lunedì 21 giugno 2010

Who killed the Ceglie Open Jazz Festival? Intervista a Pierpaolo Faggiano

Mario Schifano - Smalto su carta - 1963


Se c'è una cosa che non sopporto tra i tanti comportamenti ottusi dei cittadini di questo paese è la capacità di distruggere tutto.

Davvero, non riesco a sopportare la mancanza di continuità nel costruire sui percorsi già segnati, magari modificando la visibilità e illuminando gli angoli bui, non comprendo perchè non ci si impegni a fornire nuove unità abitative, rispettando il paesaggio presistente, senza il bisogno di demolire tutto o, semplicemente, perché non si tenti di irrorare di nuove arterie la viabilità già tracciata e funzionante dello stesso paese.
Un popolo che invece di rispettare quello che si è già strutturato, abbatte e cementifica in attesa del solito condono, che stratifica la sua ignoranza, sommergendo i risultati delle precedenti esperienze di cumuli di nuove macerie, non è quello destinato all'evoluzione sociale ed alla crescita culturale.


Mario Schifano - Pittura - 1959

Questo, insieme all'atteggiamento sempre più diffuso di dividersi in squadre e fazioni è quello che davvero odio di più della mia stessa gente.

Da diverso tempo, seguendo il consiglio di un amico indiretto (Boris - 09'27"), avevo smesso di interessarmi agli spiccioli avvenimenti quotidiani che non facevano altro che crearmi incomprensibili sbandamenti e mi ero chiuso a riccio, in un mondo sospeso tra l'onirico sogno immateriale e la necessaria pratica manuale.

Ma certe volte non si può stare fermi a guardare, certe volte davvero non si può.

Mario Schifano - NO - 1960

Mi spiego meglio.

Poco più di dieci anni fa, nasceva uno di quei festival che era la realizzazione di un sogno personale e la materializzazione che un arte senza confini è possibile.

Mediterraneo Jazz Festival fu il primo nome della rassegna curata da Pierpaolo Faggiano in quel di Ceglie, un paese collinare tra Brindisi e Taranto, ed apriva al rilancio culturale ed artistico di una comunità di 21.000 anime situata nella splendida, ma poco turistica se non per i trulli, valle d'Itria, nell'Altosalento. Non più una serie anonima di concerti sparsi per i locali del centro, ma una rassegna vera e propria, viva nel seno del territorio.

Mario Schifano - Grande Particolare - 1963

Già da questa prima edizione, voluta da Rino Conte, assessore alla Cultura dell'epoca, si sarebbero dovuti intravedere i presagi e le sventure di un'avventura simile.

Intanto il cartellone, che presentava nomi di prestigio come il bergamasco Gianluigi Trovesi, l'olandese Ernst Rejiseger, poi Gianni Coscia e Simone Guiducci, e ancora Roberto Gatto, Achille Succi e Giovanni Tommaso, tra gli altri, dava corpo ad un'iniziativa di grande respiro, che si inseriva perfettamente nel contesto abitato da altre realtà culturali pugliesi, come il Talos Festival di Ruvo e l'Europa Jazz Festival di Noci.

Allo stesso tempo, il Festival di Ceglie, andava ad illuminare di luce nuova un altro paesaggio di qualità tra quelli nati nei posti più impensabili della Provincia italiana, lontano dagli inutili fasti delle grandi città dove non accade nulla che non sia già noto e presenziato dai soliti noti, come il Time in Jazz di Berchidda, l'Atina Jazz Festival in provincia di Frosinone, il Sant'Anna Arresi Jazz Festival in Provincia di Carbonia, nel Sulcis Iglesiente, il Roccella Jazz Festival in provincia di Reggio Calabria, il Bari in Jazz e molti altri.



Mario Schifano - Indicazione di Giorno - 1988

Immaginatevi lo shock culturale per questa cittadina, che annovera tra le sue occasioni di incontro e socialità le tradizionali feste folkloristiche ed alcune iniziative private, pensate anche all'incredibile opportunità che veniva offerta agli abitanti del luogo e dei paesi limitrofi,  atrimenti tagliati fuori da eventi di rilievo per sola "colpa" di natura geografica e comprenderete lo sforzo per l'amministrazione comunale e per l'ideatore del Festival.

Una scelta coraggiosa che avrebbe potuto scottare chi non era abituato a così tanta libera creatività, una proposta che la maggior parte degli uomini politici avrebbero rifiutato a priori, perchè avrebbero creduto che i cittadini, proprio quei cittadini che li avevano eletti a governare, non erano pronti a tale sforzo culturale.

Ed invece, vincendo il pregiudizio, la prima edizione del festival di Ceglie fu un successo straordinario (perchè l'arte non ha confini, dicevamo in apertura): tre giorni di grande musica in cui Ceglie visse il suo momento di gloria. Quella rassegna è rimasta nel cuore di molti cegliesi (ma soprattutto di coloro che accorsero dai paesi limitrofi) e fu, per Pierpaolo Faggiano, l'avverarsi di un sogno.

Mario Schifano - Un Cielo Pieno di Cultura - 1965

Ma i sogni, si sà, sono fatti della stessa sostanza delle nuvole e, in quello stesso 1998, quella giunta comunale uscì dal palazzo e l'avventura del Jazz a Ceglie, terminò lì.

Pierpaolo, da quel fatidico anno, convinto del valore che aveva assunto quell'iniziativa che lui aveva fortemente voluto per tutta la comunità, continuò a proporre la sua idea ai vari amministratori della sua città, che si succedettero ininterrottamente dal 1999 al 2004 e, finalmente, nella figura di Patrizio Suma, trovò nuovamente una persona che sapeva ascoltare le esigenze dei suoi concittadini (non è questo un requisito fondamentale per governare un popolo?) e che, forse, credeva ancora nei sogni.

Nel 2005, la rassegna fu di nuovo patrocinata dalla Provincia e dal Comune e, con la stessa consapevolezza che bisognava creare un Festival "altro", che parlasse non solamente il linguaggio della musica di intrattenimento ma, soprattutto, quello più stimolante della ricerca, che recuperasse la natura "aperta" del Jazz e che avesse una sua precisa identità progettuale, ascrivibile unicamente a Ceglie, nacque l'Open Jazz Festival.

John Tchicai & the Open Orchestra - IV Ediz 2008

«Ho lavorato a questa idea, sempre più convinto che fosse vincente» dice il suo ideatore, Pierpaolo Faggiano. «Sul piano artistico il Festival ha messo a confronto la musica balcanica della Municipale con la poesia di Vittorino Curci, ha dato spazio alle sperimentazioni tra jazz ed elettronica di Vito Laforgia, Francesco Cusa e compagni, all'improvvisazione senza rete di Eugenio Colombo, Gianni Lenoci, Marcello Magliocchi. Ha lasciato Matthew Shipp libero di dialogare per un'ora con il pianoforte e poi di lasciarsi trasportare dall'impeto "free" insieme a Pasquale Innarella, Roberto Bellatalla e Michele Rabbia. Ha recuperato la tradizione "nera" del Jazz insieme a William Parker, Hamid Drake e John Tchicai. In una parola, ha offerto una panoramica sul jazz di oggi»

Mario Schifano - Grande Angolo - 1963

Ma il Festival di Ceglie, fino allo scorso anno, ha fatto anche molto altro.

Intanto ha mantenuto fede al suo proposito, e in un'epoca di voltagabbana come la nostra, non è cosa da poco.
Poi ha investito energie, ed anche risorse, è ovvio, nella ricerca e ne è pienamente conscio, esattamente all'opposto di moltissimi Ministeri che governano questo paese, che attuano con mano pesante i tagli alla cultura e poi si fasciano la testa se i nostri "cervelli" devono espatriare per avere i giusti riconoscimenti.

L'Open Jazz festival ha anche mantenuto saldo il filo rosso della memoria storica e culturale del nostro paese, proiettando nell'anno della scomparsa un omaggio a Mario Schiano, uno dei Maestri della musica creativa europea (al quale Faggiano ha dedicato un'intervista/biografia quando era ancora in vita, pubblicata per i tipi de Il Manifesto) e, sempre nel 2008, riunendo in esclusiva (20 anni dopo) lo storico gruppo pugliese JAZZERIE, capitanato da Roberto Ottaviano, altra figura di spicco del jazz contemporaneo del nostro paese.

Nell'edizione successiva, sempre in esclusiva per il Festival, sul palco di Ceglie si riuniva l'Idea Trio di Gaetano Liguori con Roberto Del Piano e Filippo Monico, nella riproposizione LIVE (35 anni dopo) dello splendido "I Signori della Guerra", uno dei dischi simbolo di una generazione di musicisti che ha cercato velleitariamente di cambiare il mondo in musica.

Il Festival ha anche offerto uno sguardo trasversale agli eventi cuturali che hanno formato le coscienze di questo secolo, come il progetto originale SINCOPATIE che, partendo da varie riflessioni sugli aspetti filosofici e musicali del futurismo, è scaturito in nel concerto di Mike Cooper.

Mario Schifano - Futurismo Rivisitato a Colori - 1965

Insomma, un lavoro degno del massimo rispetto.

E non crediate che Pierpaolo se la sia "cantata e sonata" da solo, perchè ovviamente, fuori da Ceglie, il Festival ha avuto vasta risonanza, al punto che due importanti label di jazz italiano hanno pubblicato le registrazioni di tre diversi concerti effettuati in esclusiva per il Festival e che Rai Radio 3, sotto la direzione artistica di Pino Saulo, ha dedicato per tre anni consecutivi uno speciale all'Open Jazz Festival.

Altro che un sogno, questa è una realtà oggettiva e funzionale, di cui sarebbe bello ce ne fossero continue repliche in tutti gli angoli ed i paesucoli della nostra penisola ed invece, con la stessa velocità con cui si muovono le nuvole, nel 2010 a Ceglie Messapica cambia ancora giunta comunale et voilà, il Festival non si fà più.

Mario Schifano - Undici Paesaggi Italiani - 1965

Cancellato, abolito, tolto, invalidato, abrogato, distrutto, annientato, soppresso, revocato, rimosso, allontanato.

Mario Schifano - AUT AUT - 1960

Le notizie che si trovano in rete riguardo il cambio di direzione della giunta comunale, sono poche e senza spessore, e paragonano l'impegno culturale al gusto personale, nascondendo la motivazione delle scelte dietro lo spauracchio del libero mercato.

Ora io mi chiedo:

quale azienda sana cancellerebbe un progetto che funziona, sul quale ha investito i propri risparmi per cinque anni, che genera traffico nel punto vendita, che mette in risalto la qualità delle stesse scelte aziendali, che usufruisce di un eco mediatica che costa meno di un messaggio promozionale televisivo e porta in utile molto di più?

Nessuna, io credo, e sono quasi certo perchè, al contrario, sarebbe un'azienda fallimentare.

Mario Schifano - Per la strada, ma tutto finto - 1963

Ma, visto che parliamo dei soldi dei contribuenti, il fatto è ancora più grave, perchè la società civile e democratica non è un azienda (anche se in Italia si pensa di si, proprio come chi governa Ceglie) ed ha nei suoi principi, anzichè il profitto, lo scopo di promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, quello del rispetto e del diritto del lavoro degli altri, quello di tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione, quello dell'educazione del proprio popolo, quello della tutela delle minoranze linguistiche e/o culturali, ed inoltre ha il dovere di svolgere un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

E non mi venite a parlare di semplici costi, perchè per un'istituzione come lo Stato, il Comune o la Provincia, l'investimento culturale è il pane per i figli del domani. Il resto è propaganda.

Mario Schifano - Propaganda - 1962

A questo punto, non vorrei nemmeno che voi pensaste che l'incipit della mia intolleranza alle squadre e fazioni si sia perso nello scrivere, perchè io non conosco personalmente Pierpaolo Faggiano nè tantomeno, ahimè, ho avuto la fortuna di vedere l'Open Jazz Festival quando era vivo, ma ne ho sentito forte l'eco ed ora provo quella mancanza che si ha quando si perde un padre e, solo allora, si realizza che non si è fatto niente per stargli vicino quando era in vita.

In ogni caso uccidere un elemento di tale rilevanza culturale è un crimine, ed il fatto che solo pochi uomini pubblici si siano schierati apertamente contro tali biechi tagli e quali commenti politici hanno generato, fa capire quanto siamo lontani dalla giusta cura, che potrebbe tenere in vita questo paese.


Nello specifico, la prima lettera aperta che ho ricevuto, e che pubblico con onore, è firmata da Stefano Zenni, Presidente della SIdMA, Società Italiana di Musicologia Afroamericana, docente di Storia del jazz e delle musiche afroamericane presso il Conservatorio di Bologna e Pesaro, nonché di History of Music  of XX and XXI Century, presso la New York University on Florence e molto altro.


Mi piacerebbe tanto che il Sindaco di Ceglie, tale Luigi Caroli o l'Assessore alle attività produttive, turistiche e ricreative (e le politiche culturali, chi le cura a Ceglie?), tale Angelo Palmisano che usa con facilità i social network, avendo una pagina su feissbuck, trovassero la voglia di illuminarci sui loro futuri propositi culturali e si sentissero in obbligo a spiegare ai propri cittadini, ed anche a quelli non di Ceglie come me (perchè la Repubblica è una e indivisibile, anche nelle rappresentazioni e nelle autonomie locali), non tanto i motivi che li hanno spinti a creare un altro festival (perchè dicono che un altro festival ci sarà...), ma piuttosto quelli che li hanno portati a cancellare una realtà esistente, funzionante, sana e ben visibile agli occhi di tutti.

Mario Schifano - Narcissus Double - 1962

Nella speranza vana che questi uomini si degnino di rispondere ad un cittadino di questo paese attraverso le pagine di un'insulso blog, ho chiesto alcune spiegazioni al (ex) direttore artistico di quel Festival, e lo stesso farò in seguito con tutti i musicisti, gli uomini di cultura, gli organizzatori culturali, gli studiosi di questa musica che io amo e che non può essere trattata come mera merce.

Mario Schifano - Vero Amore n. 21 - 1966

INTERVISTA A PIERPAOLO FAGGIANO

- Ciao Pierpaolo, tu almeno conosci i motivi di questo rifiuto?
 
- La volontà di azzerare il Festival è di natura politica. E quando parlo di politica intendo politica culturale. Già prima che si votasse per il rinnovo della consiliatura (a marzo) sapevo che il Festival era a rischio, perchè giudicato "troppo difficile" (e qui si potrebbe aprire un dibatto dal quale non ne usciremmo più su cosa è musica "difficile" e cosa musica "facile"). Per carità, ogni amministrazione valuta i progetti, fa le sue valutazioni e decide - in maniera legittima - se far continuare a vivere questo o quell'altro, ma dovrebbe quantomeno dare continuità a quelli che hanno prodotto risultati. E i risultati del CeglieJazz Open Festival (soprattutto dal punto di vista mediatico) sono sotto gli occhi di tutti. Sfido chiunque a contestarli. 

 John Tchicai & the Open Orchestra - IV Ediz 2008

- E' possibile che in questo paese ci stiamo abituando all'idea che le istituzioni e la ricerca culturale siano agli antipodi? 

- E proprio così, e quello che è accaduto a Ceglie, in piccolo, è il riflesso del paese in cui viviamo. Non voglio fare paragoni impropri ovviamente, ma i tagli ai grandi festival in Italia sono all'ordine del giorno. Soprattutto quando propongono musica "difficile". In molto sostengono che un amministrazione pubblica non può spendere tanti soldi per un festival di nicchia, di contro però qualcuno potrebbe controbattere che non si possono nemmeno spendere migliaia e migliaia di euro per il solito artista figlio dello star system, del quale domani nemmeno ci si ricorderà più. Una buona amministrazione dovrebbe saper mediare, secondo me, e sopratutto avere il coraggio di scommettere, non rinunciando mai al gusto del nuovo. Non appiattirsi su quello che ci viene propinato dai media come l’unico esistente.   

 Comanda Barabba - IV Ediz 2008

- Le precedenti edizioni del Festival, erano economicamente "sane"?
 
- Sanissime, direi. E' tutto agli atti. Tra l'altro le cifre del Festival sono sempre state abbastanza contenute, se si pensa alle grandi manifestazioni.
 
- Quanta gente visitava il paese in quei giorni?
 
- Qui è giusto essere onesti. Il nostro non è mai stato un festival di massa, è stato seguito all'inizio da un pubblico ristretto che è cresciuto nel tempo in maniera esponenziale. Se devo proprio quantificare direi che il pubblico dell'Open Jazz viaggia sulle centinaia e centinaia di unità. Tutta gente accorsa da paesi limitrofi. Curiosa e preparata, tra l'altro. 

 Quel lungo '68 - Conversazione con Gaetano Liguori - V Ediz 2009

- Qualcuno ti ha fatto notare un incremento dell'economia del paese (hotel, ristoranti, commercianti)?
 
- Non c'era bisogno che qualcuno me lo facesse notare. Era nelle cose. Certo, parliamo di incrementi minimi, ma sempre importanti per una cittadina di 20.000 abitanti come Ceglie Messapica.
 
- Perchè per te è così importante un Festival a Ceglie?
 
- Perché ognuno deve sentirsi partecipe della realtà in cui vive, altrimenti muore. Lentamente. Ognuno deve proporre qualcosa, stimolare una reazione e lo fa secondo la propria sensibilità e la propria professionalità. Il jazz è parte della mia vita, ed è sempre stato un mio sogno realizzare un festival a Ceglie, un festival che proiettasse il nome della mia cittadina nei circuiti nazionali (come è avvenuto), che le desse visibilità. Quando tempo fa sul calendario di Radio3 Suite ho letto per la prima volta il nome di Ceglie Messapica accanto a festival storici come VicenzaJazz, Sant’Arresi, Clusone, Rumori Mediterranei, ho provato una forte emozione. “Finalmente Ceglie esce dal suo isolamento culturale” mi sono detto.

IDEA Trio - V Ediz 2009

- Saresti disponibile ad una collaborazione tra te e la nuova giunta comunale?

- C'è una delibera della precedente amministrazione che mi impegna come direttore artistico fino al 2010. Per questo quando la nuova giunta si è insediata mi sono recato dall'assessore delegato per garantirgli la mia disponibilità e chiedergli che intenzioni avesse rispetto al Festival. Quando mi è stato detto che non c'era la volontà di continuare a tenere in piedi "quel" tipo di Festival e che l'Amministrazione avrebbe organizzato una nuova rassegna, per me la cosa è finita lì, senza polemiche. Ognuno per la sua strada. Certo, io continuerò a perseguire la mia idea di Jazz, una musica viva, figlia del suo tempo, che ponga domande, che non sia musica da sottofondo.

 JAZZERIE '08 - IV Ediz 2008

- Hai ricevuto solidarietà dal mondo del jazz e della cultura in generale?

- Ho ricevuto la solidarietà di amici, musicisti, piccoli imprenditori, operatori del settore, come il presidente SIdMA (che ci ha concesso il patrocinio in due edizioni). Stefano Zenni. Anche in rete, sui blog, su Facebook, si è mosso qualcosa. Una solidarietà che è stata salutare direi, che mi ha dato la spinta a non mollare, ad andare avanti. Dopo una battuta d'arresto iniziale infatti, ho pensato che fosse giusto dare continuità al Festival, cercando di organizzare almeno una serata-evento. Ci stiamo provando.  


 Gaetano Liguori - V Ediz 2009

- Hai in mente nuove forme organizzative per il tuo Festival (associazione, sponsor privati)?

- Si, occorre lavorare da subito per ridare dignità all' Open Jazz sin dal prossimo anno, con il convolgimento di tutte le forze presenti sul territorio. Chi ha detto di credere alle proposte del Festival adesso deve dimostrarlo fattivamente. Dobbiamo tutti sentirci impegnati in una grande battaglia culturale. 


 Roberto Ottaviano - IV Ediz 2008

- So che ci riproverai, in ogni caso ed a prescindere da tutto, possiamo usare queste pagine per comunicare qualcosa?
 
- Ho un rigraziamento da fare. Doveroso. All'Amministrazione Federico, in particolare all'assessore Patrizio Suma, che sin dal 2005 ha creduto al progetto dell'Open Jazz sposando pienamente la sua mission: promuovere la ricerca jazzistica, puntare sulla progettualità (che vuol dire in qualche modo diversificarsi) e sulla documentazione discografica. E a tutti coloro che mi hanno sostenuto. 


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