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martedì 11 luglio 2023

Philology Jazz Records - the italian Specialist Labels

 


Sì, è vero, vengo sempre meno su queste mie vecchie pagine ma le passioni richiedono risorse e tempo, lo sapete, tutte cose che la quotidianità fagocita ad una velocità sempre più impressionante, ma ci sto lavorando…


Ma bando alle ciance e alle tristezze, torno volentieri per annunciarvi che da qualche giorno la Storia della Philology di Paolo Piangiarelli è finalmente disponibile in versione Kindle o cartacea sulla nota piattaforma.


«Perché faccio dischi?

Perché io amo il Jazz da più di cinquant’anni e, dopo centinaia di concerti e migliaia di dischi ascoltati, ad un certo momento mi sono stancato del ruolo passivo di ascoltatore. Avevo sempre più spesso idee di possibili incontri tra diverse sonorità o di progetti originali, desideravo approfondire i songbook di determinati autori e cercavo chi aveva il coraggio di sfidare le consuetudini dei soliti standards che, peraltro io amo…

Tutte cose che mi sarebbe piaciuto ascoltare su disco, ma quei dischi non esistevano, non si trovavano sul mercato ed allora ho deciso di farli io quelli che avrei voluto che altri facessero per me, ma non li facevano, quei dischi mancavano, insomma…»



Con queste parole Paolo Piangiarelli esordì nella prima intervista che realizzai nel 2008. Da quel momento mi fu subito chiaro il coraggio e la passione di Paolo, studioso e vorace amante del Jazz, ben prima che produttore per la sua etichetta discografica e continuai a raccogliere i suoi pensieri e le sue intenzioni, fino alla fine.


Questo libro racconta la storia della sua etichetta Philology, nata nel 1987 a Macerata e che negli anni ha prodotto circa 600 dischi "esclusivamente" di Jazz. Il libro si apre con un breve saggio sul panorama discografico degli anni 1968/1989, che sono quelli che videro il jazz italiano diventare maturo, e si chiude con l'intero catalogo Philology, che documenta i tanti dischi di Chet Baker, Phil Woods, Lee Konitz, Tony Scott, Massimo Urbani e Renato Sellani, tra gli altri.

Le interviste a Enrico Rava, Tiziana Ghiglioni, Franco D’Andrea, Enrico Pieranunzi, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Stefano Bollani e Massimo Manzi, anche loro presenti nel catalogo Philology, contribuiscono a tratteggiare il profilo dell’uomo dietro al registratore.

Le foto di Carlo Pieroni e le riproduzioni a colori delle Copertine dei LP delle etichette indipendenti specializzate, come la DIRE Records, la HORO, la Black Saint/Soul Note, la RED Record e la Splasc(H) Records, rendono il volume qualcosa che ancora mancava nella discografia del jazz italiano, ed è solo l’inizio…



Enjoy it!

*****

Photos by Carlo Pieroni


lunedì 26 dicembre 2022

La Vita è Bella, anche se un po' scalcinata!


Non so voi ma, come succede al povero George Bailey tutti gli anni (da più di settant’anni!!!), anche a me è capitato qualche volta di avere scoramenti che mi impedivano di vedere una possibile via di uscita e, di conseguenza, mi son ritrovato qualche volta a pensare (ma non così spesso come lui, povero...) se non sarebbe stato meglio non essere mai nato (soprattutto durante festività come queste) anche se, a differenza di George-tapino, non mi ha mai sfiorato l’idea del suicidio (almeno fino ad oggi). 

Quest’anno poi, proprio come per James/George, uguale-uguale, anche per me alla vigilia di Natale qualcuno mi ha inviato una specie di angelo (sì, quello di seconda classe lo so, ma forse è già tanto per uno come me) che mi ha in qualche modo mostrato che la vita è meravigliosa se riscaldata almeno un po’ dal fuoco della passione.


Tutto questo perché il mio Clarence (va beh, in realtà era un corriere UPS che ho visto solo di spalle, ma è pur sempre Natale e un po’ di romanticismo ci sta, no?) mi ha consegnato un qualcosa che mi ha mostrato come sia possibile superare le umane fragilità e che, ai miei occhi, si è mostrato subito come una delle cose più belle degli ultimi due anni!



Ovviamente una favola può durare 100’, 120’, anche 130 minuti o due giorni ma, come tutte le cose belle, prima o poi deve finire per far tornare alla ribalta le umane criticità, i limiti, le questioni irrisolte e le infinite alternative possibili, tutti quei fantasmi insomma che durante la storia se ne sono rimasti nascosti tra le quinte, in attesa della scritta FINE («ma pagato il debito cosa succederà a George e alla “Prestiti e mutui”? E se dovesse fallire, cosa succederebbe agli inquilini delle sue casette?» si chiede Raffaele Meale nella sua recensione al Film).


È bastata quindi una nuova sfogliata per notare alcune leggerezze, qualche scivolone, certe dimenticanze e diversi refusi nel mio testo.

L’aspetto grafico poi, diciamo che è un po’ naif… gabbia troppo ampia che spinge alcune foto e/o testi sui margini o fin dentro la rilegatura, una formattazione del testo che butta i grassetti e i corsivi un po' alla rinfusa, posizionamento arbitrario e didascalie sommarie delle foto; tutto in puro stile Philology, direi…


«Che cosa vuoi Mary? Puoi dirmelo. Vuoi la luna? Se la vuoi io la prenderò al laccio per te…» dice George a Mary in una delle sequenze forse più note e sicuramente tra le più smielate del film. 


Ma sì, perché in fondo la vita è bella pur senza dover essere una fiaba e, tantomeno, senza l’ossessiva ricerca della perfezione. 



Frank Capra, secondo me, questo lo sapeva bene e infatti non è un caso che l’angelo che ravvede il protagonista sia un figuro scalcinato, forse un po’ ritardato e addirittura senza ali, perché la sua forza sta proprio nella perfetta semplicità di una comunicativa impareggiabile e nella capacità di far vedere a George che, alla fine, saranno solo i suoi amici e i semplici abitanti di Bedford Falls che, raccogliendo la cifra necessaria, lo aiuteranno a risolvere in pratica i suoi problemi, senza bisogno d’interventi divini.


Ed è così che, per concludere questa natalizia metafora, il libro che oggi stringo tra le mani torna ad essere come una delle cose più belle dei miei ultimi due anni perché, con tutti i suoi difetti, è riuscito a “mettere in moto” tantissime persone intorno al tema, a creare relazioni inaspettate che hanno partecipato attivamente alla sua realizzazione e a dare forma, concreta e reale, ad un contemporaneo racconto di Natale, l'unico per me possibile. 



giovedì 26 dicembre 2019

Tullio De Piscopo Quintet _ Future Percussion, 1978



Sono diversi i motivi che mi hanno portato oggi a scegliere questo titolo, tra tanti…

Certo, quello squisitamente musicale dovrebbe aprire il post dal momento che, dopo tanta inattività fisica, se non quella mascellare e gastrointestinale, la musica qui riportata ha i ritmi predominanti che sono un viatico alla sopita circolazione, grazie proprio alla batteria scoppiettante di Tullio De Piscopo, agli innumerevoli cambi di rotta imprevisti di Luis Agudo (ascoltate la Title track) ed al robusto tono portante di Larry Nocella (Scetate/Garrison my Dear).


Poi c’è l’aspetto collezionistico ‘ché, se anche queste registrazioni sono oramai sparse un po’ dappertutto nella rete (da Spotify ai tanti blog che le hanno riproposte in passato), sfido chiunque si definisca anche lontanamente un appassionato a dire di non avere vibrato almeno un po' davanti a questo o un altro di quei dieci titoli che restano fondamentali nella nutrita collana autoctona dedicata al Jazz from Italy dalla Carosello.


Certo, formalmente non dovrei sottovalutare nemmeno l’aspetto "critico", perché De Piscopo, che è stato indubbiamente un fuoriclasse del suo strumento e che ha accompagnato decine di nomi altisonanti del Jazz di casa nostra o internazionale (Azzolini, Barigozzi, Basso, Buratti, Rusca o Massimo Urbani ma anche Slide Hampton, Grappelli, Mulligan, Piazzolla o Kai Winding) è stato spesso lasciato un po' ai margini del panorama che si è tentato di ricostruire intorno a questa musica, forse perché anche lui è rimasto condizionato dalle sue frequenti relazioni con la sorella “leggera” (che lo hanno visto al fianco di Celentano e Cutugno, Mina, Jannacci e Donaggio, Mino Reitano, la Vanoni, la Zanicchi e Pino Daniele) o proprio vittima dell'abusato concetto di musica "commerciale” spesso confuso con “popolare”, o forse per il suo essere "personaggio semplice" ed attaccato alle origini o chissà per cos'altro, fatto sta’ che in oltre cinquant’anni di suonata carriera io ricordo, per esempio, una sola intervista sulle colonne di Musica Jazz, ma questa è storia vecchia e ve l’ho già raccontata qui.


Ma oramai voi mi conoscete, chi più e chi meno, e sapete che le mie scelte sono dettate anzitutto dal mio stato d’animo. 

Perché in fondo questo blog altro non è che un diario personale, un “carnet de route” che ho spesso condiviso con altri viandanti, uno specchio riflesso, un doppio che prende spunto da me stesso eppur vive di una sua propria autonomia e nient’altro… per cui posso tranquillamente confidarvi che ‘stamattina è stato solo quell’aggettivo a farmi fare la scelta di mettere sul piatto questo disco anziché un altro, proprio per quel semplice “FUTURE” in maiuscolo che si è preso tutta la mia attenzione…


Ora il futuro ha smesso di mostrarsi a me come un solido e lunghissimo ponte levatoio, che collega il “qui e ora” ad un domani si dettagliato e pianificato, ma lontano e sfumato nel blu, ed ha assunto la forma di tante piccole tessere bianche da colorare a piacere ed incastrare l’una all’altra, necessarie per colmare soltanto piccoli vuoti momentanei, ideali per creare pezzi di scelte di volta in volta cangianti. 

E, seppur qualche mese fa tutto sia iniziato come un’opzione praticamente obbligata, più che ricercata, posso dirvi che in queste settimane il godere del presente, l’attenzione alle piccole cose, il poter procedere seguendo il mio ritmo, sono diventate le mie più preziose possibilità e, in fondo, forse, erano già il ritratto più fedele della mia Natura, solo che tutto il resto che mi girava intorno non mi permetteva più di ricordare.



***

Tullio De Piscopo Quintet

Future Percussion



Label: Carosello
Serie: Jazz from Italy
Catalog#: CLE 21038
Format: LP

Country: Italy
Recorded at Studio CAP,
Milan, January 1978

Tullio De Piscopo (drums),
Larry Nocella (tenor sax),
Giorgio Cocilovo (guitar),
Luigi Bonafede (piano),
Lucio Terzano (bass),
Luis Agudo (percussion)


Tracklist:


A1. Scetate _ Garrison My Dear - 6:07
A2. Barbara - 6:48
A3. La Mia Natura - 6:52




B1. Future Percussion - 6:45
B2. Say It (Over and Over Again) - 5:00
B3. 3 For Larry - 7:53



lunedì 19 ottobre 2009

Mario Schiano - Concerto della Statale - 1975


This live concert, recorded 30 november 1975, documents the third evening of the exhibition NUOVE TENDENZE DEL JAZZ ITALIANO - news trends of italian jazz - promoted by the student movement of the Statale University of Milan, with the artistic production of Sergio Veschi, the “future” producer of Red Record.

In the other evenings have played on the stage Patrizia Scascitelli, Guido Mazzon, i Cadmo, Claudio Lo Cascio, O.M.C.I., Gaetano Liguori, Giorgio Gaslini and others.
Also the other two recordings will be published on this blog.


« Born in Naples, after beginning his career in his hometown’s dance halls, Mario Schiano pioneered free jazz in italy at the very beginning of the Sixties, and has been a leading figure on the italian music scene since the beginnings of the Gruppo Romano Free Jazz in 1966. His musical production covers an unusually broad range, from free improvisation to traditional Neapolitan songs, the unyfing factors being his energy, inquisitive spirit, humour and integrity. In addition he fulfilled the function of promoter for the “cutting edge” music when no-one else would try.


After countless concerts and festivals he founded Controindicazioni, since 1988 the most important forum for free jazz and european improvisation. Several generations of italian musicians have by now benefited by his actions and example. He’s a founder member of the Italian Instabile Orchestra, arguably the most important aggregation in italian jazz today, now reaching worldwide recognition for the whole national scene. Many foreign visitors to Controindicazioni or members of the audiences of the Instabile concerts all over Europe were surprised when they spotted him acting in one of the internationally acclaimed movies by Nanni Moretti or enjoyed his after-hours keyboards playing.

Living Theatre performance, Urbino 1969.
The Mario Schiano Trio performed opposite.
Schiano with sunglasses sitting by the wall.

His career includes concerts and records with all the most important european improvisors: Misha Mengelberg, Han Bennink, Paul Rutherford, Evan Parker, Peter Kowald, Barry Guy, Vyacheslav Ganelin, Maarten Altena; among his early collaborators there are Bruno Tommaso and Giancarlo Schiaffini, while later on he introduced such talents as Massimo Urbani, Eugenio Colombo and Sebi Tramontana, to name but a few ».


Extracted from the “Mario Schiano Discography”,
by Francesco Martinelli, Bandecchi & Vivaldi ed. 2000.

The first edition of this discography was published, in Italian only, in 1996. This expanded edition is in English, updates the recordings to 2000 and, in addition to a straight discographical listing, includes occasional comments from Martinelli and the full text of reviews, taken from publications such as Cadence, Coda, Improjazz, and The wire, even the very occasional one from Down Beat! Sprinkled throughout are a range of fascinating photographs which not only support the text but indicate - as always in these circumstances - the changing fashions, particularly through hair styles. In addition to official recordings there are appendices listing 'other' recordings (tapes, TV, radio broadcasts), a bibliography (largely of record reviews) and an overview essay by Martinelli. Indexes are provided. Altogether, this excellent publication should do much to increase awareness of Mario Schiano for those who have not yet heard him.


Credits:

Label: Edizioni di Cultura Popolare
Catalog#: VPA 103
Format: LP
Country: Italy
Released: 1976

Mario Schiano (as),
Roberto Bellatalla (bass), Lino Liguori (drums)


Tracklisting:


Side 1

1968: Concerto della Statale – 17’00”



Side 2

Really the Blues – 16’00”

giovedì 15 ottobre 2009

Piero Umiliani - Jazz dall'Italia

.
How and where does Maestro Piero Umiliani’s career begin?


My story began as the war was ending. It was 1944, I was senebteen years old and Italy was divided in half. The nazis were still in Bologna and the allies had just arrived in Florence. With the americans we played music at all hours. For us, it was freedom in every sense of the word. After having suffered so many years of oppression we could eat as much as we wanted. Compensation for my music consisted of suitcases filled with food for my entire family. We could play and sing to the new freedom.


My first piano lesson was with my aunt, who taught me to play classical pieces. I remember listening to Radio London and the first notes of Duke Ellington at fourteen, it was a dream.
When I was nineteen SIAE gave me the opportunity to write be-bop arrangements of classical jazz pieces. I published these scores on my own label, Omega.
At 24, the Director of the Conservatory in Florence, Cherubini, convinced me to study music saying that if not I would regret it later in life.
It was the end of me.I lost my head for several girls and in the ninth year of the Conservatory, I realized that I was wasting my time and would never become a professional musician. Furthermore, I understood that my passion was not for the classical stuff they had us play at the conservatory, it was for jazz.


In 1952 I moved to Rome to work with Armando Trovajoli, who needed someone to do his arrangements, with whom I began a real friendship.
In 1954 I cut my first record for RCA, called “Dixieland in Naples”.
It’s a record I’m still proud of.
Radio RAI liked it as well, and after a year hired me to work with a Benny Goodman Style quintet.
It continues...


Credits:

JAZZ DALL’ITALIA n.2 : Big Band Blues

Label: OMICRON
Catalog#: LPM 007
Format: LP
Country: Italy
Released: 1967

Big Band with: Piero Umiliani (p, dir, arr),
Oscar Valdambrini (tp), Gianni Basso (ten sax),
Glauco Masetti (alto sax),
Lorenzo Nardini (bar sax), Dino Piana (valves trne),
Franco D’Andrea (p, replace Umiliani in A2, A3, A4, A5),
Giorgio Azzolini (bass), Lionello Bionda (drums)


Tracklisting:

Side A

A1) Big Band Blues – 2’35”
A2) Una Tromba e un Blues – 4’55”
A3) Fast and Blues – 4’05”
A4) Veemente – 3’48”
A5) Dolce ed Ostinato – 4’12




Side B

B1) Spiritual – 2’40”
B2) Big Band Crescendo – 4’15”
B3) Breve Incontro – 3’20”
B4) Blues Waltz – 3’55”
B5) Conversation – 4’50”

martedì 6 ottobre 2009

GAETANO LIGUORI IDEA TRIO


Credits:

Gaetano Liguori (p), Roberto Del Piano (bass), Filippo Monico (drums)

Label: PDU

Catalog#: Pld. A 6033

Format: LP

Country: Italy

Released: 1975


Cover by Studio Tallarini
Back Cover Photo by Roberto Masotti



Tracklisting:

Side A

1) I Signori della Guerra (G. Liguori)
2) Garabongo (G. Liguori)
3) Don Mario Blues (G. Liguori)


Side B


1) Tarantella del Vibrione (G. Liguori)
2) Inco (G. Liguori)
3) Viva la Cassa del Mezzogiorno (G. Liguori)