Dino
Piana conobbe Oscar Valdambrini un mese dopo la sua prima incisione per la CETRA, quella registrata venerdì 30 settembre 1960, in cui era
affiancato da Gianni Basso amico sin dall’infanzia, quando si preparò per
incidere il primo disco con il Quintetto più famoso e longevo del jazz italiano.
«All’inizio
non leggevo una nota di musica. E non sono stato in grado di leggere per molto
tempo. Il mio mestiere è sempre stato una scoperta, almeno fino alla Coppa del Jazz. Quando incisi il primo
disco con il Sestetto, Oscar mi fece andare a casa sua. Per ore e ore suonò con
la tromba le parti che avrei dovuto fare io, finché non le avevo memorizzate.
Erano arrangiamenti difficili di Gruntz e di Libano, ma con Oscar non si usciva
finché non era tutto perfettamente a punto. La sera abbiamo suonato alla
Taverna Messicana ed il mattino dopo eravamo in sala d’incisione»
Da
quel giorno il suo rapporto con Basso & Valdambrini andò avanti fino a che
la vita lo permise.
In
quegli anni ‘60, il Sestetto si ritrovò ad incidere almeno tre dischi che vanno
annoverati nella storia del jazz: il primo dell’aprile 1960 porta semplicemente
il nome della band “Basso Valdambrini Quintet plus Dino Piana" (Jolly LPJ
5010); il secondo, “The Best Modern Jazz in Italy 1962” (RCA PML 10326), è il
documento che ha decretato la vittoria del Sestetto al concorso indetto dalla
casa di cosmetici Arden, che si svolse al Teatro San Marco di Milano in
quell’anno; il terzo disco che deve essere menzionato è del gennaio 1967, e fu
dato alle stampe con il titolo “Exciting 6” (GTA JA 603) e ci permette di ascoltare la
maturità e l’importanza di quel combo per il futuro sviluppo del jazz italiano.
In
mezzo, nel dicembre 1962, uscì anche un quarto LP del Sestetto, con il titolo
“Bossa Nova” (Ricordi MRJ 8006).
Ma
in quei “Favolosi Anni Sessanta” questi ragazzi fecero molto altro.
Per
esempio volarono a New York, perché il concorso “Arden for Men” del 1962 prevedeva
per il complesso vincitore una scrittura per alcune esibizioni in due
prestigiosi club negli USA, L’Half Note ed il Birdland e, a quei tempi, non era
cosa comune, come ricorda Arrigo Polillo sul quotidiano “Il Giorno”: «Il
Sestetto Italiano di Basso & Valdambrini andrà, entro le prossime
settimane, a Nuova York, dove si esibirà per qualche tempo in uno dei più
rinomati locali jazzistici del mondo. L’ambita scrittura (non era mai accaduto
prima che un complesso italiano si esibisse a Nuova York) è il premio messo in
palio da una nota casa produttrice di cosmetici e da un settimanale romano che,
insieme, hanno bandito un concorso fra i migliori complessi di jazz moderno
italiani».

Purtroppo
il sindacato dei Musicisti di NY proibì loro di suonare «Non avendo potuto
suonare, siamo andati ad ascoltare: Miles Davis che suonava con J.J. Johnson e
Winton Kelly, ma anche Art Farmer e Dizzy Gillespie. Poi abbiamo assistito ad
una seduta d’incisione della Big Band di Joe Morello», ricorda Dino Piana.

Poi
entrarono anche a “La Scala”
di Milano, in occasione di un grande evento, come ricorda Pino Candini sul
quotidiano “La notte” del 19 novembre del 1965: «Il jazz entra alla Scala… Il
grande passo non verrà compiuto per mano di Duke Ellington, che ha già una certa
familiarità con l’Orchestra scaligera avendo preso a prestito due anni fa
alcuni suoi musicisti per l’incisione di un disco sinfonico, né dal Modern Jazz
Quartet, ormai abituato ad esibirsi nei conservatori. No, per questo debutto,
che non mancherà di suscitare vivaci polemiche, sono stati scelti i jazzisti
italiani capeggiati da Gil Cuppini: essi prenderanno parte ad uno spettacolo
assai composito di Maner Lualdi, intitolato “Gershwiniana”, che andrà in scena
il 20 dicembre. Gilberto Cuppini, investito dell’importante incarico, si è
messo al lavoro per riunire i componenti della sua “Concert Jazz Band” che così
brillantemente si esibì il marzo scorso al festival del jazz di Sanremo.
Saranno quindi della partita i trombettisti Oscar Valdambrini e Fermo Lini, i
trombonisti Dino Piana e, forse, Mario Pezzotta, i sassofonisti Glauco Masetti,
Gianni Basso ed Eraldo Volonté, il chitarrista Alberto Pizzigoni, il
contrabbassista Giorgio Azzolini, probabilmente il pianista Enrico Intra, più
naturalmente Cuppini alla batteria»

Fu
solo nel 1969 che l’attività del Sestetto subì un rallentamento, quando Dino
Piana venne assunto a Roma nell’Orchestra della RAI TV. Il Quintetto
Basso-Valdambrini registrò ancora una sonorizzazione per la Fonit Cetra (se non inedita,
sconosciuta i più) e, dopo qualche mese, anche Gianni Basso giunse nella
Capitale, andando a rinnovare la sezione ance dell’Orchestra della Radio RAI. Nel
1971, fu la volta di Oscar Valdambrini, che andò a sostituire Baldo Panfili che
andò in pensione, entrando anche lui nelle fila dell’Orchestra della TV. Per un
momento sembrò che Roma potesse riunire nuovamente quei ragazzi protagonisti
del jazz “moderno” italiano, ma Gianni lasciò qualche mese dopo l’Orchestra
della Radio e quell’oscuro lavoro che
sembrava averlo condannato ad un’avvilente routine, tornando a Milano.

Per rendere l’idea della
“smania musicale” di Gianni Basso, basterà ricordare i palcoscenici di alcune
città da lui visitate negli anni Settanta: Bergamo, Oslo, Ostenda, Lubiana,
Roma, Milano, Alessandria, Locarno, Saint Vincent, Orvieto, Perugia, Zagabria,
Foggia, Nizza, Malcesine, Napoli, Varsavia, Ferrara… Se le città toccate
possono sembrare un semplice campionario di località e date, per abbozzare
appena un ritratto musicale di quegli anni, basterà ricordare i partners del
sassofonista astigiano: Maynard Ferguson, Phil Woods, Sonny Stitt, Slide
Hampton, Kenny Clarke, Illinois Jacquet, Gerry Mulligan, Buddy Collette, Idrees
Sulieman, Tony Scott, George Coleman, Toots Thielemans, Art Farmer, Clark
terry, Dizzy Gillespie, Dusko Goykovich…
Ma
torniamo a Piana e Valdambrini «Quando Gianni andò via da Roma, con Oscar
decidemmo comunque di continuare il discorso musicale», racconta Piana.
Il
primo disco a loro nome è una sonorizzazione del 1973, “10 Situazioni”, uscita
per la Globe Records
(SLP 1005) ancora in Sestetto, con Antonello Vannucchi al piano, Giorgio
Rosciglione al basso elettrico, Silvano Chimenti alla chitarra e Sergio Conti
alla batteria. Nel giugno 1976, segue un interessante disco per la HORO, con tre tromboni
aggiunti a Piana, Enrico Pieranunzi al piano, Bruno Tommaso al basso e Roberto
Podio alla batteria.
Nello
stesso anno, per la Vedette
del Maestro Armando Sciascia, Piana & Valdambrini registreranno “Afrodite”
(VPA 8337), in quintetto con Oscar Rocchi al piano, Giorgio Azzolini al basso e
Tullio De Piscopo alla batteria.
Nel
1978 si unì a loro il figlio di Dino Piana, come seconda tromba, compositore e,
soprattutto, eccellente arrangiatore, ma dovremmo attendere più di dieci anni
per avere una prova su disco della nuova formazione. Nel luglio 1989, grazie
alla Penta Flowers di Franco De Gemini ( il celebre the Man with Harmonica,
entrato nella storia per la colonna sonora di C’era una volta il west di sergio
Leone, scritta da Morricone), il Piana – Valdambrini Sextet torna sugli
scaffali degli appassionati, con il disco omonimo (CD PIA 004), dove i due
senatori sono affiancati da Franco Piana alla tromba ed al flicorno, appunto,
Enrico Pieranunzi al piano, Massimo Moriconi al basso e Roberto Gatto alla
batteria.
È
di questo disco che vi volevo parlare quando ho iniziato questo post, ma forse
ora basterà la musica.
Buon
ascolto!
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Credits:
Piana – Valdambrini Sextet
Label: PENTAFLOWERS
Catalog #: CD PIA 004
Format: CD
Country: Italy
Recorded at Titania Studio,
Rome, on July 12, 13
and 18, 1989
Oscar Valdambrini (tp, flgh),
Dino Piana (valve trne),
Franco Piana (tp, flgh),
Enrico Pieranunzi (piano),
Massimo Moriconi (bass),
Roberto Gatto (drums)
Tracklisting:
1) Lunga Vita al Jazz – 16:24
2) African Mood – 7:30
3) Tradizione – 18:22
4) Spagna – 13:35
5) Hello Mr. Parker – 6:23
6) Salmanazar – 3:45
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