lunedì 18 novembre 2013

Armando Trovajoli Orchestra _ The Beat Generation, 1960


Quella delle grandi orchestre, non è mai stata una vita facile, si sa. Il primo pensiero corre all’impegno economico necessario per tenere viva e a lungo una compagnia composta da una moltitudine di musicisti, ma anche il tema delle relazioni interne e delle conseguenti lotte intestine, meriterebbe tutta l’attenzione del caso.


Anche la conoscenza che abbiamo della storia delle grandi orchestre deve fare i conti con alcune difficoltà, la più evidente delle quali, in termini di critica musicale, è che non è semplice analizzare un’entità unica, ma talmente sfaccettata, usando gli stessi strumenti che solitamente tracciano il profilo di un singolo artista. Poi c’è l’aspetto discografico, che spesso si ricollega a quello economico e che, in alcuni casi ha lasciato in ombra diverse realtà presenti nel panorama.


Per assurdo, oggi abbiamo uno spaccato piuttosto nutrito delle orchestre antesignane del jazz italiano, grazie all’immane sforzo di Adriano Mazzoletti che ha raccontato in migliaia di pagine prima la storia della “Mirador’s Syncopated Orchestra” del pioniere Arturo Agazzi, della “Ambassador’s Syncopated Orchestra” del sassofonista Carlo Benzi, della “Louisiana Orchestra” del sassofonista Piero Rizza o della “Blue Star Orchestra” del violinista Pippo Barzizza, ma anche della “Savoy Orchestra” del pianista Rodolfo Del Lago e della “Escobar Orchestra” del pianista Amedeo Escobar.


La ricerca di Mazzoletti, è dettagliata anche per gli anni Trenta,  dove vengono raccontate le gesta della “Orchestra Jazz Columbia” diretta dal violinista Edoardo De Risi o della “Orchestra Italiana” del violinista Armando Di Piramo, attive soprattutto in campo discografico e radiofonico, ma la loro attività non fu mai veramente costante, né le esecuzioni prettamente jazz numerose.


L’Adriano del jazz nazionale, racconta che fu solo quando la radio decise di investire su questo tipo di formazione per le proprie programmazioni che si poterono tenere insieme per periodi un po’ più lunghi le orchestre. Inizialmente nacque la “Radio Orchestra Milano”, diretta dal 1933 da Tito Petralia, impiegata oltreché per le trasmissioni radiofoniche, per incidere dischi per la Parlophon. In questa orchestra, composta inizialmente da quindici elementi, militavano due violinisti che furono anche i padri di due future stelle del jazz moderno: Igino Masetti e Agostino Valdambrini.


Qualche anno dopo l’EIAR, che poi diventò RAI nel 1944 e che prima utilizzava orchestre riprese in diretta dalle varie sale da ballo per le sue trasmissioni, per rispondere al bisogno di modernità costituì a Torino nel 1935 la “Orchestra Cetra”, diretta inizialmente dal pianista inglese Claude Bampton che, nell’ottobre 1936, fu sostituito da Pippo Barzizza. Questa Orchestra rimase in attività per venticinque anni e la prima formazione, che rimase unita fino al 1942 sotto la direzione di Barzizza, fu la migliore grande formazione italiana in grado d’esprimersi in un linguaggio jazzistico, almeno fino alla seconda guerra mondiale.


Fin da subito, come nelle migliori storie di cappa e spada, l’Orchestra Barzizza ebbe un rivale nato proprio in seno alla stessa EIAR: l’Orchestra Angelini, diretta dal Maestro Angelo Cinico, meglio noto come Cinico Angelini. Nonostante l’impostazione più commerciale di questa compagine, c’è da dire che Angelini impiegò tra le sue fila validissimi musicisti come Michele Ortuso e Calcedonio “Nello” Digeronimo.


Come dicevo all’inizio, grazie alle tante informazioni oggi reperibili, potrei continuare ancora a parlare delle orchestre anteguerra, citando ad esempio l’Orchestra diretta da Carlo Zeme, che iniziò a trasmettere nel 1939 e che vedeva tra i suoi musicisti un giovanissimo Oscar Valdambrini, Glauco Masetti e Mario Midana, o l’Orchestra di Piero Rizza a Radio Roma, attiva dal 1943, dove si evidenziarono Armando Trovajoli e Nunzio Rotondo o, ancora, l’Orchestra di Ritmi Moderni diretta da Francesco Ferrari, attiva per dieci anni consecutivi, sin dal 1944. Potrei, ma c’è già tanto tra le righe della storia, ed io pensavo di raccontare qualcosa d’altro.


Sì, perché è sempre curioso notare come alcuni avvenimenti della Storia del jazz si possano ricordare fin nel più minimo dettaglio ed altri, viceversa, si siano praticamente smarriti nell’oblio, o quasi. Ad esempio, dall’aprile del 1979 al maggio 1980, la Big Band della RAI, nella quale figuravano Nino Culasso, Baldo Maestri, Cicci Santucci, Gianni Oddi, Dino Piana, Carlo Metallo, Sal Genovese, Maurizio Majorana o Roberto Zappulla, giusto per citarne alcuni, diede diversi concerti a Roma ed a Venezia, voluti da Pasquale Santoli, con delle special guest di tutto rispetto alla direction.


Avete letto bene: Steve Lacy, Albert Mangelsdorff, Alexander Von Schlippenbach, Gil Evans, Archie Shepp, Roswell Rudd, Chris Mc Gregor, Barry Guy, Mike Westbrook, Willem Breuker, Misha Mengelberg, George Russell. Concerti memorabili, team stratosferici eppure pochi ricordi, nessuna incisione ufficiale, se non quella della FMP Records (SAJ 31) dedicata alla direction di Alexander Von Schlippenbach e queste serate si sarebbero dissolte nel tempo se non ci fosse stata la dedizione dei compagni del mitico Inconstant Sol a tenere viva la memoria.


Un'altra orchestra di cui si conosce praticamente pochissimo è quella a cui ho dedicato questo post che, se si esclude il coraggioso ma breve esperimento dell’Orchestra 013 di Piero Piccioni, è la prima Orchestra squisitamente Jazz istituita dalla RAI nel dopoguerra, cioè quando il jazz italiano divenne moderno.


L’Orchestra di Armando Trovajoli, voluta da Giulio Razzi, nacque nell’ottobre del 1956, sulle ceneri dell’orchestra che fino all’estate di quell’anno fu diretta da Cinico Angelini. Pierluigi Catalano, in un articolo del ’56 intitolato “L’Esperimento Trovajoli” diceva che «certamente le ragioni non ultime di questo avvenimento vanno ricercate nel fiasco, al Festival Internazionale di Venezia, delle nostre canzoni in diretto confronto con la produzione leggera delle altre nazioni europee. Chiarissima è apparsa a tutti la necessità di sbloccare una situazione che, con il pretesto della difesa della tradizione della Canzone italiana, si concretava in un costante, ingiustificato ricorso a formulette musicali trite e risapute che, a prescindere da ogni questione di gusto e di validità artistica, risultavano alla prova dei fatti, assolutamente superate.»


Trovajoli aveva già avuto un notevole successo in radio quando, nel ’50, condusse la trasmissione “Musica per i Vostri Sogni”. Successivamente formò e diresse l’Orchestra Eclipse, con la quale fu tanto applaudito anche al III° Festival della Canzone di San Remo, ma questa orchestra era tutta un’altra cosa. L’Orchestra jazz di Trovajoli apparve come un fatto nuovo ed interessante nel campo dei programmi radiofonici e televisivi italiani e, scorrendo i nomi dei musicisti, si può facilmente intuire il perché. 


Nella prima versione dell’Orchestra, la sezione delle trombe era composta da: Oscar Valdambrini, Sergio Fanni, Giovanni D’Ovidio e Gino Orsatti. Ai tromboni c’erano: Giacomo Polverino, Palmiro Mautino e Ennio Gabbi. Alle ance: Gianni Basso, Mario Di Cunzolo, Sergio Valenti, Sergio Rigon e Gino Marinacci, oltre a Berto Pisano al contrabbasso, Roberto Zappulla alla batteria ed il leader al pianoforte. Oltre a questo vasto zoccolo duro d’impianto jazz, Trovajoli aggiunse una sezione d’archi, un corno, un flauto ed un oboe per costituire un organico orchestrale che gli permetterà di operare in un vastissimo campo musicale, utilizzando anche gli arrangiamenti di Giampiero Boneschi, Franco Pisano o Zeno Vukelich.


Con questa formazione Trovajoli iniziò così a trasmettere sul Programma Nazionale, a partire dal 14 ottobre 1956, quelli che saranno chiamati i Concerti Jazz. «Quelle prime trasmissioni domenicali duravano solo quindici minuti, ma le registrazioni, effettuate ogni sabato pomeriggio precedente la messa in onda, avevano la durata di un vero e proprio concerto e la presenza di un pubblico conferiva a quegli eventi registrati in studio le caratteristiche tipiche di un live» dice Mazzoletti. «Nei concerti, oltre alle esecuzioni per l’intera orchestra, venivano presentati brani eseguiti da piccoli complessi, come il trio di Trovajoli, il neonato Quintetto Basso-Valdambrini o il Quintetto di Gil Cuppini, con Sergio Fanni alla tromba» continua il critico nel suo “Il Jazz in Italia”


Nel tempo, diversi furono gli aggiustamenti d’organico effettuati dal Maestro Trovajoli: per primi le sostituzioni di Nini Rosso, al posto di D’Ovidio e di Gil Cuppini, che rilevò Zappulla. Successivamente entrarono Nino Culasso, Beppe Cuccaro, Attilio Donadio ed Enzo Grillini, oltre a Sergio Conti che rimpiazzò Cuppini. Per ultimo si aggiunsero Baldo Panfili, Bill Gilmore, Livio Cervellieri e Franco Pisano.


Nonostante questo continuo fine-tuning, l’orchestra stette insieme per oltre quattro anni, anche grazie all’ingegno di Trovajoli che, per tenere unita la sua Big Band durante l’estate del ‘57, accettò un ingaggio alla “Capannina” di Forte dei Marmi, con la voce aggiunta di Miranda Martino, che vocalizzava senza parole. Il repertorio della stagione estiva era ovviamente più popular, e l’ascolto lascia immaginare un’atmosfera satura di romanticismo ed uno stuolo di signore estasiate.


È curioso notare che il primo documento sonoro di quella eccezionale orchestra jazz, fu registrato dalla RCA solo due anni dopo la sua data di formazione, nel giugno del ’58, con il titolo “Magic Moments at La Capannina”, che lascia intendere una registrazione dal vivo presso il locale per eccellenza della Versilia negli anni Sessanta. «La storia di quel disco, in effetti, è curiosa» dice Trovajoli a Maurizio Becker nel libro “C’era una volta la RCA”. «per quel disco registrai a Roma una serie di brani da utilizzare durante le pause dell’orchestra, diciamo delle basi sulle quali io avrei suonato il piano per far ballare la sala mentre la Big Band riposava. Erano pezzi alla moda arrangiati con archi ed un esperimento con la voce femminile di Miranda: la cosa funzionò benissimo e il Magic Moment diventò l’evento dell’estate». Infatti l’ingaggio a La Capannina di Franceschi proseguì anche per l’anno successivo.


Nonostante l'oggettivo successo di questo live in playback, il batterista Sergio Conti riporta un ricordo leggermente diverso a Mazzoletti: «fu un’estate tragicomica. L’orchestra iniziava a suonare alle nove e andava avanti fino alle tre del mattino. Il repertorio era insufficiente. Oltretutto Armando non arrivava mai prima dell’una, una e mezza, sempre vestito di bianco, elegantissimo, quando noi avevamo già suonato tutto quello che era possibile suonare. Era stato ingaggiato il pianista Vittorio Buffoli, che sostituiva Armando nella prima parte, anche se, quando arrivava, al massimo suonava tre o quattro pezzi. L’orchestra, che esauriva presto il repertorio, era impegnata soprattutto ad ordinare consumazioni al bar, mentre Buffoli, Berto Pisano ed io, non smettevamo mai di suonare. A Berto, alle tre del mattino, usciva il sangue dalle dita.»


«I piemontesi erano fantastici» prosegue Sergio Conti «Valdambrini beveva solo champagne d’annata, Sergio Valenti, Attilio Donadio e Gianni Basso vini pregiati. Mario Midana era sempre occupato a fare le liste delle ordinazioni: gelati flambé, liquori di marca… non suonava mai. Tanto che una sera Franceschi, il proprietario della Capannina, venne da noi e disse “ragazzi, vi pago bene, ma il conto al bar supera di gran lunga il vostro cachet, come la mettiamo?” ma la cosa non finì lì. I piemontesi erano soliti prendere in giro Armando perché arrivava tardi, suonava poco e tutto sommato non si interessava granché all’orchestra. Una sera, stanco della situazione, ci riunì e senza tanti complimenti licenziò su due piedi Valdambrini, Basso, Donadio e Valenti, che vennero temporaneamente sostituiti da Sergio Fanni, Leandro Prete, Santino Tedone e Livio Cervellieri.»


Nell’autunno del ’58 i Concerti Jazz furono rinviati e l’orchestra fu diretta a turno oltreché da Trovajoli, anche da Kramer, Luttazzi e Franco Pisano. Poi, nel gennaio 1959, i piemontesi rientrarono e l’orchestra di Trovajoli, nella sua formazione migliore, continuò fino a tutto il 1960.


Di quei quattro anni straordinari per il Trovajoli in jazz, Mazzoletti riporta in calce una marea d’incisioni, molte inedite e diverse note, ma tutte in quartetto, quintetto e sestetto, come quelle pubblicate sotto il titolo “Trovajoli Jazz Piano” e “Softly”, sempre dalla RCA. Solo un album abbozza un ritratto dell’Orchestra, il mitico “The Beat Generation” che, come tante storie di questa Storia, ha avuto una gestazione particolare.


L’album fu registrato a Roma nel 1960, cioè due anni dopo il grande successo del ’58 della migliore formazione dell’Orchestra Trovajoli e fu pubblicato ancora due anni dopo la registrazione, cioè solo nel 1962, quando l’orchestra era praticamente sciolta da tempo e, forse, dimenticata. Lo schieramento registrato dalla RCA comprendeva Oscar Valdambrini, Nini Rosso, Nino Culasso, Beppe Cuccaro e Baldo Panfili alle trombe. Bill Gilmore e Dino Piana ai tromboni a pistoni. Mario Midana, Ennio Gabbi, Enzo Forte e Mario Pezzotta ai tromboni. Attilio Donadio, Sergio Valenti e Livio Cervellieri ai sax alti e clarinetti. Gianni Basso, Marcello Cianfanelli e William Hawthorne ai sax tenori. Gino Marinacci al sax baritono e flauto. Enzo Grillini e Franco Pisano alle chitarre elettriche. Berto Pisano al contrabbasso, Jimmy Pratt e Sergio Conti alla batteria e Armando Trovajoli al pianoforte. Gli arrangiamenti furono curati da Bill Russo, Bill Holman, Bill Smith.


Il Maestro, sempre a colloquio con Maurizio Becker nel libro citato, così ricorda quel disco: «in quel periodo avevo una magnifica orchestra scritturata dalla RAI per un programma di jazz. Ne approfittai per incidere quel disco che porta il titolo di una composizione di Bill Holman. Purtroppo però quell’album fu inciso male, con troppe limitazioni tecniche. Sono stati pubblicati solo una decina di pezzi, ne sacrificammo molti altri che forse erano superiori. Purtroppo quel materiale è andato perduto e ancora oggi rimpiango di non aver inserito una versione di Laura firmata da Zeno Vukelich, il miglior arrangiatore che io abbia mai incontrato»


Ora, a parte l’imperscrutabilità dei piani delle case discografiche ed i rimpianti naturali dell’artista, che vede in quello non ancora pubblicato l’aspetto migliore del suo lavoro, la musica incisa in The Beat Generation resta una delle più significative opere di un’orchestra italiana, principe del cosiddetto jazz moderno, ed il documento vinilico, mai ristampato in CD, è uno dei dischi di jazz italiano più rari da trovare in circolazione.

Enjoy it!

NdC:
- Art by Mimmo Rotella
- le foto delle orchestre sono tratte dal libro “L’Italia del Jazz” di Mazzoletti, edito da Stefano Mastruzzi


******************


Credits:

The Beat Generation

Label: RCA Victor
Catalog#: PML 10300
Format: LP
Country: Italy
Recorded: 1960, Rome

 .

Oscar Valdambrini, Nini Rosso, Nino Culasso, Beppe Cuccaro, Baldo Panfili (trumpet),
Bill Gilmore, Dino Piana (trnp),
Mario Midana, Ennio Gabbi, Enzo Forte, Mario Pezzotta (trn),
Attilio Donadio, Sergio Valenti, Livio Cervellieri (alto sax, cl),
Gianni Basso, Marcello Cianfanelli, William Hawthorne (tenor sax),
Gino Marinacci (bariton sax, fl),
Enzo Grillini, Franco Pisano (el. g),
Berto Pisano (bass),
Jimmy Pratt, Sergio Conti (drums),
Armando Trovajoli (dir., arr., piano)
 .


Tracklist:


1) The Beat Generation (arr. B. Holman)
2) Why Not (arr. B. Smith)
3) Blues (arr. B. Russo)
4) O.K. (arr. B. Smith)
5) O.B. Street Blues (arr. A. Trovajoli)
 .



1) So Long (arr. B. Smith)
2) The Daffodil’s Smile (arr. B. Russo)
3) Bonjour Tristano (arr. Valdambrini - Niccoli)
4) Love Is (arr. B. Smith)
5) The Stretch (arr. B. Holman)


10 commenti:

  1. Never even heard of Armando Trovajoli's name...
    Thank you again and again for one more treasure.
    Thank you for the education - you made me aware of some Jazz I've didn't know at all.
    Already bought several CDs because of your posts.
    Simply great!

    RispondiElimina
  2. Concordo, nonostante i rimpianti di Trovajoli già al primo ascolto is ha la sensazione di un lavoro riuscitissimo, swingante, spettacolare e ancora fresco.
    Grazie per questo ennesimo regalo (e per il server alternativo :-)), finalmente ascolto di nuovo i tuoi post

    RispondiElimina
  3. fantastic post… more trovajoli?!

    RispondiElimina
  4. Do you know the Jazz of Marlowe?
    It's also in #Nicapanno !
    Fine day, to all... ciao jazzofili d'annata.

    RispondiElimina
  5. Raffaello Bellano27 novembre 2013 07:28

    Molte grazie per questa serie di originali praticamente scomparsi dalla circolazione!

    RispondiElimina
  6. many thanks for the quote and the work of inconstant blog post for the big band Rai.
    the work is not done, let's move on hopefully by February 2014

    RispondiElimina