lunedì 18 maggio 2015

Larry Nocella, Franco D'Andrea, Giancarlo Pillot, Julius Farmer - Brother Man, 1977


Ci sono musicisti europei che «parlano senza accento quella lingua internazionale che è il jazz» (lo dico parafrasando un’espressione del critico ginevrino Demétre Joakimidis). Fra questi musicisti, immersi fin dall’inizio in tempo reale nel flusso storico del jazz, certamente c’è stato Larry Nocella.


L’ho conosciuto verso la fine degli anni ’70. era un periodo in cui cominciavo a frequentare i club milanesi, in particolare il Capolinea, all’indomani del mio arrivo da Roma, dove avevo vissuto, a conti fatti, una decina di anni. Ad un certo punto ci capitò di suonare abbastanza spesso insieme ed io imparai a conoscere meglio questo tenorista, che avevo subito trovato impressionante per la naturalezza e la fluidità del fraseggio, che mi ricordava, per certi versi, il Coltrane dei dischi che a me piacciono di più del periodo “Atlantic” (specialmente My Favourite Things e Coltrane’s Sound). Era bello riscoprire e approfondire con lui il periodo di Coltrane di cui avevo intuito l’importanza nei primi anni ’60 in compagnia di Gato Barbieri. Amava esplorare brani di gusto armonico molto raffinato ma aveva, come Gato, una predilezione per il canto, per il dispiegamento della voce e si sentiva che, attraverso Coltrane, mirava a riscoprire e valorizzare l’intera tradizione jazzistica. Amava molto suonare anche tutte le belle composizioni di quell’epoca (temi di Charles Lloyd, Joe Henderson, Herbie Hancock, del primo Corea) e sembrava dire, e qualche volta lo diceva davvero «abbiamo ancora tanta buona musica nella tradizione del jazz da suonare, reinterpretare, capire meglio».
Questo era il messaggio che mi arrivava e coincideva con il mio desiderio di allora di approfondire la conoscenza di certa musica degli anni ’60 e di riandare, possibilmente, ancora più indietro, fino alle radici del jazz, per poi operare nuove sintesi musicali.


Andando avanti, negli anni ’80, le nostre strade si sono divise, ma di tanto in tanto lo riascoltavo e sentivo le sue nuove evoluzioni che lo portavano, nel fraseggio, ad affiancarsi a Coltrane e a Rollins prima e poi, addirittura, a Lester Young. Come sempre, era nel flusso del jazz “senza accento”, parlava quel linguaggio perfettamente, con inesausta passione.

in ricordo di Larry Nocella da Qualunque Cosa Mi Accada,
a cura di Silvano Arcamone e Carlo Verri, Stampa Alternativa, luglio 1997.


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Credits:

Pillot – Farmer 4tet
Brother Man

Label: Carosello
Serie: Jazz from Italy
Catalog#: CLE 21031
Format: LP

Country: Italy
Recorded at CAP Studio,
Milan, January 1977

Larry Nocella (tenor sax, soprano),
Franco D’Andrea (piano),
Julius Farmer (el. bass),
Giancarlo Pillot (drums)


Tracklist:


A1. Seven Steps to Heaven – 8:53
A2. Lush Life – 5:30
A3. Skylab – 4:51 



B1. Freddie the Freeloader – 6:56
B2. Aisha – 5:34
B3. Brother Man – 7:36





6 commenti:

  1. Salve,
    Potresti, se possibile ripostare, il Massimo Urbani della Horo (Vol. 13) ho cercato in tutti i modi vinile o cd ma niente da fare!
    Grazie in anticipo.

    thegreek

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  2. Quello che un grande colpo ! Ringraziamo molto !!

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  3. Grazie grazie grazie. Sono sentimentalmente molto legato a questo disco, che mi aveva fatto scoprire Larry Nocella, e a più di 30 anni di distanza non trovo questa musica invecchiata per niente. Che peccato che Larry se ne sia andato troppo presto.
    Alessandro

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