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martedì 24 dicembre 2019

Chet Baker 4et Live at Teatro degli Infernotti, Torino December 19, 1979


Ph by Luciano Viti

Chet Baker era nato ieri. Questo non aggiunge molto alla sua biografia, ma è un dato di fatto. Chet Baker è stato indubbiamente uno tra i più ispirati ed irripetibili musicisti jazz, ed anche questo dovrebbe essere cosa nota ai più, ed il condizionale non è utilizzato a caso.

«Ti posso garantire che molti musicisti giovani, anche tra quelli che suonano con me e che sono fantastici, non hanno mai ascoltato il Quartetto di Gerry Mulligan con Chet Baker, che è per me una pietra miliare del Jazz, non solo perché Chet non ha mai più suonato come suonava lì, ed infatti è esploso proprio con quei dischi del ’52-’53, quando ha vinto anche il referendum [1]. Poi Chet ha fatto altre cose, anche quelle molto belle e poetiche, ma come suonava in quel contesto non ha più suonato, con quella agilità e rapidità di pensiero, quella capacità di tradurre in suono tutto quello che gli passasse per la testa… originalissimo… a volte sembrava un Don Cherry con tecnica, eppure “non sapeva niente”… ma te lo ricordi il solo di Chet su Bark for Barksdale?[2] viene dopo un assolo di Mulligan, buono ma molto tradizionale, e poi entra lui con una frase che io ogni volta mi chiedo da dove gli sia mai arrivata quella espressione lì, è imprevedibile e pazzesca… Questo è stato il gruppo che mi ha proprio aperto le porte al Jazz moderno e poi da lì…»[3]


Eppure le tragiche situazioni che hanno affollato la sua vita pubblica, e travolto ovviamente quella privata, hanno facilitato l’approccio di molti nel trattare Chet Baker più come un’icona da idolatrare o smitizzare, offuscando così la sincera ricerca musicale o sminuendo il suo spessore di musicista. Basterebbero i titoli di alcuni magazines dell’epoca per capire meglio cosa intendo dire, visto che pubblicavano a titoli cubitali frasi infelici tipo “Il Veleno del Jazz” (Il Reporter 36 – 1960), oppure “La Magica Tromba di Chet Baker è caduta nella Fossa delle Vipere” (Il Tirreno – 1960), o “La Paura mi Aspetta alla Porta” (L’Europeo – 1961) e “La Tromba Avvelenata” (Epoca – 1961), fino ad “Amici Italiani Aiutatemi Voi” (Novella 35 – 1963) o ancora “Chet Baker: Storia di Dolore” (Down Beat – 1964).


Chet Baker era nato il 23 dicembre 1929 a Yale, in Oklahoma ed è stato indubbiamente uno tra i più ispirati ed irripetibili musicisti jazz. 

Io voglio ricordarlo così, più con la sua musica spesso inedita (e nel LIVE che segue lo è nel vero senso della parola) che con le sue luci ed ombre d’umanità, le stesse di ognuno di noi.

CB, Halema e Chesney Aftab, Milano Feb. 1960

***

Chet Baker Quartet
Recorded Live at Teatro degli Infernotti, Torino
December 19, 1979

Chet Baker (trumpet, voc #2, #5),
Dennis Luxion (piano),
Riccardo Del Frà (bass)
Roberto Gatto (drums)

Ph by Ralph Quinke


CB Quartet, Live in Torino 1979 - Part One

1. Someday my prince will come - 9:10
2. But not for me – 10:55
3. ‘Round midnight – 12:15
4. Broken wing – 10:08

         CB Quartet, Live in Torino 1979 - Part Two

5. There will never be another you – 15:52
6. Once upon a summertime – 13:24
7. Blue ‘n boogie – 11:45






[1] New Star award in DownBeat’s first International Jazz Critics Poll in 1953
[2] Gerry Mulligan Quartet – Fantasy, 1953
[3] Intervista ad Enrico Rava, Novembre 2019

domenica 3 novembre 2013

Franco D’Andrea Quartet, guest Massimo Urbani _ video, 1985

Appunti per una video/discografia di Massimo Urbani _ Video

Programma TV – 6’58”
1. Blues



Formazione: Massimo Urbani (as), Franco D’Andrea (p),
Attilio Zanchi (b), Roberto Gatto (dr)

Registrato: a Perugia, Hit Hotel, 31 gennaio/1° febbraio 1985

giovedì 24 ottobre 2013

AA. VV. LABORATORIO DELLA QUERCIA _ 1978


Credits:

Label: HORO
Catalog#: HDP 39-40 (2 Lp, 1979)

Country: Italy
Recorded: a Roma, live alla “Quercia del Tasso”, 5 e 6 luglio 1978

Formazione #1, 4, 5, 6, 7: Massimo Urbani (as), Enrico Rava, 
Kenny Wheeler, Alberto Corvini (tp), Roswell Rudd, Danilo Terenzi (tb), 
Steve Lacy (ss), Steve Potts (as, ss), Eugenio Colombo (as, bar, fl), 
Evan Parker (ts, ss), Maurizio Giammarco (ts, ss, sopranino, fl.), 
Tommaso Vittorini (bar), Frederick Rzewski, Martin Joseph (p), 
Tristan Honsinger, Irene Aebi (cello), Kent Carter, Roberto Bellatalla (b), 
Noel McGhee, Roberto Gatto (dr), Paul Lytton (dr, perc)

Tracklist:

1. Tromblues° (E. Rava) 11’00”
2. Dialogando (D. Terenzi) 11’10”
3. La Quercia (Lytton, Parker, Rzewski, Terenzi, Wheeler) 21’25”
4. Vortex Waltz° (M. Giammarco) 14’46”
5. Nella Casa Delle Papere° (E. Colombo) 10’07”
6. La Legge È Uguale Per Tutti° (T. Vittorini) 6’11”
7. The Message From The Maine° (R. Rudd) 18’00”

thanks to

lunedì 21 ottobre 2013

Giovanni Tommaso _ VIA G.T. _ 1986


Credits:

Label: RED RECORD
Catalog#: VPA 196 (Lp, 1986);
RR123196-2 (Cd, 1994);

Country: Italy
Recorded: a Roma, RCA Studio C, il 15 e 16 aprile 1986

Massimo Urbani (as),  Paolo Fresu (tp, flh), 
Danilo Rea (p), Giovanni Tommaso (b), Roberto Gatto (dr)



Tracklist:

1. Meet You On The Way (G. Tommaso) 6'10"
2. Formiche (G. Tommaso) 7'26"
3. Amore, Toujour L'Amour (G. Tommaso) 4'10"
4. Take The Money And....Spend It! (G. Tommaso/D. Rea) 5'10"
5. Femina Rufa (G. Tommaso) 6'43"
6. No Day After, No! (G. Tommaso) 7'52"
7. Sixteen Blues (G. Tommaso) 7'13"




giovedì 10 ottobre 2013

Massimo Urbani _ EASY TO LOVE _ 1987


Credits:

Label: RED RECORD
Catalog#: NS 208 (Lp, 1987); 
                    RR 208.2 (Cd, 1994)

Country: Italy
Recorded: at Roma, Sonic Studio, 
il 18 gennaio 1987

Massimo Urbani (as); Luca Flores (p); 
Furio Di Castri (b); Roberto Gatto (dr)


Tracklist:

1. A Trane from East (M. Urbani) 10’02”
2. Easy to Love (C. Porter) 5’00”
3. Night Walk (F. Di Castri) 6’20”
4. I Got Rock (M.Urbani) 11’15”
5. Star Eyes (Raye; De Paul) 4’50”
6.Good Morning Heartache (Higginbotham, Drake, Fisher) 4’23”
7.Three Little Words (Kalmar, Ruby) 3’12”



lunedì 29 aprile 2013

Enrico Rava _ What a Day _ 1990



«Animals è un disco che amo e mi dispiace moltissimo di averlo fatto per una casa discografica indegna come la Gala, che credo non mi abbia mai neppure mandato il cd. Ne ho fatti quattro per la Gala, purtroppo: anche What a Day, Chanson e il primo del gruppo Quatre.

Sono quattro dischi che è come non fossero mai stati fatti, in particolare What a Day, del 1990, che non si è mai visto in giro.


Quello di What a Day era un gruppo diverso rispetto a quello con cui incisi Animals. C’erano Stefano Battaglia, Roberto Gatto, Riccardo Bianchi e Marco Micheli. È devo ammettere – sebbene non sia bello dire queste cose – che quello, al di là dei singoli musicisti, è stato il gruppo che ho amato di meno. Benché ci fosse Roberto che è uno dei batteristi che io preferisco al mondo. Però né Riccardo né Marco, pur essendo ottimi musicisti, hanno mai veramente capito il mio trip. Riccardo in particolare […]. Marco amava davvero la musica, però credo non avesse capito come doveva essere il meccanismo, anzi, il non-meccanismo.

Con quel gruppo ogni concerto era uguale all’altro. Il disco forse si salva perché Battaglia portava una ventata di novità: non suonava nel gruppo, partecipò solo all’incisione. Il gruppo pian piano si sciolse perché io prendevo sempre meno impegni».

da "Note Necessarie", di Enrico Rava e Alberto Riva - minimum fax 2004



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Credits:
What a Day

Label: GALA Records
Catalog#: GLLP 91035
Format: LP
Country: Italy
Released: 1990

Enrico Rava (tp, flgh),
Stefano Battaglia (piano),
Riccardo Bianchi (el. g),
Marco Micheli (bass),
Roberto Gatto (drums)


Tracklisting:


1)     What A Day – 2:25
2)      Dyani – 4:31
3)      Titina – 9:30
4)      Sun Bay – 6:51




1)     You Don’t Know What Love Is – 9:16
2)      Outsider – 2:01
3)      Tempo di Migrare – 1:24
4)      My Funny Valentine – 9:46
 .


sabato 23 febbraio 2013

Pre-Election Day 2013 _ Franco Ambrosetti _ Grazie Italia, 1999



born like this
into this
as the chalk faces smile
as Mrs. Death laughs
as the elevators break
as political landscapes dissolve
as the supermarket bag boy holds a college degree
as the oily fish spit out their oily prey
as the sun is masked


we are
born like this
into this
into these carefully mad wars
into the sight of broken factory windows of emptiness
into bars where people no longer speak to each other
into fist fights that end as shootings and knifings


born into this
into hospitals which are so expensive that it's cheaper to die
into lawyers who charge so much it's cheaper to plead guilty
into a country where the jails are full and the madhouses closed
into a place where the masses elevate fools into rich heroes


born into this
walking and living through this
dying because of this
muted because of this
castrated
debauched
disinherited
because of this
fooled by this
used by this
pissed on by this
made crazy and sick by this
made violent
made inhuman
by this


the heart is blackened
the fingers reach for the throat
the gun
the knife
the bomb
the fingers reach toward an unresponsive god


the fingers reach for the bottle
the pill
the powder


we are born into this sorrowful deadliness
we are born into a government 60 years in debt
that soon will be unable to even pay the interest on that debt
and the banks will burn
money will be useless
there will be open and unpunished murder in the streets
it will be guns and roving mobs
land will be useless
food will become a diminishing return
nuclear power will be taken over by the many
explosions will continually shake the earth
radiated robot men will stalk each other
the rich and the chosen will watch from space platforms
Dante's Inferno will be made to look like a children's playground


the sun will not be seen and it will always be night
trees will die
all vegetation will die
radiated men will eat the flesh of radiated men
the sea will be poisoned
the lakes and rivers will vanish
rain will be the new gold


the rotting bodies of men and animals will stink in the dark wind
the last few survivors will be overtaken by new and hideous diseases


and the space platforms will be destroyed by attrition
the petering out of supplies
the natural effect of general decay


and there will be the most beautiful silence never heard
born out of that.


the sun still hidden there
awaiting the next chapter.


Dinosauria, We 
by Charles Bukowski, 1993
 



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Credits:

Grazie Italia

Label: Enja
Catalog# ENJ-9379 2
Format: CD
Country: Germany

Recorded in Lugano, Switzerland
In May 1999

Franco Ambrosetti (tp, flgh),
Gianluca Ambrosetti (soprano sax)
Enrico Rava (tp, flgh),
Maurizio Giammarco (tenor & soprano saxes),
Gabriele Comeglio (alto sax),
Dado Moroni (p, Hammond),
Antonio Faraò (piano),
Furio Di Castri (bass),
Roberto Gatto (drums),
Alfredo Golino (drums)

special guest
Flavio Ambrosetti (tenor sax)


Tracklist:

1)      Roma Non Fa’ la Stupida (Trovajoli) – 6:18
2)      Volare - (Modugno – Migliacci) – 5:50
3)      Vecchio Frack (Modugno – Treppiedi) – 3:36
4)      Tintarella di Luna (De Filippis) – 7:45
5)      E Se Domani (Calabrese – Rossi) – 5:29


6)      Donna (Kramer) – 6:54
7)      E La Chiamano Estate (Califano – Martino) – 4:54
8)      Le Tue Mani (Spotti – Rizza) – 8:09
9)      Caruso (Dalla) – 9:03
10)  Nun E’ Peccato (Calise – Rossi) – 4:39
11)  Che Cosa C’E’ ( Paoli) – 3:48




lunedì 26 novembre 2012

Paolo Fresu _ Italian Trumpet Summit _ a night in Berchidda, 2001

with Franco Ambrosetti, Flavio Boltro, Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Stefano Bollani, Enzo Pietropaoli, Roberto Gatto

Pensare di poter racchiudere in un post la curiosità intellettuale, l’esuberanza artistica e la vitalità esplosiva di Paolo Fresu, è cosa da pazzi.


Ci ho provato spesso e ogni volta aprivo il documento Word ed iniziavo a scrivere, avendo bene in mente la struttura del ritratto, tratteggiando l’inizio umano, colorando la fantasia incontenibile, documentando le esperienze fondamentali, ricercando la poesia innata, analizzando l’esperienza accumulata, creando diagrammi delle tante collaborazioni, registrando le attuali produzioni, persino immaginando gli sviluppi futuri.
 .

Ci ho provato diverse volte, davvero, addirittura prendendo appunti e tracciando schemi, eppure ogni volta arrivavo ad un crocicchio che sembrava sempre diverso, dove la scrittura prendeva una strada inaspettata, che nemmeno compariva nei miei piani, ed il pensiero si perdeva dietro l’atto stesso dello scrivere, a volte sorprendendomi, molto più spesso deludendomi, ma sempre come fosse altro da sé.
 .

Ho tentato allora di ritrarre questo piccolo gigante contemporaneo attraverso la sua produzione, illudendomi che l’aspetto tecnico fosse più contestualizzabile delle mille sfumature dell’animo umano, analizzabile in una lista, seppur lunga, di documenti sonori e visivi, ma anche lì ho l’impressione di aver fallito. Impossibile contenere la coraggiosa attività trasversale alle etichette di stile, l’incessante ricerca che ingloba linguaggi diversi per accomunarli in un nuovo flusso comunicativo, l’inesauribile energia che esonda gli argini dei singoli generi per unirli in una corrente personale e specialissima.



Ci ho provato molte volte a raccontare Paolo Fresu e, forse, la cosa più bella che ho creato è un breve racconto su un ragazzino che corre a piedi nudi dietro alle capre e che alla fine, sempre scalzo, riesce invece ad acchiappare solo i suoi sogni. Ma è una storia troppo intima e preziosa per raccontarla al vento elettrico, senza veder nascere le emozioni degli altri nei loro occhi, senza sentire il calore di un’umana fratellanza.

 .
Alla fine ho pensato che sarebbe bastato condividere il ricordo di una magica serata d’agosto, passata in un piccolo paese in cui è nato un grande uomo, capace di creare eventi eccezionali in un contesto completamente naturale, e mi è venuta in mente a night in Berchidda, appunto. 
.
Io c’ero, e mi è impossibile dimenticarlo. Spero che almeno l'eco di quella emozione ora giunga fino a voi.



Credits:

Label: Time in Jazz
Catalog# TJ002
Format: CD
Country: Italy
Date of release: 2002

Recorded in Berchidda (Sardinia)
August 14, 2001

 

Paolo Fresu (tp., flgh)

Franco Ambrosetti (tp., flgh)

Flavio Boltro (tp)

Fabrizio Bosso (tp)

Marco Tamburini (tp., arr)

Stefano Bollani (p)
Enzo Pietropaoli (bass)
Roberto Gatto (drums)

special guests on “The Theme”:
Antonello Salis (accordion)
Gianluca Petrella (trne)


Tracklist



1) Joy Spring - 20:28

2) Softly As A Morning Sunrise - 18:10

3) Yesterday Night - 10:48

4) Blue ‘N Boogie - 20:00





1) My Funny Valentine - 13:37

2) Caravan - 14:25

3) The Theme - 17:08
 .
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domenica 3 giugno 2012

Piana - Valdambrini Sextet, 1989


Dino Piana conobbe Oscar Valdambrini un mese dopo la sua prima incisione per la CETRA, quella registrata venerdì 30 settembre 1960, in cui era affiancato da Gianni Basso amico sin dall’infanzia, quando si preparò per incidere il primo disco con il Quintetto più famoso e longevo del jazz italiano. 


«All’inizio non leggevo una nota di musica. E non sono stato in grado di leggere per molto tempo. Il mio mestiere è sempre stato una scoperta, almeno fino alla Coppa del Jazz. Quando incisi il primo disco con il Sestetto, Oscar mi fece andare a casa sua. Per ore e ore suonò con la tromba le parti che avrei dovuto fare io, finché non le avevo memorizzate. Erano arrangiamenti difficili di Gruntz e di Libano, ma con Oscar non si usciva finché non era tutto perfettamente a punto. La sera abbiamo suonato alla Taverna Messicana ed il mattino dopo eravamo in sala d’incisione»
Da quel giorno il suo rapporto con Basso & Valdambrini andò avanti fino a che la vita lo permise. 


In quegli anni ‘60, il Sestetto si ritrovò ad incidere almeno tre dischi che vanno annoverati nella storia del jazz: il primo dell’aprile 1960 porta semplicemente il nome della band “Basso Valdambrini Quintet plus Dino Piana" (Jolly LPJ 5010); il secondo, “The Best Modern Jazz in Italy 1962” (RCA PML 10326), è il documento che ha decretato la vittoria del Sestetto al concorso indetto dalla casa di cosmetici Arden, che si svolse al Teatro San Marco di Milano in quell’anno; il terzo disco che deve essere menzionato è del gennaio 1967, e fu dato alle stampe con il titolo “Exciting 6” (GTA JA 603) e ci permette di ascoltare la maturità e l’importanza di quel combo per il futuro sviluppo del jazz italiano.
In mezzo, nel dicembre 1962, uscì anche un quarto LP del Sestetto, con il titolo “Bossa Nova” (Ricordi MRJ 8006). 


Ma in quei “Favolosi Anni Sessanta” questi ragazzi fecero molto altro.
Per esempio volarono a New York, perché il concorso “Arden for Men” del 1962 prevedeva per il complesso vincitore una scrittura per alcune esibizioni in due prestigiosi club negli USA, L’Half Note ed il Birdland e, a quei tempi, non era cosa comune, come ricorda Arrigo Polillo sul quotidiano “Il Giorno”: «Il Sestetto Italiano di Basso & Valdambrini andrà, entro le prossime settimane, a Nuova York, dove si esibirà per qualche tempo in uno dei più rinomati locali jazzistici del mondo. L’ambita scrittura (non era mai accaduto prima che un complesso italiano si esibisse a Nuova York) è il premio messo in palio da una nota casa produttrice di cosmetici e da un settimanale romano che, insieme, hanno bandito un concorso fra i migliori complessi di jazz moderno italiani».


Purtroppo il sindacato dei Musicisti di NY proibì loro di suonare «Non avendo potuto suonare, siamo andati ad ascoltare: Miles Davis che suonava con J.J. Johnson e Winton Kelly, ma anche Art Farmer e Dizzy Gillespie. Poi abbiamo assistito ad una seduta d’incisione della Big Band di Joe Morello», ricorda Dino Piana.


Poi entrarono anche a “La Scala” di Milano, in occasione di un grande evento, come ricorda Pino Candini sul quotidiano “La notte” del 19 novembre del 1965: «Il jazz entra alla Scala… Il grande passo non verrà compiuto per mano di Duke Ellington, che ha già una certa familiarità con l’Orchestra scaligera avendo preso a prestito due anni fa alcuni suoi musicisti per l’incisione di un disco sinfonico, né dal Modern Jazz Quartet, ormai abituato ad esibirsi nei conservatori. No, per questo debutto, che non mancherà di suscitare vivaci polemiche, sono stati scelti i jazzisti italiani capeggiati da Gil Cuppini: essi prenderanno parte ad uno spettacolo assai composito di Maner Lualdi, intitolato “Gershwiniana”, che andrà in scena il 20 dicembre. Gilberto Cuppini, investito dell’importante incarico, si è messo al lavoro per riunire i componenti della sua “Concert Jazz Band” che così brillantemente si esibì il marzo scorso al festival del jazz di Sanremo. Saranno quindi della partita i trombettisti Oscar Valdambrini e Fermo Lini, i trombonisti Dino Piana e, forse, Mario Pezzotta, i sassofonisti Glauco Masetti, Gianni Basso ed Eraldo Volonté, il chitarrista Alberto Pizzigoni, il contrabbassista Giorgio Azzolini, probabilmente il pianista Enrico Intra, più naturalmente Cuppini alla batteria»


Fu solo nel 1969 che l’attività del Sestetto subì un rallentamento, quando Dino Piana venne assunto a Roma nell’Orchestra della RAI TV. Il Quintetto Basso-Valdambrini registrò ancora una sonorizzazione per la Fonit Cetra (se non inedita, sconosciuta i più) e, dopo qualche mese, anche Gianni Basso giunse nella Capitale, andando a rinnovare la sezione ance dell’Orchestra della Radio RAI. Nel 1971, fu la volta di Oscar Valdambrini, che andò a sostituire Baldo Panfili che andò in pensione, entrando anche lui nelle fila dell’Orchestra della TV. Per un momento sembrò che Roma potesse riunire nuovamente quei ragazzi protagonisti del jazz “moderno” italiano, ma Gianni lasciò qualche mese dopo l’Orchestra della Radio e quell’oscuro lavoro che sembrava averlo condannato ad un’avvilente routine,  tornando a Milano. 


Per rendere l’idea della “smania musicale” di Gianni Basso, basterà ricordare i palcoscenici di alcune città da lui visitate negli anni Settanta: Bergamo, Oslo, Ostenda, Lubiana, Roma, Milano, Alessandria, Locarno, Saint Vincent, Orvieto, Perugia, Zagabria, Foggia, Nizza, Malcesine, Napoli, Varsavia, Ferrara… Se le città toccate possono sembrare un semplice campionario di località e date, per abbozzare appena un ritratto musicale di quegli anni, basterà ricordare i partners del sassofonista astigiano: Maynard Ferguson, Phil Woods, Sonny Stitt, Slide Hampton, Kenny Clarke, Illinois Jacquet, Gerry Mulligan, Buddy Collette, Idrees Sulieman, Tony Scott, George Coleman, Toots Thielemans, Art Farmer, Clark terry, Dizzy Gillespie, Dusko Goykovich…


Ma torniamo a Piana e Valdambrini «Quando Gianni andò via da Roma, con Oscar decidemmo comunque di continuare il discorso musicale», racconta Piana.
Il primo disco a loro nome è una sonorizzazione del 1973, “10 Situazioni”, uscita per la Globe Records (SLP 1005) ancora in Sestetto, con Antonello Vannucchi al piano, Giorgio Rosciglione al basso elettrico, Silvano Chimenti alla chitarra e Sergio Conti alla batteria. Nel giugno 1976, segue un interessante disco per la HORO, con tre tromboni aggiunti a Piana, Enrico Pieranunzi al piano, Bruno Tommaso al basso e Roberto Podio alla batteria.
Nello stesso anno, per la Vedette del Maestro Armando Sciascia, Piana & Valdambrini registreranno “Afrodite” (VPA 8337), in quintetto con Oscar Rocchi al piano, Giorgio Azzolini al basso e Tullio De Piscopo alla batteria.


Nel 1978 si unì a loro il figlio di Dino Piana, come seconda tromba, compositore e, soprattutto, eccellente arrangiatore, ma dovremmo attendere più di dieci anni per avere una prova su disco della nuova formazione. Nel luglio 1989, grazie alla Penta Flowers di Franco De Gemini ( il celebre the Man with Harmonica, entrato nella storia per la colonna sonora di C’era una volta il west di sergio Leone, scritta da Morricone), il Piana – Valdambrini Sextet torna sugli scaffali degli appassionati, con il disco omonimo (CD PIA 004), dove i due senatori sono affiancati da Franco Piana alla tromba ed al flicorno, appunto, Enrico Pieranunzi al piano, Massimo Moriconi al basso e Roberto Gatto alla batteria.


È di questo disco che vi volevo parlare quando ho iniziato questo post, ma forse ora basterà la musica.

Buon ascolto!

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Credits:

Piana – Valdambrini Sextet

Label: PENTAFLOWERS
Catalog #: CD PIA 004
Format: CD
Country: Italy

Recorded at Titania Studio,
Rome, on July 12, 13 and 18, 1989

Oscar Valdambrini (tp, flgh),
Dino Piana (valve trne),
Franco Piana (tp, flgh),
Enrico Pieranunzi (piano),
Massimo Moriconi (bass),
Roberto Gatto (drums)




Tracklisting:

1) Lunga Vita al Jazz – 16:24
2) African Mood – 7:30
3) Tradizione – 18:22



4) Spagna – 13:35
5) Hello Mr. Parker – 6:23
6) Salmanazar – 3:45

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