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sabato 23 febbraio 2013

Pre-Election Day 2013 _ Franco Ambrosetti _ Grazie Italia, 1999



born like this
into this
as the chalk faces smile
as Mrs. Death laughs
as the elevators break
as political landscapes dissolve
as the supermarket bag boy holds a college degree
as the oily fish spit out their oily prey
as the sun is masked


we are
born like this
into this
into these carefully mad wars
into the sight of broken factory windows of emptiness
into bars where people no longer speak to each other
into fist fights that end as shootings and knifings


born into this
into hospitals which are so expensive that it's cheaper to die
into lawyers who charge so much it's cheaper to plead guilty
into a country where the jails are full and the madhouses closed
into a place where the masses elevate fools into rich heroes


born into this
walking and living through this
dying because of this
muted because of this
castrated
debauched
disinherited
because of this
fooled by this
used by this
pissed on by this
made crazy and sick by this
made violent
made inhuman
by this


the heart is blackened
the fingers reach for the throat
the gun
the knife
the bomb
the fingers reach toward an unresponsive god


the fingers reach for the bottle
the pill
the powder


we are born into this sorrowful deadliness
we are born into a government 60 years in debt
that soon will be unable to even pay the interest on that debt
and the banks will burn
money will be useless
there will be open and unpunished murder in the streets
it will be guns and roving mobs
land will be useless
food will become a diminishing return
nuclear power will be taken over by the many
explosions will continually shake the earth
radiated robot men will stalk each other
the rich and the chosen will watch from space platforms
Dante's Inferno will be made to look like a children's playground


the sun will not be seen and it will always be night
trees will die
all vegetation will die
radiated men will eat the flesh of radiated men
the sea will be poisoned
the lakes and rivers will vanish
rain will be the new gold


the rotting bodies of men and animals will stink in the dark wind
the last few survivors will be overtaken by new and hideous diseases


and the space platforms will be destroyed by attrition
the petering out of supplies
the natural effect of general decay


and there will be the most beautiful silence never heard
born out of that.


the sun still hidden there
awaiting the next chapter.


Dinosauria, We 
by Charles Bukowski, 1993
 



*******************


Credits:

Grazie Italia

Label: Enja
Catalog# ENJ-9379 2
Format: CD
Country: Germany

Recorded in Lugano, Switzerland
In May 1999

Franco Ambrosetti (tp, flgh),
Gianluca Ambrosetti (soprano sax)
Enrico Rava (tp, flgh),
Maurizio Giammarco (tenor & soprano saxes),
Gabriele Comeglio (alto sax),
Dado Moroni (p, Hammond),
Antonio Faraò (piano),
Furio Di Castri (bass),
Roberto Gatto (drums),
Alfredo Golino (drums)

special guest
Flavio Ambrosetti (tenor sax)


Tracklist:

1)      Roma Non Fa’ la Stupida (Trovajoli) – 6:18
2)      Volare - (Modugno – Migliacci) – 5:50
3)      Vecchio Frack (Modugno – Treppiedi) – 3:36
4)      Tintarella di Luna (De Filippis) – 7:45
5)      E Se Domani (Calabrese – Rossi) – 5:29


6)      Donna (Kramer) – 6:54
7)      E La Chiamano Estate (Califano – Martino) – 4:54
8)      Le Tue Mani (Spotti – Rizza) – 8:09
9)      Caruso (Dalla) – 9:03
10)  Nun E’ Peccato (Calise – Rossi) – 4:39
11)  Che Cosa C’E’ ( Paoli) – 3:48




martedì 8 gennaio 2013

III° Festival del Jazz di Sanremo - 1958


Forse è solo per caso che, nel testo vincitore del Festival della Canzone italiana del 1956, Franca Raimondi cantasse così:

“Aprite le finestre ai nuovi sogni,
alle speranze, all'illusione.
Lasciate entrare l'ultima canzone
che dolcemente scenderà nel cuor
”.

E sì, perchè solo un caso può far coincidere quei «nuovi sogni» con «lasciate entrare l’ultima canzone», nello stesso anno in cui nasceva, nella sede deputata alla canzone italiana per eccellenza, appunto, il Festival del Jazz di Sanremo.
 .

Il Jazz è sempre stato per natura la nuova musica, e soprattutto in quegli anni.
Ma in Italia, si sa, ha dovuto lottare più per affrancarsi dall’egemonia della canzone, dell’operetta e della più nobile musica classica, che contro le leggi fasciste che lo vietarono per un determinato periodo, ed entrare su un palcoscenico importante come quello di Sanremo, anche se dalla porta posteriore, ha sicuramente contribuito a renderlo autonomo e maggiorenne.


Non è un caso infatti che i musicisti italiani presenti alla prima edizione, cioè Umberto Cesàri, Nunzio Rotondo, Basso & Valdambrini, Glauco Masetti, Berto Pisano, Gil Cuppini e Franco Cerri, tra gli altri, saranno poi i protagonisti della storia del jazz di questo paese.

È ovvio che, come in ogni tenzone degna di codesto nome, le polemiche non mancarono fin dall’inizio di questa manifestazione, voluta ed organizzata dalla Federazione Italiana Del Jazz, che aveva tra i suoi quadri le colonne portanti della storica rivista Musica Jazz, che divenne infatti l’arena pubblica delle tante discussioni.
 .

Prima ci furono i noti contrasti tra i seguaci del traditional e gli alfieri del modern, poi le missive anonime e le scomuniche dei papaveri di provincia, come nel caso dell’esclusione del complesso torinese “Jazz At Kansas City”, che generò pressioni addirittura presso la Direzione del Casinò di Sanremo, sfociando in protesta sulle pagine regionali della Gazzetta del Popolo. 

II° Festival Jazz Sanremo _ January 1957
 .
Poi seguirono gli evidenti distinguo della RAI TV tra il Festival della Canzone ed il cugino povero del Jazz.  Mazzoletti, sulle pagine de “Il Jazz in Italia”, racconta che «Già la prima edizione ottenne un successo mediatico ben superiore a quello del Festival della Canzone. Radio e TV si interessarono al festival e l’intera manifestazione venne registrata»; peccato che in circolazione ci sia un solo intero concerto (ed intendo disponibile a tutti, non nelle teche di qualcuno), quello di Art Blakey ed i suoi Jazz Messengers, registrato nel marzo del ’63 all’ottava edizione del FdJ e pubblicato solo nel 2007 dagli spagnoli della Impro-Jazz, più  pochissimi stralci: poco più di un minuto del Quintetto di Nunzio Rotondo alla prima edizione, una manciata di secondi con Lino Patruno and the Riverside Jazz Band, nella settima edizione e l’anomalo ottetto di Duke Ellington, presente alla 9° edizione del 1964.
.

L’ambiguo rapporto tra la RAI ed il festival del Jazz, si evince più sinceramente nella rubrica “Lettere al Direttore”, a partire da MJ del febbraio 1957, dove Gian Carlo Testoni descrisse ad un lettore di Trieste le banali scuse accampate più volte dalla direzione della televisione di Stato alla FIDJ (non ci sono ponti radio da Sanremo, in quella fascia oraria trasmettiamo Mozart, etc etc) per evitare di mandare in onda il festival o parte di esso. 

 
Anche nelle parole di Giuseppe Barazzetta, storico redattore di Musica Jazz ed addetto ai rapporti con i musicisti stranieri per il Festival, raccolte nel bellissimo volume “una vita in quattro quarti” edito per i tipi di Siena Jazz, si fa evidente la cecità della RAI rispetto al valore culturale di questo evento.

L'Avventura del Festival jazzistico di Sanremo (1956 - 1966)

Per ultimo, credo che l’altezzosa superiorità della RAI TV deve essere rimasta impressa anche nei ricordi di alcuni ospiti internazionali, come nel caso del IV° Festival quando il sestetto di Albert Mangelsdorf, che con Dusko Gojkovic alla tromba aprì la seconda serata del 22 febbraio 1959, fu costretto ad interrompere la performance, restando inattivo sul palco per decine di minuti in attesa del collegamento televisivo.
.

Per finire, non mancarono i contrastanti pareri proprio sugli ospiti stranieri, che via via andarono ad occupare sempre più spazio nella scaletta del festival. Basti pensare che nella prima edizione del ‘56, sui tredici complessi partecipanti solo tre non erano italiani, mentre nell’undicesima edizione del festival, quella tanto contestata del 1966, era presente solo il trio di Franco D’Andrea, con Azzolini e Tonani, su otto complessi. Per dovere di cronaca, c’è da menzionare la presenza di Enrico Rava, spalla però del quartetto di Steve Lacy e dello “sconosciuto” Guido Manusardi, alla sua prima apparizione italiana, con una ritmica svedese.
.

Le polemiche sulle star internazionali iniziarono con l’esibizione del Modern Jazz Quartet alla 3° edizione del ‘58, che fece nascere interminabili discussioni sul loro sofisticato stile in pp, considerato un ripiego in confronto ai ruggiti aggressivi ed agli scoppiettanti assoli di batteria che, taluni, ritenessero essere il solo, vero ed unico aspetto del jazz, per sopirsi solo all’ultima annata del festival, dove si esibirono Ornette Coleman ed il quartetto di Steve Lacy. 


Quest’ultima edizione merita uno spazio apposito, perché potrebbe rappresentare in sintesi la summa delle difficoltà che ebbe a vivere quel festival e chi lo organizzava, oltre alla immaturità di certi critici e dei fan. L’undicesima edizione del Festival Internazionale del Jazz, che si svolse il 26 ed il 27 marzo 1966,  fu sottotitolata, non a caso, “Sotto una Cattiva Stella” e iniziò il giorno precedente con la dichiarata inagibilità, da parte delle autorità sanremesi, del Salone delle Feste del Casinò, luogo dove si era sempre svolto il festival, e vide gli organizzatori costretti a ripiegare all’ultimo minuto sul Teatro dell’Opera, che offriva solo una capienza di quattrocento posti, cioè un migliaio di meno del Salone. 


Ma questo non fu l’unico “problema tecnico”: durante la prima serata, tra l’esibizione del trio di Oscar Peterson e quello di Ornette Coleman, si sviluppò un principio d’incendio tra le quinte, con relativo panico, perdita di serenità e concentrazione degli ospiti e, per finire in bellezza, il mitico Sonny Rollins, che avrebbe dovuto chiudere la seconda serata con il Trio di Stan Tracey, non si presentò nemmeno nella città dei fiori.


Sul piano artistico, invece, altre “nubi” si andavano ad addensare su quel piccolo proscenio. Non vorrei soffermarmi su quelle appena delineate da Ornette Coleman che, dall’alto della sua statura musicale, si potè permettere di sperimentare con il violino e la tromba nel brano Snow Flakes and Sunshine, generando comunque non poche perplessità tra il pubblico, ma intendo proprio i cirrosi ammassi sonori soffiati da Steve Lacy e dal suo quartetto, «punctum dolens del festival», come lo definì Pino Candini, che così continuò «nel naufragio di Lacy è stato coinvolto il nostro trombettista Enrico Rava, che pur possiede, e non da oggi, innegabili doti naturali»
 .

Questo il ricordo di Rava «al sound check, gli organizzatori ed i giornalisti presenti non avevano idea di che musica aspettarsi da noi, ma alla fine delle prove gli sguardi erano preoccupati. Poi, finalmente il concerto. Sala piena. Grandi applausi durante la presentazione. Si comincia. Stiamo suonando da una decina di minuti, io con gli occhi chiusi, quando mi rendo conto che in sala sta succedendo qualcosa di strano. Apro gli occhi e vedo gente che si spintona. Molti si dirigono velocemente verso l’uscita. Alcuni ci urlano oscenità. In meno di un quarto d’ora la sala si svuota quasi completamente. Il giorno dopo sono uscite delle recensioni spaventose, come se suonare la musica che ti piace sia il peggiore dei reati. Ci hanno attaccato tutti, anche quei critici che pochi anni dopo sarebbero diventati filo-free-jazz. È stato veramente terribile, non tanto la reazione del pubblico, ma la critica, ferocissima. A causa di quelle stroncature ci cancellarono quasi tutti i concerti previsti nella nostra tournée italiana. Fortunatamente, si salvò un lavoro alla Radio RAI di Torino che ci salvò economicamente»
 .

Per avere un’idea del pensiero critico di allora, riporto uno stralcio d’intervista ad Arrigo Polillo, registrata da Mazzoletti su nastro magnetico la stessa sera del concerto e citata nel suo libro (pag. 630): «Coleman penso sia un artista dalla personalità notevole, sappia esattamente quello che fa e lo faccia molto bene, salvo come trombettista e violinista, ché come tale è davvero discutibile. Lacy penso che sia un eccellente musicista, ma in questo momento non sappia affatto quello che fa. Mi spiace di essere molto severo. Penso che questa strada non conduca da nessuna parte. Quello che dispiace, soprattutto, è che su questa stessa strada stanno camminando moltissimi in America e penso che questo sia un danno enorme per il jazz. Penso che se si dovesse continuare così entro due o tre anni il jazz non esisterebbe più»
 .

In ogni caso, nel bene e nel male, la strana avventura del Jazz in quel Festival senza vincitori fa parte della nostra Storia e va ricordato, come fece Polillo nel suo libro “Stasera Jazz”, consultabile online sul sito della Fondazione Siena Jazz.


Ma torniamo a quel III° Festival del Jazz del 1958, ed alla documentazione sonora che ci può aiutare a capire meglio qual’era l’atmosfera musicale di quell’evento e, soprattutto, ci offre una fotografia dello stato del jazz suonato in Italia sul finire degli anni Cinquanta.
 .

La FIDJ annunciò già dalla seconda edizione l’intenzione della Carisch a pubblicare un documento della serata, poi rinviato all’edizione successiva. In questo terzo appuntamento, nonostante un programma che vedeva infittirsi le partecipazioni degli ospiti stranieri, gli uomini della Federazione registrarono più di sette ore di musica suonata sul palco del Casinò di Sanremo, dalle quali vennero estratte le voci di più di trenta jazzisti italiani, in otto formazioni diverse immortalate nel disco in oggetto, con non poche sorprese.
 .

Infatti, in quella occasione, oltre ai “soliti noti” come il Quintetto Basso & Valdambrini, Glauco Masetti, lo svizzero italianizzato Franco Ambrosetti ed il Quartetto di Nunzio Rotondo, ci fu l’opportunità di registrare per la prima volta la tromba di Sergio Fanni, che incise il primo disco a suo nome solo nel 1960 per la mitica serie Jazz from Italy della Cetra, qui presentato come membro del complesso di Eraldo Volonté, accompagnati dalla ritmica di Renato Angiolini, Alceo Guatelli e Lionello Bionda.


Poi ci fu la conferma del pianista rivelazione della seconda edizione del festival, quell’Enrico Intra appena ventenne, che giunse a Sanremo direttamente dalla Sardegna, dove prestava il servizio di leva obbligatoria, qui sostenuto da Ernesto Villa e Pupo De Luca. Inoltre, fu registrato per la prima volta il Ten-Tette di Nunzio Rotondo, mai più documentato su disco, con Ennio Gabbi, Marcello Boschi, Gino Marinacci e Gil Cuppini, tra gli altri.

III° Festival Jazz Sanremo _ January 1958

Insomma, in questo disco troviamo fotografate le forze più rappresentative del cosiddetto jazz italiano moderno, in una versione live che trasmette energia e partecipazione e che immortala anche la vitalità del pubblico in sala, a differenza del freddo aplomb che accompagna molti concerti dei nostri giorni e, nonostante i modesti mezzi di registrazione, come ci ricorda più avanti Polillo nella sua recensione, resta un documento unico di un’era da molti solo immaginata e che adesso è possibile anche vivere, oltre che sentire.
 .

«con la pubblicazione di questo microsolco si realizza un nostro ormai antico sogno. Il risultato finale mi sembra più che soddisfacente; non foss’altro perché i nostri musicisti di jazz fanno sempre miglior figura su un palcoscenico che in uno studio d’incisione, anche se, naturalmente, le registrazioni di un concerto dal vivo non possono mai essere perfettissime da un punto di vista tecnico. I piccoli inconvenienti (qualche background un poco sordo, qualche nota fuori posto) sono tuttavia compensati ad usura dalla freschezza, dal calore, dalla validità jazzistica, insomma, delle esecuzioni, che, registrate in uno studio, sarebbero sicuramente più “pulite” ed acusticamente più nitide, ma anche più fredde e tutto sommato peggiori. Non si formalizzino, quindi, i musicisti, per qualche “scrocco” e per qualche pecca acustica: neppure i concerti registrati in America ne sono immuni. Quello che conta è il resto, e il resto funziona perfettamente, per tutti»


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Credits:

III° Festival del Jazz - Sanremo

Label: CARISCH
Catalog# TCA 15301
Format: LP
Country: Italy

Recorded in Sanremo,
18 and 19 january 1958


Tracklist:

1) Zoot (Mulligan) – 3:47
Sergio Fanni (trumpet), Eraldo Volonté (tenorsax),
Renato Angiolini (piano), Alceo Guatelli (bass), Lionello Bionda (drums)

2) The King (Basie) – 5:20
the same plus Glauco Masetti (altosax)

3) Lullaby For Trio (Basie) – 4:03
Enrico Intra (piano),
Ernesto Villa (bass), Pupo De Luca (drums)

4) This Is Always (Warren) – 3:05
5) L'amico del giaguaro (Valdambrini) – 8:00
Oscar Valdambrini (trumpet), Gianni Basso (tenorsax),
Gianfranco Intra (piano), Berto Pisano (bass), Gilberto Cuppini (drums)




1) Lover Man (Davis-Ramirez)  - 4:15
Flavio Ambrosetti (altosax), Piero Paganelli (piano),
Jean Siebenthal (bass), Bernard Pieritz (drums)

2) Memories Of you (Blake-Razaf)  - 3:40
Piero Paganelli (piano),
Jean Siebenthal (bass), Bernard Pieritz (drums)

3) Fine and Dandy (Swift-James) – 5:30
Nunzio Rotondo (trumpet), Leo Cancellieri (piano),
Sergio Biseo (bass), Gilberto Cuppini - drums

4) Then Men Blowin' (Rotondo)  - 6.45
Nunzio Rotondo, Peppe Cuccaro - trumpet
Ennio Gabbi – trombone, Marcello Boschi – altosax,
Marco Del Conte – tenorsax, Gino Marinacci – baritonesax
Bill Smith – bass clarinet, Leo Cancellieri – piano,
Paolo Pes – bass, Gilberto Cuppini - drums


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photos by Roberto Polillo
Art by Henry Matisse

venerdì 3 settembre 2010

Italian Jazz Stars - 1952/1953

I'm here.
These days I stayed elsewhere, but not far from my passions.
.


For example, for the first time I visited the Fondazione Siena Jazz, during the 40th edition of International Higher Masterclasses Workshop, thanks to the kind invitation of Francesco Martinelli, conductor of one of the most important International Centre for Jazz Information and Research.
It was a beautiful experience, involving all my senses and my emotions, difficult to explain only in words, even those of my native language...

What I want to say to you, is that:
if you only listened to records, you would may think that jazz, as we know, could die.
But if you spend a week in Siena, then you'll think that is alive and well, that jazz has more faces than you can remember in a lifetime and that speaks more languages than we could ever study.


Among the many meetings (Bobby Watson, Claudio Fasoli, John Taylor, Paolino Dalla Porta, Ettore Fioravanti, Avishai Cohen, Mauro Negri, Riccardo Del Fra...), in Siena I met some new friends.

For example Howard Mandel, a Chicago jazz writer who lives in New York, author of books like "Future Jazz" [Oxford University Press, 1999] and his last work "Miles, Ornette, Cecil: Jazz Beyond Jazz [Kindle Edition], also presented in Siena. Mandel is also the artistic producer for National Public Radio, a teacher at the University of NY and president of the Jazz Journalists Association.
Howard, who has a jazz overview with many nuances, which has a fascinating oratory skills, which can read the events that occur in the arts, without separate them from what happens in the USA society (and not everyone, believe me). But, he didn't know Nunzio Rotondo, Roberto Nicolosi or Umberto Cesàri.


In addition to Howard, I knew the delightful Thierry Quénum, a French jazz-writer, who writes on the historic Jazz Magazine, and collaborates with jazz.com. Thierry is also a jury's member for the Django D'Or and for the European Jazz Prize (Austria). He has been published for several years in Italy, on Jazzit magazine, the column ICI LA FRANCE, cut critical and challenging, as he is.

In Siena Quénum has presented an interesting lecture on "European Jazz after 1960", where he told the reason for the flowering of cool in Europe, where he compared the different European capitals to New Orleans, Kansas City, Chicago and New York in 1920, remembering that have generated many different scenes and substyles, and revealed many different soloists who have collaborated across the Atlantic.

Following the conference, Thierry has indicated that the strength of European jazz after the sixties, was to leave completely the American's jazz emulation.
In the same context he has presented some contemporary jazz-scenes, showing the programs and intentions of many European festivals, but he never contemplated Italy, more than Siena, of course.


So, this post is dedicated to Howard and Thierry - and also Francesco, of course, because he made me live a dream, and met two new friends -.
I hope that when you hear these rare recordings, you'll also have one more friend.

These rare tracks, that I share with you, are some of the recordings of the "Italian Jazz Stars" series, one of the first totally dedicated to modern Italian jazz, recorded between 1951 and 1956, published for the first time on 78 rpm from Columbia.

These recordings were reissued for the first time on microgroove 33 rpm in 1954 (Columbia QS 6009) edited by Arrigo Polillo.
The same collection on LP, was republished in the U.S. by Angel Records (60001).

Subsequently, by Alessandro Protti and Lino Patruno, were printed other matrices of this series, assembled with other traditional jazz tracks, recorded also for Columbia, published on LP in 1961, under the title "Italian jazz of the Roaring 50's".



Credits:

«Italian Jazz Stars»
Label: Angel Records
Catalog# 60001
Format: 10 inch (25 cm)
Country: New York - USA
probably printed between 1956/1957

Tracklisting:


A1) Invenzione (P. Umiliani)
by Gianni Basso and His 5tet:
Gianni Basso (ten sax), Oscar Valdambrini (tp),
Piero Umiliani (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1004
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

A2) Gim Blues (O. Valdambrini)
by Oscar Valdambrini and His 5tet:
Oscar Valdambrini (tp), Gianni Basso (ten sax),
Adelmo Prandi (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1002

A3) Tenderly (W. Gross)
by Flavio Ambrosetti 4tet:
Flavio Ambrosetti (alto sax), Francis Burger (p),
Franco Cerri (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, September 25
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1012
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

A4) Cool-laboration (R. Nicolosi)
by Roberto Nicolosi and His Orchestra:
Oscar Valdambrini, Giulio Libano (tp),
Mario Pezzotta, Athos Cerroni (tbn),
Michelangelo Mojoli (french horn), Francesco Saverio Scorza (tuba),
Sergio Valenti, Glauco Masetti (alto sax), Fausto Papetti (tenor sax),
Giampiero Boneschi (p), Franco Pisano el. g), Franco Cerri (bass),
Gilberto Cuppini (drums), Roberto Nicolosi (dir, arr).
recorded in Milan 1953, January 16
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1005
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)



B1) Fascinating Rhythm (G. Gershwin)
by Flavio Ambrosetti 4tet:
Flavio Ambrosetti (alto sax), Francis Burger (p),
Franco Cerri (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1953, December 5
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1018

B2) La Barca dei Sogni (C. Di Ceglie)
by Oscar Valdambrini and His 5tet:
Oscar Valdambrini (tp), Gianni Basso (ten sax),
Adelmo Prandi (p), Antonio De Serio (bass), Rodolfo Bonetto (drums)
recorded in Milan 1952, October 22
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1001
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

B3) Nancy with the Laughing Face (J. Van Heusen)
by Giancarlo Barigozzi and His Quintet:
Giancarlo Barigozzi (tenor sax, cl), Sergio Mandini (el. g),
Ettore Ballotta (p), Edoardo Rossi (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, September 11
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1013
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)

B4) Stelle Filanti (N. Rotondo) *
by Nunzio Rotondo and the Sextet of the Hot Club of Rome:
Nunzio Rotondo (tp), Franco Raffaelli (alto sax),
Ettore Crisostomi (p), Carlo Pes (el. g), Carlo Loffredo (bass),
Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1952, March 27
first print on 78 rpm Columbia - CQ 2342


*This last track, actually was not published in this series, but was also included in the Angel anthology.
In the «Italian Jazz Stars», Nunzio Rotondo has registered with His Cool Stars.

Here, you can listen one track of this combo.

Cool, Please (Rotondo)
Nunzio Rotondo (tp), Francesco De Masi (french horn),
Aurelio Ciarallo (bass cl), Gino Marinacci (tenor sax),
Vittorio Paltrinieri (hammond org), Tonino Ferrelli (bass), Gilberto Cuppini (drums)
recorded in Milan 1953, March 7
first print on 78 rpm Columbia - CJ 1006
first print on 33's Columbia - QS 6009 (1954)