domenica 3 marzo 2013

Armando Trovajoli _ Trio & Quartet, 1959 _ Jazz from the Boot


Il post seguente era stato da me pubblicato il 03 gennaio del 2008, con il titolo TROVAJOLI GEZZITAL, sul blog omonimo a questo, che è sparito per sempre dalla rete, dopo la chiusura di splinder.

In questi giorni se ne è andato per sempre il Maestro Armando Trovajoli, uomo riservato ed artista raffinato, ed il recupero di questo post mi è venuto spontaneo.
Non stupitevi perciò se parlo di Trovajoli al presente o se ci sono delle discordanze nel testo, questo non vuole essere un nuovo post in veste di coccodrillo, ma solamente un piccolo omaggio a futura memoria.


Non vi siete sentiti liberati e nudi di fronte a Voi stessi, quando Filomena Marturano si è tolta il cappello/maschera e lo ha gettato via in “Matrimonio all’italiana” [1] film di Vittorio De Sica del 1964? 
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Conoscete quella sensazione agrodolce di malinconia e di feroce ironia che caratterizza “C’eravamo tanto amati” [2] film di Ettore Scola??
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Avete mai vissuto una storia più fragile, amara e solitaria - eppure bella come solo una struggente melodia sa essere - del capitano Fausto G. interpretato da uno splendido Gassman in “Profumo di Donna” [3], film di Dino Risi del 1974???
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La musica che accompagna, descrive, sottolinea i sentimenti e le emozioni di questi film, è opera del Maestro Armando Trovajoli, che ha attraversato la Storia del cinema italiano   - e quindi del costume di questo paese - commentando più di trecento film con l’arte dei suoi suoni.
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Il suo “ingresso” nel mondo del cinema è legato ad un Baion, quel El Negro Zumbon cantato da Flo Sandons e interpretato da Silvana Mangano nel film “Anna” di Alberto Lattuada del 1951, che avete appena visto.
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Da quel "pezzettino stupido" - come dice il Maestro - alla colonna sonora di “Gente di Roma” [4], delicato e commovente ritratto della sua amata città, uscito nel 2003 per la regia del suo amico Ettore Scola, è un susseguirsi di capolavori, premi e riconoscimenti, giustamente in tutto il mondo. In questo, uno degli ultimi lavori del Maestro, collaborano tra gli altri : Cicci Santucci (tp), Danilo Rea (p), Enzo Pietropaoli (bass) e Roberto Gatto (drums), alcuni tra i migliori musicisti Jazz del nostro paese.

E non è un caso che Trovajoli creda ancora nel jazz, perché è stato il suo primo amore.
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Ovviamente unito ad una preparazione classica (nel 1948 si diploma in pianoforte a pieni voti al Conservatorio di S. Cecilia, con il Maestro Libero Barni) e ad una vasta cultura musicale, che gli permette di esprimersi in diversi ambiti e di non fare distinzioni tra musiche colte o popolari.
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Già nel 1935 troviamo il giovane Armando nel gruppo di Carlo Minari (v) con il grande trombettista Gaetano Gimelli. 
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Poi nel ’37, è al piano nell’orchestra di Rocco Grasso, che stava “scrivendo” le pagine del nostro jazz degli albori suonando - alternandosi con il fratello Alfio al violino e alla chitarra - nello stile del Quintetto Hot Club de France di Stéphane Grappelli e Django Reinhardt, senza aver mai ascoltato la loro musica. Nel 1939 Armando Trovajoli suona con l’orchestra di Sesto Carlini (alto, cl). Ma l’amore per il jazz, il Maestro lo esprime anche con piccole formazioni.
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Nel 1949, invitato da Charles Delouné, Trovajoli rappresenta il jazz italiano al Festival di Parigi, con Gorni Kramer al basso e Gilberto “Gil” Cuppini alla batteria. Lì, nella Sale Playel, la musica Jazz americana si presentava sul prestigioso palcoscenico europeo, e Lui si trovò a suonare prima di Miles Davis e dopo Charlie Parker. 
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Da quell’anno iniziò una serie di incisioni jazz a suo nome. 
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Mi piace ricordare quelle in Trio con Franco Cerri (bass) e Paolo Tagliaferri (drums) registrate a Roma il 9 Marzo 1950 per una nota etichetta milanese: “La Parlophon non aveva uno studio nella capitale, e le storiche sedute del Marzo 1950 furono effettuate con un’attrezzatura mobile portata da Milano". Il pianista Umberto Cesari, che incise nella stessa occasione, ricorda che le macchine si guastavano di continuo e loro, ogni volta, ricominciavano da capo [5].
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Poi ci sono le incisioni raccolte nell’album “Musica per i vostri sogni” registrate durante alcune trasmissioni radiofoniche da Lui stesso condotte - sempre nel '50 - in collaborazione con Piero Morgan - aka Piero Piccioni - dove presentava esecuzioni in Trio Jazz (con Roberto Nicolosi bass e Gil Cuppini drums) ed orchestra d'archi, probabilmente il primo tentativo del genere in Italia.
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Poi c'è stata la grande orchestra jazz, costituita e diretta da Armando Trovajoli negli studi romani della RAI, tra il 1956 ed il ‘58. Di quell’importante organico ci resta una sola testimonianza su disco: “The Beat Generation” registrato in stereofonia a Roma e prodotto in edizione di gran pregio dalla Rca  con i migliori solisti del Jazz italiano di quei tempi: Oscar Valdambrini, Nini Rosso, Nino Culasso (tp), Dino Piana (pst trne), Mario Pezzotta (trne’s), Attilio Donadio (alto s), Gianni Basso (ten.s), Gino Marinacci (bar. s, fl), Armando Trovajoli (p), Enzo Grillini (g), Berto Pisano (bass) Sergio Conti (drums), tra gli altri.
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Agli arrangiamenti parteciparono Trovajoli stesso, Bill Smith (clarinettista di Dave Brubeck) e Bill Russo.

Un’impresa questa, che voleva raccogliere i massimi esponenti del jazz italiano ed allinearli alle più avanzate esperienze americane - nello stesso anno Stan Kenton varava la sua orchestra mellofonica e Gil Evans registrava con la sua nuova orchestra il disco “Out of the Cool” per la Impulse –

In una traccia senza tema, su un semplice giro di blues variamente armonizzato nel corso di otto chorus, il sax alto di Attilio Donadio impersona la soggettività del narratore che si addentra nella notte, attraversando luci e silenzi, lampi ed esplosioni, carezze e coltellate, in un clima di lancinante tensione… [6]
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Poi il Maestro registra “Magic Moments alla Capannina” [7] in quartetto e con orchestra d’archi. In questo disco alla voce c’è Miranda Martino, che traghetta il lavoro nell’ambito della musica leggera, ma nei brani “Lady” e “Corner” dove troviamo Trovajoli al pianoforte accompagnato dalla ritmica, ascoltiamo veramente del jazz di classe e si preannunciano le intenzioni.
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Il 1959 è l’anno in cui il jazz avvolge completamente la musica del Maestro. Questo è documentato nell’album “Softly”, [8] e in quello che per me è fondamentale per classificare Trovajoli tra i più grandi jazzisti italiani e di tutti i tempi.
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“TROVAJOLI JAZZ PIANO” [9] inciso nella primavera del 1959 a Roma per la Rca , con Berto “Mr. Metronomus” Pisano (bass), Enzo “the Look” Grillini (g), Sergio “P.M. the Count” Conti (drums). Qui c’è il culmine del suo piano Jazz, personale ed elegante, di raffinata essenza, leggero e senza fronzoli.

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Una pietra miliare dell’interpretazione di grandi standard jazz, eseguiti con una delicatezza che non vuole sopraffare, con un tocco lieve, come un soffio che descrive e colora i diversi stati d’animo, con tecnica sbalorditiva e sano swing. E pensate che il Maestro, considerato dagli “addetti ai lavori” uno dei nostri migliori jazzisti, era schivo, quasi bloccato nel suo pudore, insicuro del significato e del valore delle sue esecuzioni al piano…

Un segno di grande modestia che è solo dei geni, e degli uomini veri.
Un dubitare per continuare a ricercare.
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Come il senso di magica incertezza che Trovajoli riesce a ricreare in Round Midnight un capolavoro del Jazz, inciso nello stesso disco.
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Apre la traccia il contrabbasso, che annuncia la cadenza.
Poi parte la melodia al piano, suonata in modo chiaro, essenziale, con la mano destra che “scandisce” le note per esaltarle e le lega insieme per farle scendere giù, nella profondità dell’animo umano.
La ritmica colora appena le ombre, ed il pianoforte sembra stare appena un attimo dietro nel tempo, creando una sensazione sospesa, come di nebbia azzurrina.
Il Maestro suona questa traccia con un approccio classico.
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Se, per assurdo togliessimo la ritmica, potrebbe sembrare un preludio di Chopin e, nell’esprimere questo suo senso di classicità Trovajoli sceglie uno degli autori più moderni del jazz di tutti i tempi, l’imprevedibile, spigoloso, sghembo, stupefacente, Blue mOnk! 
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Ancora una sentita dedica d’amore per il jazz. 
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Poi, nel 1962 i tre album dedicati a Gershwin, [10] l’anno dopo il musical “Rugantino” [11] e, sempre nel 1963 la splendida colonna sonora di “Ieri, oggi, domani” [12] , il commento sonoro al film “7 uomini d’oro” [13] del ’65 hanno portato la musica di Trovajoli in ambienti più vasti e, forse non catalogabili come “in” jazz. 
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Ma, come dice il Maestro “quando il jazz ti è entrato nel sangue si manifesta in ogni evento musicale”

Grazie Maestro!



Armando Trovajoli
Roma 2 settembre 1917  - 28 Febbraio 2013
 
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Credits:

Trio & Quartet

Label: RCA
Catalog# 74321-11149-2
Format: CD
Country: Italy

Recorded in
Rome, 1959

Trio:
Armando Trovajoli (piano),
Berto Pisano (bass),
Sergio Conti (drums)

Quartet:
as above plus
Enzo Grillini (guitar)



Tracklist:

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1)       Get Me To The Church On Time – 4:07
2)        Nice Work If You Can Get It – 3:43
3)        Round Midnight – 5:13
4)        Thou Swell – 3:12
5)        Walkin’ – 5:06
6)        Love Me Or Leave Me – 5:23
7)        Polka Dots And Moonbeams – 3:29



8)       This Can’t Be Love – 3:59
9)        Have You Met Miss Jones? – 3:05
10)    With A Little Bit Of Luck – 5:28
11)    These Foolish Things – 3:21
12)    Pick Yourself Up – 3:28
13)    Love Is Just Around The Corner – 3:48
14)    Lullaby In Rhythm – 3:24
15)    The Lady Is A Tramp – 2:40


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Bibliografia:

Armando Trovajoli di Maurizio Baroni - Marco D'Ubaldo - MEDIANE Libri, June 2007
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[1]  RCA Records JBPM45-3297
[2]  Duse ELP 54
[3]  CAM AMP 147
[4] CAM 513879-2
[5] Note di Marcello Piras al disco fuori commercio “italian jazz graffiti” MJP 1064 – agosto 1988.
[6] Dal testo di Salvatore G. Biamonte
[7] RCA IT LPM 10028
[8] RCA IT LPM 10064
[9] RCA IT LPM 10049
[10] Gershwin-Trovajoli, volume 1 RCA PML 10336, vol. 2 PML 10337, vol. 3 PML 10338.
[11] CAM LP Gennaio 1963 - CMS 30-051
[12] CAM LP – CMS 30-076
[13] CAM 2LP – CDR 33-1
[14] Profumo di Donna – Tromba solista Oscar Valdambrini

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