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martedì 8 febbraio 2022

the Giants are in Town! Sinesio & Music Inn present: Johnny Griffin - HORO Records 1974


Il 24 gennaio 1974, in Largo dei Fiorentini 3, all’angolo con la più “blasonata” Via Giulia, aprì a Roma il Music Inn di Pepito & Picchi Pignatelli.



Non era certo l’unico Jazz Club della capitale, che all’epoca ne vedeva già aperti diversi, tra cui “il Clubino” o il “Folkstudio” e del resto anche Pepito aveva inaugurato già nel ’71 il Blue Note in via dei Cappellari, 74 (poi chiuso per via dei primi casini giudiziari del “principe”), ma il Music Inn è stato e resterà IL LOCALE per antonomasia, e non credo solo per noi romani. 



Immagino che tutti abbiate sentito parlare almeno una volta di questo Club, o che vi siate ritrovati a vedere spezzoni, oramai leggendari, passati su Blob o Schegge alle tre di notte, registrati proprio in quella “grotta” e sono molto felice che una narratrice sensibile come Carola De Scipio, che ha già saputo raccontare con tanta profondità e rara grazia la figura di Massimo Urbani, si stia dedicando (con Roberto Carotenuto e le musiche di Enrico Pieranunzi) a un documentario su quello che è stato il mito di riferimento dei Jazz Club italiani, per l’aspetto da Cave, per la fama dei suoi gestori, per la cucina strepitosa (all’inizio gestita da Riccardo Lay) e, soprattutto, per i nomi stratosferici che presentava una sera dopo l’altra sul suo piccolo palco…



Basta scorrere oggi una loro qualsiasi programmazione per accorgersi che era proprio un’altra epoca per la Musica… 

L’apertura di fine gennaio ’74 fu affidata a Basso & Valdambrini, in Sestetto con Dino Piana; a seguire ci furono i “Summit”, il quintetto guidato da Dusko Gojkovic con Bobby Jones al tenore poi, per un’intera settimana, Mal Waldron e Steve Lacy e, a chiudere, Art Farmer. E il livello dei programmi proseguiva su questo tono: Franco Cerri con una ritmica romana, la Big Band di Tommaso Vittorini e Enrico Pieranunzi e poi Dexter Gordon, Kenny Drew, Flavio e Franco Ambrosetti (con J. F. Jenny Clarke al basso e Daniel Humair alla batteria)...  In un soleggiato giorno di aprile poi, arrivò Johnny the little giant Griffin, che suonò per un’intera settimana “accompagnato” dal Modern Art Trio (o buona parte dei Perigeo, se preferite…), cioè Franco D’Andrea al piano, Giovanni Tommaso al contrabbasso e Bruno Biriaco alla batteria.



In quel contesto agiva un altro personaggio fondamentale per il Jazz a Roma di quegli anni, Aldo Sinesio, che in totale sinergia con la programmazione del Music Inn non perdeva mai l’occasione di registrare quei giganti arrivati in città. Fu così che nacque la serie Jazz A Confronto della HORO e la gig di Johnny Griffin chiuse la prima decina, in maniera onesta e generosa col suo hard bop moderno, ma sarebbe benissimo potuta stare sul podio, secondo me, fosse solo per il primo titolo del Lato A, che fu un atto d’amore per il Club dei Pignatelli ed una conferma della sua statura, che risuona forte ancora oggi.



Sì, era sicuramente un’altra epoca quella, in cui potevi sedere al bancone del Music Inn con personaggi come Ornette Coleman, McCoy Tyner, Bill Evans, Jackie McLean, Max Roach o Chet Baker... anzi, forse era proprio un altro pianeta.

*****



Label: HORO
Catalog#: HLL 101-10
Format: LP
Country: Italy

Recorded at “Titania’s Studio”,
Rome on 1974, April 7

Johnny Griffin (tenor sax),
Franco D'Andrea (p), Giovanni Tommaso (bass), Bruno Biriaco (drums)



Tracklisting:

Side A

A1) Music Inn Blues - 8'44"
A2) For The Love Of - 8'07"


Side B

B1) Always Forever - 7'11"
B2) Keep Going - 12'02




lunedì 23 dicembre 2019

Stafford James with Enrico Rava - HORO 1975, Jazz A Confronto #26


In questi giorni sto raccogliendo molte interviste a diversi protagonisti di questa musica per un progetto di cui spero potervi raccontare a breve.

Ora, al di là dell’aspetto pratico in cui alcuni “famosi vecchi leoni” ti concedono tutto il tempo del mondo direttamente in live recording ed altri, anche misconosciuti giovin virgulti, posticipano, vogliono leggere le domande in anticipo e danno sòle, ed anche volendo superare l’annosa questione che tenta di spiegare il “perché” di una intervista loffia, che quasi sempre si riconduce alle domande mosce dell’intervistatore (e ci sta’) e raramente alla possibilità di una scarsa capacità di dare forma ad un racconto di alcuni intervistati (e pure questo ci sta’ tutto), è di altro che vi vorrei parlare.



E sì, perché di queste ore passate intorno ad un tavolo o al telefono, quello che più mi è rimasto impresso non sono tanto le parole sulla Musica, ma sono le vicende su tutto quello che gli gira intorno che mi raccontano di più della persona che ho di fronte. 



Per esempio con Enrico Rava, dopo aver conversato amabilmente su alcuni suoi dischi con tante frasi “arrrotondate” e raccolto alcuni spunti da lui offerti al tema («forse la gente non lo sa, ma sia io che Franco D’Andrea, siamo dei grandi appassionati di Dixieland») ne ho colto uno che inizialmente mi è sembrato uno scivolone per una intervista di Jazz, cioè quel gancio emotivo che mi era stato offerto dal libretto di Altan, impresso nella mia memoria di appassionato di Comics tanto quanto la Musica di Noir, se non un pochino di più…



Ed invece questo tema trasversale ha aperto ad argomenti imprevisti e fantastici, che ci ha portato a discutere in modo più “sbragato” e per questo più sincero di BD, cioè di Moebius quanto di Tex, dei francesi che, nonostante tutto, non sembrano cogliere più al volo le occasioni («io avrei fatto uscire proprio il fumetto con una sua autonomia, magari con il CD allegato)», della Giungla brasiliana dove l’uomo bianco non era mai stato, di Raymond Chandler e Dashiell Hammett (ben più che dell’amato Carver o del temibile Proust), di cantanti da Osteria e di vecchi tromboni a coulisse puzzolenti, di quell’esilarante video RAI del 1974 e dei riflessi emotivi di Michelangelo Pistoletto, dei Living Theatre e di tanti altri incontri indelebili con i fratelli Bertolucci, Gianni Amico e soprattutto, Marcello Melis. 



Chissà perché, ma ancora una volta l’aver defibrillato “Jazz from Italy” mi fa pensare che la vita quotidiana è l’Arte più interessante che ci sia… 



«potrei dirti che io non ho una vera vita sociale con i musicisti, devo dire la verità… certo, siamo amici da anni, ci divertiamo sul palco subito prima e dopo aver suonato, mangiamo e cazzeggiamo insieme e questo crea feeling, ma spesso, fuori da questo contesto, mi annoio molto, perché si parla solo di Musica e di pettegolezzi musicali, mentre nella mia vita ho tanti altri interessi…»


JfI: Altan ti ha iconizzato in maniera tagliente e spesso arcigna, mentre io trovo molta ironia in Enrico Rava e c’è una cosa che ho sempre desiderato chiederti: quel video RAI in cui suonate in quartetto con Massimo Urbani, Calvin Hill e Nestor Astarita e vi “autoproclamate” i migliori musicisti del mondo... ma a chi è venuta in mente una storia così???

Enrico Rava: lì eravamo a Torino, ed il direttore della RAI di quegli anni era Folco Portinari, che era un Poeta anche abbastanza importante e, tra l’altro, era stato per un certo periodo anche il fidanzato di Juliette Greco e che, ovviamente, adorava il Jazz. Io, quando ho fatto quelle cose in RAI con Massimo, vivevo a NY e lui restò molto colpito dalla mia musica ed ogni volta che tornavo in Italia mi organizzava sempre qualcosa… il regista di quel video poi era Maurizio Corgnati, uomo coltissimo e collezionista di pittura, che fu quello che raccolse Milva, che era cantante da Balera e l’ha fatta diventare una donna raffinata, comunque anche lui si entusiasmò a sua volta del nostro gruppo e fu proprio sua l’idea di quel video, ironica ovviamente, che noi all’inizio osteggiammo imbarazzati, ma poi ci divertì e ne comprendemmo la portata.



JfI: esilarante, ma non solo, visto che era mamma-RAI del 1974 ed il brano che accennate è “Closer”, pezzo affatto semplice appena uscito sul disco della HORO


ER: si, esattamente. Poco prima che io cominciassi a registrare per la ECM avevo inciso per Aldo Sinesio a Roma. Devi sapere che Sinesio era il fratello di un Senatore democristiano, personaggio “pesante” in Sicilia e di lui ricorderò sempre una cosa molto simpatica, cioè che il giorno dopo la registrazione di quel disco noi saremmo partiti per dei concerti, tra cui alcune date al Brass Club di Palermo e, proprio poco prima che partissimo, Aldo mi disse “Enrico, se a Palèmmo hai bisogno di quaccòsa, di quàssìasi cosa» [imita il dialetto il siciliano] «tu fai un nummero di telefono, un nummero quàssìasi e, quànno rispònnono, dicci subbito che sei amico di Aldo Sinesio” [risate]. Un personaggio vero Sinesio, ed era molto amico di Camilleri che, a sua volta, era molto appassionato di Jazz.



JfI: c’è un altro disco di quella serie che ascolto spesso e volentieri, quello con Stafford James… peccato che quel catalogo sia praticamente irreperibile ai più

ER: è vero, non si sa che fine abbia fatto, perché c’erano cose davvero interessanti, ricordo Gil Evans e Archie Sheep, per esempio. Ma il fatto è che passa il tempo e le cose spariscono... sembra normale a tanti, anche se non lo è.


Art by Francesco Tullio Altan


***


JAZZ A CONFRONTO 26

STAFFORD JAMES - HLL 101-26


Label: HORO
Catalog#: HLL 101-26
Format: LP
Country: Italy

Recorded in, Rome 1975, July 31

Stafford James (bass), Enrico Rava (trumpet),
Dave Burrell (piano), Beaver Harris (drums)




Tracklisting:

JAZZ A CONFRONTO 26 - Side A

A1) Costa Bruciata - 9'40"
A2) Neptune's Child - 12'18"





JAZZ A CONFRONTO 26 - Side B

B1) City Of Dreams - 5'16"
B2) I Ain't Named It Yet - 11'46"





giovedì 4 luglio 2013

Aldo Sinesio has gone away _ Enzo Scoppa & Cicci Santucci _ Povertà _ 1971

 

In questi ultimi mesi avevo nuovamente cercato di contattare Aldo Sinesio, nell’ipotesi di realizzare un’intervista per il rilancio del sito della HORO Records, e la nuova disponibilità del catalogo, come riportato sul sito stesso.


Purtroppo il tempo non è sempre amico delle nostre intenzioni e, nonostante l’interessamento di alcuni suoi familiari, non sono riuscito a realizzare questo proposito prima che Aldo se ne andasse.


Del resto la sua personale esperienza, l’inequivocabile passione, le poche parole già lasciate ai posteri, come nell’intervista raccolta da Marcello Piras nel 1974 per i tipi di Musica Jazz, e la vasta discografia che ha realizzato per le sue etichette, parlano già da sole.


Se siete curiosi, in rete c’è il blog che ho dedicato alla HORO diversi anni fa e la bellissima intervista realizzata da Gianni Gebbia, disponibile su Youtube.


L’importante è non dimenticare!

Ciao Aldo, e grazie.


Aldo Sinesio
Porto Empedocle 23 marzo 1930 – Roma 02 luglio 2013

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Credits:

Viaggio Attraverso i Problemi dell'uomo:
Povertà

Label: Roman Record Company 
Catalog#: AG 106
Format: LP
Country: Italy
Recorded
1971

Music by Enzo Scoppa
arrangements of Cicci Santucci

1) Schianto
2) Pane amaro
3) Privazione
4) Carestia
5) Tirannide
6) Inedia
7) Sottosviluppo



1) Necessità
2) Recesso
3) Indigenza
4) Accattonaggio
5) Fame atavica
6) Frustrazione

martedì 6 ottobre 2009

MARIO SCHIANO & GIORGIO GASLINI - HORO Jazz A Confronto 8



1974, february 12th

This is the first meeting, and the only on record, from two great jazz master, supported from the young hopes of the italian jazz, like a Massimo Urbani, Maurizio Giammarco and Toni Formichella.
These young musicians followed the first course of jazz that Gaslini held to the conservatory of S. Cecilia of Rome, with also to Patrizia Scascitelli, Bruno Tommaso, Tommaso Vittorini and more

So, the critics tells that, between Schiano e Gaslini, there was hostility, because Schiano had recorded for first the young lions on the beginning of 1973, in your beautiful "SUD".
Really, it had happened because Mario Schiano knew the roman jazz clubs much more that the academic pianista.
.

When Aldo Sinesio proposed he to recording for the HORO, Schiano proposed to meet Gaslini, own with "they" young students.
All roman jazz world said that Giorgio would not have accepted.

That day, Gaslini, was not only introduced in advance in the "Titania" studies, but in all two tracks that it recorded with Schiano, there is a clear message.
In one it's on the title "Unità", in the second it's in the beauty and in the grace of the composition "Canto Ritrovato", an ancient Lombardic song relaborated from he.

This is the first meeting, and the only on record, from two great jazz master, supported from the young hopes of the italian jazz.


Credits:

Label: HORO

Catalog#: HLL 101-8

Format: LP

Country: Italy

Released: 1974

Mario Schiano (alto sax),
Bruno Tommaso (bass),
Michele Iannaccone (drums out on B1),
Maurizio Giammarco (ten. sax on A1, A2, B2; fl on A1; p on A1),
Toni Formichella (ten. sax on A1, A2, B2),
Massimo Urbani (soprano sax on A2, B2),
Giorgio Gaslini (p. on B1, B3)


Tracklisting:


A1) White Brush (Giammarco) – 14’10”
A2) Life Saver (Schiano) – 5’50”

Side B

B1) Canto Ritrovato (Gaslini) – 5’28”
B2) Lesile (Formichella) – 6’43”
B3) Unità (Gaslini) – 11’11”