande chance: fu chiamato a comporre la colonna sonora per "Ultimo Tango a Parigi" di Bertolucci. In quell'occasione mi telefonò, chiedendomi se potevo curargli gli arrangiamenti, poi al momento di iniziare a lavorare non ebbi più notizie. In seguito seppi che, senza sorprendermi più di tanto, gli arrangiamenti li avrebbe curati nientemeno che Oliver Nelson!


Il grande successo di "Ultimo Tango a Parigi", a mio parere, non è derivato da Gato come compositore ma da Gato come sassofonista. Nonostante qualche altra possibile occasione non lavorammo più insieme perché oramai anche io ero impegnatissimo con il mio lavoro. Sui due film che abbiamo fatto insieme non c'è molto da dire. La musica per "Una Bella Grinta" è stata realizzata con un quintetto, ed è una delle più jazz della mia carriera. C'è un aneddoto invece che riguarda "Svezia, Inferno e Paradiso", l'altra mia colonna sonora nella quale ha suonato Gato. Nel finale i violini dovevano essere aggiunti elettronicamente, cosa inusuale all'epoca dato che eravamo alla fine degli Anni 60. Avevo costruito una specie di strumento, un registratore Ampex a 16 piste dotato di tastiera. Suonando la tastiera i violini erano registrati su ogni canale. Gato mi chiese di cos'era e io non sapendo dare un nome al marchingegno lo chiamai "Sarchiapone" una parola nonsense entrata nella storia grazie a una gag comica di quegli anni. In questa soundtrack c'è anche la canzone, "Sleep Now, Little One" cantata da Lydia McDonald che Gato ha reinterpretato in versione strumentale, dandogli una impronta diversa al punto che cambiammo anche il titolo in "Solitudine"». 

Piero Umiliani


***********************

Credits:

Label: Liuto Records
Catalog#: LRS 0063/2
Format: CD
Country: Italy
Released: 1990




O.S.T. of Una Bella Grinta
Movie directed by Giuliano Montaldo (1965)

Gato Barbieri (tenor sax), 
Enrico Rava (trumpet), Franco D'Andrea (piano, hammond), 
Giovanni Tommaso (bass), Bruno Biriaco (drums)

1. Una Bella Grinta - 5:02
2. Ballata Della Bassa Padana - 4:45
3. Lontananza E Sequenza - 6:06
4. Free Theme - 3:03
5. Ballata Della Bassa Padana - 1:50
6. Hammond Blues - 2:20




O.S.T. of Seden Heaven And Hell
Movie directed by Luigi Scattini (1968)

Gato Barbieri (tenor sax), 
Antonello Vannucchi (hammond, vibes), Piero Umiliani (piano), 
Enzo Grillini (guitar), Giovanni Tommaso (bass), Bruno Biriaco (drums)

7. Sleep Now Little One - 3:15
8. Solitudine - 2:30
9. Solitudine - 2:15
10. Piano Bossa Nova - 1:20
11. Free In Minore - 2:12
12. Solitudine - 2:12
13. Solitudine - 3:50
14. Sotto Il Tallone - 3:58


lunedì 30 dicembre 2013

Mal Waldron Trio, 1966 _ Il Vascello Fantasma


L’idea di questo post, che accompagnerà voi distratti lettori di questo diario fantasma nella formalità del passaggio tra il 2013 ed il nuovo anno, è nata prima della scelta del disco in oggetto, ed è più un pensiero, un proposito o un proponimento a me stesso, che di dispensar consigli non è proprio aria, piuttosto che la semplice proposizione di un album di jazz.


Io vorrei restare infantile e continuare a godere di ogni singolo istante, vorrei mantenere il saper vivere qui ed ora, vorrei tenere lo sguardo fisso sull’oggi anziché distrarmi nel mettere a fuoco un improbabile domani. E, soprattutto, non vorrei rimpianti di momenti perduti, perché odio le rivalutazioni posticipate e le celebrazioni in ritardo.


Questo vorrei nel 2014 ed oltre, perché le cose cambiano, i sentimenti invecchiano e le persone muoiono e col senno di poi non ci si fa nemmeno una buona zuppa calda, ‘ché è meno utile della coccia di formaggio.


Questo disco del ’66 è stato tra gli ultimi incisi dalla Karim, etichetta romana nata appena cinque anni prima, tirato in pochissime copie ed è uno dei rari LP in cui si può ascoltare Giuseppe «Pepito» Pignatelli alla batteria, meglio noto come animatore e sostenitore del jazz moderno romano, anche grazie alla gestione dei suoi club come il Blue Note (1970-1972) ed il Music Inn (dal 1974). Di Pepito, la cronaca tramanda più le personali e dolorose vicende che il suo profilo artistico e culturale. Nessuna menzione al suo drumming dal feeling intenso, pochissimi accenni al suo impegno produttivo (per esempio è grazie a lui se la HORO ha pubblicato il summit Big Band di Slide Hampton & Dusko Gojkovic) ma, in cambio, tantissimo gossip pecoreccio.


Da qualche mese il Trio italiano di Mal Waldron è stato ripubblicato in una splendida ristampa dalla seriE.WOC, 300 copie made in Italy ma disponibili principalmente sul mercato giapponese e tedesco.

Buon inizio!


Un tempo come un gagliardo veliero
la prora fendendo,
marosi schiumanti di rabbia marina,
solcai tutti i mari.

Poi,
nel fare ritorno verso le mie coste,
a poca distanza dalla riva,
la chiglia si arenò,
sopra una secca.

Ogni giorno i flutti
delle onde che lambiscono
lo scafo oramai immobile,
lo corrodono lentamente,
con la salsedine che sopra vi s’incrosta.
Di notte l’alta marea mi sommerge,
e il giorno dopo, riappare il veliero,
sempre più bianco e azzurrino,
da confondersi con il riverbero del sole.
               
E dalla riva nessuno lo scorge.
Anche se io
scorgo la riva.

da Il Vascello Fantasma di Tano Festa

************************



Credits:

Label: Karim
Catalog#: KLP 14
Format: LP
Country: Italy
Recorded in Rome, 1966
May 30th and 31st



Mal Waldron (Piano),
Pepito Pignatelli (Drums),
Giovanni Tommaso (Bass)



Tracklist :


1) Steady Bread (Mal Waldron)
2) Blues For Picchi (Mal Waldron)
 3) Rosa (Mal Waldron)
4) Maroc (Mal Waldron)
5) For Bob (Mal Waldron)




1) Theme De Coureurs (Mal Waldron)
2) View From St. Luca (Mal Waldron)
3) Chim Chim Cheree (R.M. Sherman)
4) Dock Scene (Mal Waldron)
5) Speedy (Mal Waldron)




giovedì 31 ottobre 2013

Enrico Rava 4tet _ Rose Selavy _ Top Jazz in Italy _ 1982

Appunti per una video/discografia di Massimo Urbani _ Video

Programma TV – 3’27”
1. Rose Selavy (E. Rava)



Formazione: Massimo Urbani (as), Enrico Rava (tp), 
Franco D’Andrea (p), Giovanni Tommaso (b), Barry Altschul (dr)
Registrato: a Milano, Teatro Ciak, 07 marzo 1983

Note: I vincitori italiani del primo sondaggio organizzato dalla rivista Musica Jazz, sul palcoscenico del Ciak

martedì 22 ottobre 2013

Enrico Rava & Massimo Urbani - D’Andrea/Tommaso/Romano _ LIVE AT JAZZBO ‘90


Credits:

Label: PHILOLOGY
Catalog#: W 338.2 (2Cd, 2006)

Country: Italy
Recorded: a Bologna, live al JazzBO ’90, 
Multisala Auditorium 1990, February 23th

Massimo Urbani (as), Enrico Rava (tp, flh), 
Franco D’Andrea (p), Giovanni Tommaso (b), Aldo Romano (dr)



Tracklist:

CD1

1. Stella By Starlight (V. Young) 11'42"
2. My One And Only Love (R. Mellin) 13'40"
3. My Funny Valentine (R. Rodgers) 10'05"
4. I Could Write A Book (R. Rodgers) 11'54"

CD2

1. Star Eyes (De Paul; Raye) 18'06"
2. Autumn Leaves (J. Prevert; J. Mercer) 10'40"
3. When Lights Are Low (B Carter; S. Williams) 11'20"


lunedì 21 ottobre 2013

Giovanni Tommaso _ VIA G.T. _ 1986


Credits:

Label: RED RECORD
Catalog#: VPA 196 (Lp, 1986);
RR123196-2 (Cd, 1994);

Country: Italy
Recorded: a Roma, RCA Studio C, il 15 e 16 aprile 1986

Massimo Urbani (as),  Paolo Fresu (tp, flh), 
Danilo Rea (p), Giovanni Tommaso (b), Roberto Gatto (dr)



Tracklist:

1. Meet You On The Way (G. Tommaso) 6'10"
2. Formiche (G. Tommaso) 7'26"
3. Amore, Toujour L'Amour (G. Tommaso) 4'10"
4. Take The Money And....Spend It! (G. Tommaso/D. Rea) 5'10"
5. Femina Rufa (G. Tommaso) 6'43"
6. No Day After, No! (G. Tommaso) 7'52"
7. Sixteen Blues (G. Tommaso) 7'13"




domenica 12 febbraio 2012

Intervallo _ Quartetto di Lucca _ 1962


 Founded in 1957, the Quintetto di Lucca got noticed at the Rome Jazz Festival in 1958 and soon recorded its first album for RCA. Covering all the jazz clubs throughout the italian peninsula, the Quintetto soon became known as one of the best jazz bands in the country and accompanied Chet Baker for several months at the end of 1959. After a tour in the United States, the group parted ways with guitarist Gaetano Mariani and renewed its repertoire as the more modern Quartetto di Lucca.


Credits:

Label: RCA
Catalog #: PML 10361
Format: LP
Country: Italy

Recorded at Rome,
1962

Antonello Vannucchi (vibes),
Vito Tommaso (piano),
Giovanni Tommaso (bass),
Giampiero Giusti (drums)



Tracklisting:

Side One

1) Quartetto - 9:08
2) Soft Winds - 04:54
3) Night in Tunisia - 07:29
4) Estate '61 - 10:00
5) Gabry - 05:45


Side Two

6) Blues for Carole n°2 - 02:21
7) Like Someone in Love - 04:38

Bonus Tracks:
as before but Rome 1959, Maj 11
with Gaetano Mariani (el. g)
8) Lullaby of Birdland - 02:59
9) West Blues - 04:04
10) Estate '58 - 07:36