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giovedì 24 ottobre 2013

AA. VV. LABORATORIO DELLA QUERCIA _ 1978


Credits:

Label: HORO
Catalog#: HDP 39-40 (2 Lp, 1979)

Country: Italy
Recorded: a Roma, live alla “Quercia del Tasso”, 5 e 6 luglio 1978

Formazione #1, 4, 5, 6, 7: Massimo Urbani (as), Enrico Rava, 
Kenny Wheeler, Alberto Corvini (tp), Roswell Rudd, Danilo Terenzi (tb), 
Steve Lacy (ss), Steve Potts (as, ss), Eugenio Colombo (as, bar, fl), 
Evan Parker (ts, ss), Maurizio Giammarco (ts, ss, sopranino, fl.), 
Tommaso Vittorini (bar), Frederick Rzewski, Martin Joseph (p), 
Tristan Honsinger, Irene Aebi (cello), Kent Carter, Roberto Bellatalla (b), 
Noel McGhee, Roberto Gatto (dr), Paul Lytton (dr, perc)

Tracklist:

1. Tromblues° (E. Rava) 11’00”
2. Dialogando (D. Terenzi) 11’10”
3. La Quercia (Lytton, Parker, Rzewski, Terenzi, Wheeler) 21’25”
4. Vortex Waltz° (M. Giammarco) 14’46”
5. Nella Casa Delle Papere° (E. Colombo) 10’07”
6. La Legge È Uguale Per Tutti° (T. Vittorini) 6’11”
7. The Message From The Maine° (R. Rudd) 18’00”

thanks to

giovedì 17 ottobre 2013

Giorgio Gaslini Double _ MESSAGE _ 1973


Credits:

Label: BASF
Catalog#: Z23312 (Lp, 1973)
Soul Note 121356/7-2 (Cd. 2008)

Country: Italy
Recorded: a Milano, Studio 7, il 9 e 12 marzo 1973. 

1a Formazione: Massimo Urbani (as), Enrico Rava (tr), Paul Rutherford (tb), Gianni Bedori (ts, bass fl), Giorgio Gaslini (p, dir), Bruno Tommaso (b), Filippo Monico (dr).

2a Formazione: Guido Mazzon (tr), Danilo Terenzi (tb), Vincenzo Caroli (fl), Maurizio Giammarco (ss), Tommaso Vittorini (ts), Patrizia Scascitelli (p), Roberto Della Grotta (b), Franco Tonani (dr), Nicola Raffone (perc)



Tracklist:

1. Message – part one (G. Gaslini) 16’15”
2. Message – part two (G. Gaslini) 16’00”

sabato 5 ottobre 2013

Mario Schiano Quintetto, Ottetto, Big Band _ SUD _ 1973


Credits:

Label: It/Tom Orrow
Catalog#: ZSTOM 2001 (Lp, 1973)
                 Splasc(H) H 501-2 (Cd, 1990)

Recorded: in Roma, Studio 38, 
8/9, 11 and 17 January 1973

Mario Schiano : alto sax, (fl # 2); 
Tommaso Vittorini : tenor sax (# 1-2-5-6, arr # 6); 
Maurizio Giammarco : soprano sax (# 1-2-3-6);
Massimo Urbani : alto sax  (# 1-2-6); 
Toni Formichella : baritone sax (# 1-2-4-5-6); 
Eugenio Colombo : alto sax, (fl # 6); 
Massimo Bartoletti : trumpet (# 6); 
Roberto Antinolfi :  trumpet (# 6); 
Gaetano Delfini :  trumpet (# 6); 
Guido Anelli : trombone (# 6); 
Ruggero Pastore : trombone (# 6); 
Bruno Tommaso : contrabass; 
Roberto Della Grotta : contrabass (# 6); 
Afonso Alcantara Vieira : drums; 
Mandrake : tumbadora



Tracklist:

1. Sa Bruscia (M. Melis) 9’43”
2. Supramonte (M. Melis) 9’20”
3. Palazzo Panorama, Int. 25 – a mia Madre (M. Schiano) 4’50”
4. Belice, Veduta Aerea (B. Tommaso) 2’14”
5. Gambrinus – alla critica militante (M. Schiano) 1’19”
6. Sud - to Renzo Margonari (M. Schiano; arr. T. Vittorini) 6’38”
7. Lover Man° (R. Ramirez; J. Davis)

track #7, only on CD, recorded at Auditorium RAI, 26 May 1978 with other musicians


sabato 23 febbraio 2013

Pre-Election Day 2013 _ Franco Ambrosetti _ Grazie Italia, 1999



born like this
into this
as the chalk faces smile
as Mrs. Death laughs
as the elevators break
as political landscapes dissolve
as the supermarket bag boy holds a college degree
as the oily fish spit out their oily prey
as the sun is masked


we are
born like this
into this
into these carefully mad wars
into the sight of broken factory windows of emptiness
into bars where people no longer speak to each other
into fist fights that end as shootings and knifings


born into this
into hospitals which are so expensive that it's cheaper to die
into lawyers who charge so much it's cheaper to plead guilty
into a country where the jails are full and the madhouses closed
into a place where the masses elevate fools into rich heroes


born into this
walking and living through this
dying because of this
muted because of this
castrated
debauched
disinherited
because of this
fooled by this
used by this
pissed on by this
made crazy and sick by this
made violent
made inhuman
by this


the heart is blackened
the fingers reach for the throat
the gun
the knife
the bomb
the fingers reach toward an unresponsive god


the fingers reach for the bottle
the pill
the powder


we are born into this sorrowful deadliness
we are born into a government 60 years in debt
that soon will be unable to even pay the interest on that debt
and the banks will burn
money will be useless
there will be open and unpunished murder in the streets
it will be guns and roving mobs
land will be useless
food will become a diminishing return
nuclear power will be taken over by the many
explosions will continually shake the earth
radiated robot men will stalk each other
the rich and the chosen will watch from space platforms
Dante's Inferno will be made to look like a children's playground


the sun will not be seen and it will always be night
trees will die
all vegetation will die
radiated men will eat the flesh of radiated men
the sea will be poisoned
the lakes and rivers will vanish
rain will be the new gold


the rotting bodies of men and animals will stink in the dark wind
the last few survivors will be overtaken by new and hideous diseases


and the space platforms will be destroyed by attrition
the petering out of supplies
the natural effect of general decay


and there will be the most beautiful silence never heard
born out of that.


the sun still hidden there
awaiting the next chapter.


Dinosauria, We 
by Charles Bukowski, 1993
 



*******************


Credits:

Grazie Italia

Label: Enja
Catalog# ENJ-9379 2
Format: CD
Country: Germany

Recorded in Lugano, Switzerland
In May 1999

Franco Ambrosetti (tp, flgh),
Gianluca Ambrosetti (soprano sax)
Enrico Rava (tp, flgh),
Maurizio Giammarco (tenor & soprano saxes),
Gabriele Comeglio (alto sax),
Dado Moroni (p, Hammond),
Antonio Faraò (piano),
Furio Di Castri (bass),
Roberto Gatto (drums),
Alfredo Golino (drums)

special guest
Flavio Ambrosetti (tenor sax)


Tracklist:

1)      Roma Non Fa’ la Stupida (Trovajoli) – 6:18
2)      Volare - (Modugno – Migliacci) – 5:50
3)      Vecchio Frack (Modugno – Treppiedi) – 3:36
4)      Tintarella di Luna (De Filippis) – 7:45
5)      E Se Domani (Calabrese – Rossi) – 5:29


6)      Donna (Kramer) – 6:54
7)      E La Chiamano Estate (Califano – Martino) – 4:54
8)      Le Tue Mani (Spotti – Rizza) – 8:09
9)      Caruso (Dalla) – 9:03
10)  Nun E’ Peccato (Calise – Rossi) – 4:39
11)  Che Cosa C’E’ ( Paoli) – 3:48




lunedì 28 gennaio 2013

Mario Schiano _ All Of Me _ Sings My Funny Valentine, 1999


Uno dei dischi più interessanti, a mio parere, ed intensi del 2012, non è solo un doveroso omaggio a Mario Schiano, uomo curioso e musicista tra i più attivi e sorprendenti e, forse proprio per questo, artista anomalo in un panorama che privilegia la ripetitiva uniformità collaudata, ma riporta alla luce, sotto forma di ghost track, anche uno stralcio fondamentale della sua poetica: il sincero amore e la profonda conoscenza del jazz tutto, trasmutato attraverso l’utilizzo della propria voce nella forma più originale e lontana dall’imitazione passiva degli stilemi afroamericani.


Di solito, quando si scrive «voce» per un musicista, s’intende il suono e la riconoscibilità del suo strumento, e sarebbe termine adatto soprattutto per il sassofono di Schiano, che ha giocato un ruolo unico nella evoluzione del jazz in Italia, ma in questo caso intendo proprio la sua voce come canto, in quanto l’ultima traccia di If Not è quella Song, già pubblicata nel febbraio del 1977 a conclusione del disco “Test”, registrato da Mario con quattro giovanissimi musicisti romani tra cui Maurizio Urbani, fratello minore di Massimo, che enuncia in maniera unica, ironica e sinceramente iconografica, la più disincantata delle utopie: il jazz non ha confini di sorta, il jazzista non ha limiti di forma.


Cito da Francesco Martinelli «Schiano ha descritto il rapporto con il sax con una frase che vale la pena di riportare: "Lo strumento mi risultava sempre come qualcosa di magico, un prolungamento cromato dell'esofago, che lasciava cantare fuori le cose di dentro". Si manifesta qui un rapporto con la musica che è viscerale nel senso più pregnante: tornano alla mente le pagine di Barthes dedicate alla grana della voce, "qualche cosa che è direttamente il corpo del cantante, trasportato in un solo movimento alle vostre orecchie, dal fondo delle caverne, dei muscoli, delle mucose, delle cartilagini...come se una sola pelle tappezzasse la carne interna del cantante e la musica che egli canta". Nell'opposizione teorica tra feno-canto e geno-canto introdotta da Julia Kristeva e presa da Barthes come punto di partenza, il geno-canto è "lo spazio in cui i significati germinano dal dentro della lingua e della sua stessa materialità... un gioco significante estraneo alla comunicazione, alla rappresentazione, all'espressione... non ciò che si dice, ma la voluttà dei suoi suoni significanti". »


È nota la fascinazione per l’avanspettacolo, per la tradizione musicale e per l’atmosfera dei night club di Mario Schiano, probabilmente retaggio delle proprie origini ma, più sicuramente, mezzo per affermare la sua iconoclastica partecipazione alla storia culturale di questo paese, tanto quanto è conosciuta, anche se raramente ricordata, la sua attiva presenza sui palcoscenici d’avanguardia, la sua irriverente e graffiante ironia culturale, la sua contrapposta posizione rispetto ai potenti ed i puristi del jazz.


Mario Schiano è stata la vera cartina tornasole del jazz italiano, sempre improvvisamente dall’altra parte della barricata che l’establishment dell’italietta musicale tendeva a costruire.
.
Uomo incompreso del «’o vero free» già a metà degli anni Sessanta, mentre i jazzisti si prodigavano ancora nelle più comuni registrazioni delle colonne sonore cinematografiche o della musica d'atmosfera a metraggio; musicista singolare e cane sciolto nei confronti dei gruppi orchestrali che accompagnavano i cantanti più popolari, o infoltivano le orchestre RAI, ma che raramente vedevano i loro nomi stampati sulle copertine; coraggioso amante del Varietà e dell’avanspettacolo d’antan mentre, sul finire degli anni Settanta, le avanguardie cercavano gelosamente di mantenere a galla il loro status quo di modernisti in un immobile stagno creativo. Nessuna strada maestra, nessun compromesso, a qualsiasi prezzo. 
.
Questo sembra essere il suo più sincero insegnamento.


Ma se della sua musica si è scritto, anche se mai abbastanza, è del suo rapporto con la forma canzone e con lo spettacolo più in generale che vorrei approfondire.

Già nel 1974 Schiano realizzò un «disco-spettacolo», o quello che probabilmente è il primo concept album inciso da un jazzista: Partenzadi Pulcinella per la Luna, che inizia proprio con un’apertura di sipario, si apre e chiude con una sigla da varietà e che ebbe anche una trasposizione televisiva operata da Tonino Del Colle, che generò non poche incomprensioni anche tra gli altri colleghi del jazz.


Nel 1978, dopo essersi confrontato con un disco in solo (AndHis All Stars), con l’anima dell’improvvisazione americana (Rendez-vouscon Sam Rivers) e con la scuola europea (AEuropean Proposal), infatti Mario Schiano decise, in maniera anacronistica, che era arrivato il momento di dover rendere omaggio alla grande tradizione della canzone americana, ed incide OldFashioned al sax alto, con un giovanissimo Antonello Salis al pianoforte.

 .
Dell’anno successivo è “Un Cielo di Stelle”, vero e proprio Varietà realizzato su vinile con l’inseparabile Vittorini. L’idea di fondo è questa: sul finire degli anni ’70, cominciano a sfumare le spinte culturali e politiche ed affiora l’arroganza, l’incompetenza e la voglia di successo fine a se stessa; due jazzisti falliti decidono di tentare la strada del Varietà e cercano di vendere il loro spettacolo ad un manager americano, accompagnato da due fidi impresari nostrani, guarda caso un perugino ed un bolognese. Gli impresari lasciano presto il teatro disgustati, mentre lo spettacolo finisce a scatafascio. I due musicisti se ne vanno sconsolati chiedendosi che cosa non ha funzionato.
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Molto più che un disco, una concreta ed urticante visione degli edonistici anni ’80.
.

Oramai la sfida era lanciata, con la critica che appena appena si divertiva per lo spettacolo, ma che non riusciva nemmeno a fare un ragionamento su quelle schegge di follia creativa. Per il disco successivo, “Swimming Pool Orchestra”, Mario Schiano decise non solo di proseguire con l’ironia della provocazione (due musicisti sono chiusi in uno studio di registrazione fatiscente, dove il fonico cerca di riparare le tubature dell'acqua. I due provano nell'attesa, litigano, fino a quando lo studio si allaga e il disco non si può più fare), ma di affondare il colpo, invitando in studio Umberto D’Ambrosio, in arte Trottolino, un idolo dell’avanspettacolo, oramai dimenticato e che morirà alcuni mesi dopo, facendogli interpretare il testo di ‘O Vero Free (‘O vero free era chillo ‘e ‘na vota, tuccava ‘o core ‘o vero free…).
.

Dopo aver cantato per qualche minuto alla fine dell’album Test, nel 1977, aver suonato a modo suo gli standard americani con Salis, aver omaggiato il Varietà e l’avanspettacolo con due lavori geniali, sarà solamente nel 1983 che Schiano si deciderà a ricordare gli anni del night, cioè quelli delle sue origini. Fu così che, in una decina di sedute, affiancato dal solito Vittorini, inciderà in maniera artigianale una manciata di canzoni italiane, omaggi al Maestro D’Anzi ed a Fred Bongusto, su 250 esemplari numerati e firmati di audiocassette: Mario Schiano e la Sua Orchestra – Premio Vongola d’Oro 1983. Un Must!
.

Successivamente, Schiano ebbe ancora modo di mettere in pratica il suo sogno, perché un conto è ricostruire le atmosfere del varietà in un disco o reinterpretare le fumose canzoni dei night d’una volta su cassetta, tutt’altro è mettere in piedi un night club.
Nell’anno dello storico sorpasso del PCI sulla DC, in occasione della Festa dell’Unità di Roma, Schiano ricostruì un vero e proprio night anni ’50, chiamato “il Sorpasso”, anche in riferimento al film di Dino Risi, nel quale invitò i migliori musicisti italiani, da Gegè Munari a Carlo Pes, da Antonello Vannucchi ad Oscar Valdambrini, da Giorgio Rosciglione a Lino Quagliero, che ribattezzò “I Primi”, giocando sul titolo del quotidiano comunista che così titolava a tutta pagina i risultati di quell’elezione.
Su quel palcoscenico, sotto la conduzione ironica e scanzonata di Nicola Arigliano, passarono i più famosi cantanti dell’epoca, come Umberto Bindi, Tony Dallara, Betty Curtis… e Mario gongolava come un bambino alla festa del paese.
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Ma veniamo al 1999 ed all’ultimo omaggio alla canzone registrato da Mario Schiano, questa volta per l’intero disco senza il suo sax, ma solo con l’ausilio della sua particolarissima voce: quel My Funny Valentine registrato con il suo amico di sempre, Gegè Munari alla batteria, oltre a Cicci Santucci alla tromba, Maurizio Giammarco ai sassofoni, Antonello Vannucchi al piano e Giorgio Rosciglione al contrabbasso.
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Sicuramente ci sarà chi penserà che Mario Schiano non sapeva cantare, come erano tanti quelli che pensavano che lui non sapesse suonare… per me sentire la voce di Mario è un’emozione così forte che sento il dovere di condividere con chi ha la capacità di sentire, oltreché ascoltare.
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Chiudo prendendo a prestito ancora una volta le parole di Francesco Martinelli, che Mario lo ha conosciuto, studiato e capito: «Il cliché della presunta carenza di tecnica strumentale da parte di Schiano, una delle sue molte eresie che amava sventolare sotto il naso dei puristi, è stata usata per schivare i problemi posti dalla sua musica. L'accusa ricorrente di "non saper suonare il blues", a confronto delle periodiche lodi rivolte a crudi imitatori di passati stili e musicisti rivela non solo una mancanza di comprensione della musica di Schiano, ma una serie di fraintendimenti di base della musica afroamericana. In mancanza di essa, tali critici non sono ben posizionati per discutere i rapporti tra musica europea e jazz. 

I musicisti che mettono in discussione confini e concetti vengono sempre affrontati sul piano tecnico: sono incapaci di suonare o dotati di un inutile virtuosismo. Uno schema "a doppio vincolo" applicato a Charlie Parker e Thelonious Monk, ripetuto con John Coltrane e Albert Ayler, riciclato ancora con Evan Parker e Derek Bailey. Incapace di mettere in discussione con la musica il proprio ruolo, il "critico" si rifugia nell'attacco tecnico, apparentemente neutrale, per scappare dai problemi posti dalla musica. Mancanza di tecnica e tecnica eccessiva convergono sempre, in questi attacchi ispirati da una falsa ideologia, nel peccato capitale e indicibile, la mancanza di "swing”».


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Credits:

My Funny Valentine

Label: Splasc(h) Records
Catalog# CDH 697.2
Format: CD
Country: Italy

Recorded in Rome
on March 2, 5 and 11, 1999

Mario Schiano (vocals),
Cicci Santucci (trumpet, flugelhorn),
Maurizio Giammarco (tenor sax, soprano, flute),
Antonello Vannucchi (piano),
Giorgio Rosciglione (bass),
Gegè Munari (drums)


Tracklist:

1)     My Funny Valentine – 2:31
2)      Somebody Loves Me – 2:22
3)      All Of Me – 5:19
4)      Out Of Nowhere – 3:51
5)      Embraceable You – 3:54
6)      I Can’t Give You… - 4:37


7)      ‘S Wonderful – 1:13
8)      Ain’t Misbehavin’ – 2:54
9)      Bye Bye Blackbird – 4:43
10)  It Had To Be You – 3:56
11)  Yesterdays – 5:05
12)  It Don’t Mean A Thing – 2:33
13)  You Do Something To Me – 2:03


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Art by Jean Dubuffet
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martedì 6 ottobre 2009

MARIO SCHIANO & GIORGIO GASLINI - HORO Jazz A Confronto 8



1974, february 12th

This is the first meeting, and the only on record, from two great jazz master, supported from the young hopes of the italian jazz, like a Massimo Urbani, Maurizio Giammarco and Toni Formichella.
These young musicians followed the first course of jazz that Gaslini held to the conservatory of S. Cecilia of Rome, with also to Patrizia Scascitelli, Bruno Tommaso, Tommaso Vittorini and more

So, the critics tells that, between Schiano e Gaslini, there was hostility, because Schiano had recorded for first the young lions on the beginning of 1973, in your beautiful "SUD".
Really, it had happened because Mario Schiano knew the roman jazz clubs much more that the academic pianista.
.

When Aldo Sinesio proposed he to recording for the HORO, Schiano proposed to meet Gaslini, own with "they" young students.
All roman jazz world said that Giorgio would not have accepted.

That day, Gaslini, was not only introduced in advance in the "Titania" studies, but in all two tracks that it recorded with Schiano, there is a clear message.
In one it's on the title "Unità", in the second it's in the beauty and in the grace of the composition "Canto Ritrovato", an ancient Lombardic song relaborated from he.

This is the first meeting, and the only on record, from two great jazz master, supported from the young hopes of the italian jazz.


Credits:

Label: HORO

Catalog#: HLL 101-8

Format: LP

Country: Italy

Released: 1974

Mario Schiano (alto sax),
Bruno Tommaso (bass),
Michele Iannaccone (drums out on B1),
Maurizio Giammarco (ten. sax on A1, A2, B2; fl on A1; p on A1),
Toni Formichella (ten. sax on A1, A2, B2),
Massimo Urbani (soprano sax on A2, B2),
Giorgio Gaslini (p. on B1, B3)


Tracklisting:


A1) White Brush (Giammarco) – 14’10”
A2) Life Saver (Schiano) – 5’50”

Side B

B1) Canto Ritrovato (Gaslini) – 5’28”
B2) Lesile (Formichella) – 6’43”
B3) Unità (Gaslini) – 11’11”




lunedì 16 febbraio 2009

Mario Schiano & Giorgio Gaslini



Il 1974 è importante per capire l’aria che si respirava in quegli anni.

Inizia in un clima di austerità, dove la “fantomatica” crisi petrolifera impone targhe alterne e propone aumenti dell’oro nero fino al 250%.
Neanche un mese dopo vanno sotto accusa diversi uomini politici e funzionari ministeriali per aver ricevuto tangenti dall’Unione Petrolifera Italiana in cambio di false dichiarazioni che giustifichino l’aumento incontrollato della benzina. 
Nessuna crisi, solo la solita smania di profitto.

 Francis Bacon part of "Deuxième Version de Triptyque 1944" - 1988
.
Il 12 Maggio si và alle urne per il referendum abrogativo sul divorzio, fortemente voluto dalla chiesa, dal suo braccio politico, la DC, e dai conservatori del MSI.
Su trentatré milioni e mezzo di elettori, il 59% vota NO all’abrogazione di questo diritto. Forte la partecipazione delle donne.

Qualche giorno dopo, durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati, in Piazza della Loggia a Brescia, una bomba uccide otto persone e ne ferisce più di cento. La strage verrà rivendicata dai fascisti di “Ordine Nero”.

A San Benedetto Val di Sambro, il 4 Agosto, il treno Italicus esplode per un’altra bomba.
Un volantino di Ordine Nero così rivendica la strage: «Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti».
 Piazza della Loggia, Brescia
 
In Settembre, il neonato Nucleo antiterrorismo guidato dal generale Dalla Chiesa, arresta Renato Curcio ed Enrico Franceschini, appartenenti alle Brigate Rosse.

All’inizio di Ottobre, la Fiat annuncia la cassa integrazione per 65.000 operai.

Alla fine di Novembre viene proclamato il quarto Governo Moro, con La Malfa e Spadolini e la solita sfilza di democristiani. Al Ministero del Bilancio c’è Andreotti, che nomina sottosegretario Salvo Lima, più volte coinvolto in indagini della commissione antimafia.

Capite che aria intendo? Non sentite puzza di bruciato??

Félicien Rops "Le Tentazioni di Sant'Antonio" - 1878

Il 12 Febbraio 1974, a Roma, entrano in studio per la prima volta insieme, Mario Schiano e Giorgio Gaslini, due dei musicisti più rappresentativi di quella che sarà la stagione più libera e creativa del Jazz italiano.
Entrambi avevano contribuito ad innescare quello che verrà interpretato come il momento di rinnovamento di questa musica, ognuno con il proprio, personalissimo modo che si differenzia dall’altro eppure si compensa nello stesso momento.
Il frutto di questo incontro è il disco che state ascoltando.

Gaslini, disegna con consapevolezza la volontà di cambiamento, costruisce schemi di rottura attraverso la forma colta della composizione, insegna il Jazz al conservatorio, sdoganandone l’importanza culturale.
Schiano afferma la spontaneità e la rabbia necessaria per la trasformazione, sostiene l’importanza della performance dal vivo, incrocia ed ingloba altri linguaggi artistici, con un unico obiettivo, quello del messaggio.


Uno ha fatto dell’intenzionalità la scelta più libera della sua ricerca.
L’altro ha usato il principio della casualità per intendere il senso della sua stessa vita.

Tutti e due comunque si muovono sul terreno del recupero della tradizione, ed allo stesso tempo esplorano instancabilmente il cielo sconosciuto dell’improvvisazione.
Entrambe, insomma, cercano la ricchezza dell’universo umano.
Tutti e due fungono da poli aggregatori per le giovani leve di allora, che poi diverranno i maestri di oggi, e promuovono, accompagnano, stimolano ed utilizzano l’energia giovanile per ottenere il miglior risultato che la loro ricerca potrà mai dare.

Giorgio Gaslini aveva anticipato le urgenze musicali che saranno proprie degli anni Settanta, già nel Febbraio del 1966 con New Feelings.
Nel Novembre dello stesso anno, dal vivo al Folkstudio di Roma, con un manifesto che ne anticipa i contenuti, nasce il “Gruppo Romano Free Jazz” di Mario Schiano con Franco Pecori e Marcello Melis.

 Francis Bacon part of "Triptyque, août 1972"

Il 28 Maggio 1968, nei giorni in cui a Parigi, Berkeley ed in altre università cominciano i moti studenteschi, Gaslini registra con una Big Band dal vivo “Il fiume furore, Jazz per il movimento studentesco / Canto per i martiri negri in memoria di Martin Luther King”.

Il 25 Aprile del ’70, festa della Liberazione nazifascista, lo Schiano Trio incide “If not ecstatic we refund”,
un disco che presenta l’originalità di lasciare affiorare continuamente, sotto il tumulto e le impertinenze anarchiche, un’eredità. […] Non si sa dire se questa anteriorità è accusata, derisa o al contrario è rivendicata come un’assenza.
Forse la risposta è un po’ e un po’.
Questa incertezza mette voglia di conoscere meglio questi musicisti che, nel loro disprezzo di strade troppo nettamente tracciate, elaborano simili ragionamenti. [1]


Nel 1972 a Giorgio Gaslini fu assegnata la cattedra di Jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Tra i suoi allievi c’erano Bruno Tommaso e Patrizia Scascitelli, mentre tra gli uditori parteciparono Massimo Urbani, Maurizio Giammarco, Tommaso Vittorini ed altri. Queste saranno le nuove forze del Jazz italiano, le voci infuocate di quegli anni, le menti più creative del nostro panorama.
Nel Gennaio del ’73 Mario Schiano registra il bellissimo Sud, proprio con questi giovani maestri.
Nel Marzo dello stesso anno tocca a Gaslini far registrare “i suoi allievi”.
La prima documentazione appare nel disco “Message”, con guest come Enrico Rava & Paul Rutherford. Successivamente, nel giugno 1973, ancora a nome del pianista milanese esce “Favola Pop – Reportage dall’isola di Utopia”.

Questo passaggio degli stessi musicisti nell’opera di uno o dell’altro titolare, ci permette di vedere quanto i percorsi di Schiano & Gaslini, all’apparenza agli antipodi, siano in realtà molto vicini.
Questo, oltre il fatto di rendere loro il merito di aver creduto in questi giovani, di averli aiutati a liberarsi dalla “schiavitù” dell’emulazione del linguaggio del Jazz americano e di averli così consegnati, per sempre, all’olimpo dei jazzmen.

 Félicien Rops "Pornocrate" – 1878

“…nell’ambiente circolò la voce che per realizzare «Sud» io gli avevo praticamente fregato allievi ed uditori, il che non era vero, perché quei musicisti li avevo scoperti io, giovanissimi. Così, quando Aldo Sinesio mi invitò a realizzare un disco per la sua collana, la Horo, ed io gli proposi un incontro con Gaslini, molti erano sicuri che Giorgio non sarebbe venuto. Invece quando arrivai in sala di registrazione lui era lì che mi aspettava da un’ora! Giorgio intervenne in due brani, unitamente a Bruno Tommaso, «Unità» e «Canto ritrovato», un antico canto lombardo da lui rielaborato.” [2]

Il disco della Horo è il numero 8 della mitica serie Jazz A Confronto, un disco cardine del Jazz italiano di quegli anni, dove si raggiunge “… il giusto punto di fusione nell’apparente dicotomia della «casualità-intenzionale». Tutto è frutto cioè, di quanto si è voluto fare, in un ambito dove tutto era da scoprire per caso.” [3]

Non è forse questo il segreto del Jazz?


Credits:
Label: HORO
Catalog#: HLL 101-8
Format: LP
Country: Italy
Released: 1974

Mario Schiano (alto sax),
Bruno Tommaso (bass),
Michele Iannaccone (drums on A1, A2, B2, B3),
Maurizio Giammarco (ten. sax on A1, fl, p, on A2, B2),
Toni Formichella (ten. sax on A1, A2, B2),
Massimo Urbani (soprano sax on A2, B2),
Giorgio Gaslini (p. on B1, B3)


Tracklisting:
A1) White Brush (Giammarco) – 14’10”
A2) Life Saver (Schiano) – 5’50”

B1) Canto Ritrovato (Gaslini) – 5’28”
B2) Lesile (Formichella) – 6’43”
B3) Unità (Gaslini) – 11’11”



[1] Recensione di Alain Gerber su Jazz Magazine del febbraio 1972
[2] Mario Schiano in “Un cielo di Stelle” libro/intervista di Pierpaolo Faggiano – manifestolibri 2003
[3] Enrico Cogno dalle note di copertina del disco