Tempo
fa girava la storia del collezionista francese, Yves Lucas, che aveva 64 LP di
Chet Baker pubblicati fino al 1980 nella sua collezione e che si sorprese, nel
maggio del ’88, ad averne più del doppio.
Penso
che ad oggi potremmo facilmente contare più di 200 dischi a nome del
trombettista di Yale, almeno questa è la mole che occupano sui miei scaffali,
escludendo il materiale che è stato ristampato più e più volte con titoli e
cover diversi ed i tanti bootleg mai pubblicati né in vinile, né in CD. Un’affascinante
costellazione musicale, per una stella più unica che rara.
Il
discorso sul mercato ipertrofico sarebbe troppo lungo e, per me, poco
interessante, anche se ho trovato diversi spunti di riflessione su "Il Caso Chet Baker", l'articolo
dedicato all’argomento da Giuseppe Piacentino. È comunque un tema che si
dovrebbe esaminare per tutte le pubblicazioni “ufficiali” saltate fuori dai
cassetti privati dei fan o dagli archivi dei produttori e vale per Chet, come
per Miles, Monk o Trane, solo che per il caso Baker, andrebbe affrontato
navigando in un mare sconfinato di etichette, prima che di pubblicazioni, a
differenza degli altri, comunemente più fedeli.
.
La
diatriba sugli inediti, invece, è l’aspetto più interessante del ragionamento,
in quanto salvare delle testimonianze dall’oblio, a prescindere dalla qualità
sonora o dai rumori di fondo, è un segno di grande apertura mentale e di
capacità di vedere oltre lo steccato del mercato comune, e la loro condivisione
trasmette generosità ed una tutela della memoria storica, poco comune ai più.
«La
questione non è oziosa. Ormai sta finendo un’epoca: finora sono stati i privati
a salvare dal naufragio i sacri testi del jazz. Ma i documenti diventano
vecchi, fragili, e si accumulano in montagne: per i privati sarà impossibile
continuare a conservarli. Che facciamo allora, buttiamo tutto? Oppure
riversiamo su disco qualunque starnuto?»
Questo
è l’incipit di un articolo di Marcello Piras, apparso su Musica Jazz nel 1990,
per recensire “Brownie and Chet” un disco della Philology che documentava per
sempre degli esercizi casalinghi in solo su “Cherokee” di Clifford Brown ed una
quarantina di minuti inediti di Chet Baker, registrati perlopiù in studi
televisivi tra il 1954 ed il ’56 con, tra gli altri, Phil Urso e Scott La Faro.
Anche
“A Trumpet for the Sky” è un live registrato “dai tavoli” del Club 21 di Parigi
da Paolo Piangiarelli, probabilmente il 1° ed il 2 di settembre 1983. Basta
sentire le richieste di fare silenzio che partono appena prima di “Leaving” per
capire che ci troveremo ad ascoltare un live così com’è stato, senza la fredda
pulizia delle registrazioni preparate ma con tutta l’atmosfera di una serata
unica, con il chiacchiericcio in sottofondo che potrebbe disturbare i puristi,
ma che mi fa sentire ancora più vicino a quel palcoscenico, anziché immaginare
l’evento dietro un asettico vetro di uno studio qualsiasi.
Ed
infatti Chet suona magnificamente per un’ora e mezza, nella prediletta
formazione in trio con Michel Graillier al piano e Riccardo Del Frà, che è
straordinario al contrabbasso. Il racconto di Baker qui sembra pulito e spedito
come raramente gli succederà in questi ultimi anni, con un’insolita propensione
per le note alte, ed una rinnovata capacità di tenerle, con una fascinazione
per il momento che lo porta a dilatare i temi ben oltre i dieci minuti soliti…
Magari
qualcuno si sentirà frustrato nell’ascolto imperfetto di questo live, che si
completa in un secondo volume di prossima condivisione, sopporterà con fatica il
basso che è predominante nella traccia, non nella forma, di questa
registrazione, ma sarebbe come voler cambiare continuamente tavolo a concerto
iniziato, anziché chiudere gli occhi e lasciarsi andare all’emozione.
A
me non piace farlo, e credo che nemmeno Chet approverebbe.
«Era
importante evitare che questo materiale andasse perduto» dice ancora Piras
nell’articolo citato, affermazione che calza a pennello anche per questo caso,
«bene ha fatto chi lo ha portato finalmente alla luce del sole».
Ciao Chet,
grazie
Paolo!
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Credits:
A Trumpet for the Sky _ Vol. 1
Label: Philology
Catalog#: W 55.2
Format: CD
Country: Italy
Recorded at Club 21, Paris
Catalog#: W 55.2
Format: CD
Country: Italy
Recorded at Club 21, Paris
1st and 2nd
September 1983
Chet Baker (trumpet, voc),
Michel Graillier (piano)
Riccardo Del Frà (bass),
1) Leaving - 15:18
2) Margarine - 7:50
3) My Funny Valentine - 11:40
4) Love for Sale - 4:29
5) Funk in Deep Freeze - 3:23
6) Ellen and David - 10:51
7)
Arbor Way - 11:55
8) Just Friends - 6:03
9) Margarine (II) - 7:53
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Oro
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RispondiEliminamy site : http://graillier.free.fr/
thanks a lot
Hello, thanks for your job and sharing materials on Chet.
RispondiEliminaCould you please re-upload A Trumpet for the Sky -vol.1 ?
It's no more avaible with this link.
No problem with vol.2
Thanks so much
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