giovedì 20 ottobre 2016

Pasquale Santoli «Un Certo Discorso», Enrico Rava & Misha Mengelberg Octet + RAI Big Band - Live in Rome 1980


Non ho conosciuto Pasquale Santoli personalmente - per cui non mi permetterò di raccontare l'uomo a ridosso del suo addio a questa terra - ma ho ammirato fortemente il suo gusto estetico e, cosa affatto disgiunta almeno in questo caso, il suo pensiero etico.

Per questo mi limiterò a ricordarlo attraverso stralci delle sue parole (raccolte da Alessandro Achilli) e mettendo in condivisione uno dei suoi progetti musicali, raro quanto interessante, come questo di Enrico Rava & Misha Mengelberg con la Big Band della RAI.


A. A. «Come cominciò la sua esperienza quotidiana con "Un Certo Discorso", che negli anni ha usato la musica in vari modi?»
P. S. «Nel corso della sua lunga vita radiofonica, dal 8 novembre 1976 al primo gennaio 1988, lo spirito del programma è sempre stato lo stesso: affrontare la radio dal punto di vista degli immaginari, dei linguaggi, della creatività e delle identità giovanili. Fin dall'inizio, intorno al nucleo ideativo-produttivo "fondatore", ruotò una folta schiera di giovani collaboratori: autori, registi, giornalisti, studenti, esperti, musicisti, attori; una sorta di redazione allargata, un laboratorio permanente di idee. Tra i risultati di questa impostazione, ricorderei la cosiddetta rottura dei generi in base ai quali era connotata, fino alla riforma RAI, la natura dei programmi [...] Un secondo elemento specifico di UcD era rappresentato dalla ricerca di formati "d'autore" e di produzioni originali in chiave musicale e di spettacolo radiofonico ma anche di inchieste e di giornalismo sul campo»


A. A. «Nel 1979 UcD si avvalse dell'apporto di musicisti in studio: con quali ruoli? Mi pare che non si limitassero a fare un concerto radiofonico alternato a chiacchiere con i conduttori: alcuni erano ospiti per una settimana di seguito».
P. S. «Si studiava insieme un progetto di prodotto radiofonico, puntata per puntata, filtrato dal bagaglio delle proprie sensibilità e competenze ma con l’obiettivo di realizzare collettivamente un evento radiofonico. Naturalmente in quel contesto creativo ognuno assumeva in trasmissione il ruolo che la partitura prevedeva. Azzardando, si potrebbe dire che ogni trasmissione era una specie di improvvisazione jazz. Ne mutuava la forma e la poetica. Risultati talvolta discontinui facevano parte del gioco ma comunque erano sempre originali».


A. A. «Sempre nel ’79, Un certo Discorso cominciò a usare la big band Rai, altrimenti impegnata in stacchetti e sigle varie. C’era da subito l’idea di ospitare compositori/arrangiatori esterni?»
P. S. «La big band annoverava eccellenti musicisti che in molti casi esercitavano la loro creatività fuori dagli studi radiofonici. Erano una risorsa, direbbero oggi i manager aziendali, che aspettava di essere valorizzata. Per noi è stato semplicissimo arruolarli nella comunità di Un certo discorso: molti coltivavano le nostre stesse passioni e i nostri sentimenti musicali, ed erano capaci di tirarli fuori dai propri strumenti».


A. A. «Nel 1980 i concerti diventano ventitré (undici produzioni, allestite a Roma e a Venezia, più Shepp presentato anche a Reggio Emilia), con la costante della big band Rai integrata da compositori-arrangiatori e solisti ospiti: Gil Evans, Archie Shepp, Lacy-Tchicai-Rudd, Chris McGregor, Wheeler-Rutherford-Guy, Mangelsdorff-Schiaffini-Schoof, Westbrook-Vittorini, Willem Breuker, Alex Schlippenbach, Mengelberg-Rava-Colombo-Anderson-Geremia, George Russell. Come funzionava il rapporto tra gli ospiti e la big band? Ci furono equivoci, incomprensioni, fraintendimenti?»
P. S. «La stagione del 1980 è durata tre mesi ed è stata per tutti una maratona: ogni settimana quattro giorni di prove, concerto a Roma, trasferimento a Venezia, replica e così via. Si viveva un clima frenetico cadenzato da numerosi appuntamenti previsti e, naturalmente, da diverse emergenze. Ma sul piano dei rapporti tra musicisti ospiti e stabili non s’è mai verificato alcun problema. Naturalmente c’erano preferenze sul piano del gusto musicale da parte della big band ma la professionalità e il rigore di tutti hanno sempre prevalso».


A. A. «Nel 1982 si concluse il periodo delle produzioni radiofoniche Rai e l’azienda si limitò ad acquistare i diritti di messa in onda di festival jazz: che cosa andò perduto? Al di là del differente rapporto con i musicisti, alla base dell’«era Santoli» c’era anche l’idea precisa di un rapporto con gli ascoltatori?»
P. S. «Per la verità continuammo sino all’ultima puntata a sviluppare percorsi di ricerca che qualcuno, forse con tono dispregiativo, definiva "sperimentazione". Sul piano musicale ci buttammo da un lato nelle riprese di festival e rassegne jazz di grande prestigio e qualità o di eventi singoli come, per esempio, il concerto in diretta del ritorno sulla scena e in Italia di Miles Davis, o il recording studio workshop dei Cassix (Heiner Goebbels, Franco Fabbri, Alfred Harth, Umberto Fiori, Chris Cutler e Pino Martini) a Montepulciano nel luglio 1983. Ci dedicammo inoltre alle etichette indipendenti e alla musica autoprodotta. Cominciammo anche a frequentare con assiduità la musica contemporanea ed elettronica e, ancora una volta, invitammo, tramite una sorta di selezione per progetti, undici compositori a misurarsi con la realizzazione di musica concepita per la radio mettendo a loro disposizione le attrezzature elettroniche degli studi e un quartetto d’archi come organico fisso. Curammo maniacalmente le registrazioni, grazie allo straordinario talento della nostra squadra tecnica. Sperimentammo per primi le riprese olofoniche e digitali che usammo per
registrare il Prometeo di Luigi Nono restituendogli con grande efficacia, come riconobbe lo stesso compositore, le sonorità, le sensazioni fisiche, i colori dell’ambiente particolarissimo nel quale l’opera si teneva.

Per quanto riguarda il rapporto con gli ascoltatori, confesso che non ho molto da dire. Noi credevamo, forse illudendoci, non di interpretare ma di vivere radiofonicamente le sensibilità del nostro tempo e di metterle in scena quotidianamente. Penso che i dieci anni di Un Certo Discorso siano stati un modo di rispettare il ruolo di servizio pubblico di Radio3 e la fiducia dei suoi utenti».


Enrico Rava & Misha Mengelberg Octet + RAI Big Band 
 Recorded live at "Teatro dell'Opera", Rome, on May 19, 1980
(radio broadcast)

Enrico Rava, trumpet
Ray Anderson, trombone
Renato Geremia, violin, tenor saxophone
Eugenio Colombo, alto saxophone,flute
Larry Fishkind, tuba
Misha Mengelberg, piano
Giovanni Tommaso, bass
Han Bennink,drums, reeds
+
RAI B.B. :
Nino Culasso, Doriano Beltrame, Cicci Santucci, Oscar Valdambrini,tp;
Giancarlo Beccattini, Marco Pellacani, Gennaro Baldino, Dino Piana,tb;
Gianni Oddi, Baldo Maestri, Sal Genovese, Beppe Carrieri, Carlo Metallo, reeds;
Pino Rucher, gt;
Carlo Zoffoli, vib;





 Note:
  1. l'intervista a Pasquale Santoli, è apparsa nello speciale dedicato a Jazz & Radio su Musica Jazz, dicembre 2003
  1. I file della registrazione sono in mp3 e non divisi per singole tracce (ma questo è un documento utile per affrontare un altro lungo e freddo inverno, mica la vostra compilation dell'estate da sentire in auto). Ho lasciato il collegamento direttamente a quelli condivisi precedentemente dai compagni di Inconstant Sol, senza sbobinare i miei e ricaricarli su un diverso host, che qui si parla di condivisione e non di separazione del traffico e degli interessi... ma pure questo è Un Certo Discorso!

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1 commento:

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