domenica 9 dicembre 2012

Chet Baker Quartet Live in Stockholm and Copenhagen, December 11 and 12, 1978


“And so, these important «field recordings» from a mysterious past and unfolding future, take us to a place and a time between the cracks of the Miles Davis story as it is commonly understood. For that alone, never mind the rattling, exploratory poetry of this band’s sound, this is a significant cultural document for the ears and the ages, not just the archives.”

Con queste parole Josef Woodard, critico musicale del Los Angeles Times, vincitore del ASCAP Deems Taylor Award per la scrittura jazz nel 1998, ha chiuso il saggio intitolato Field Recordings from a Future-Leaning Past, allegato alla pubblicazione di MilesDavis Quintet - Live In Europe 1969: The Bootleg Series Vol. 2, prodotto da Richard Seidel e Michael Cuscuna per la Columbia/Legacy, in uscita il 29 gennaio 2013.


È curioso notare come cambia il punto di vista rispetto alla pubblicazione dei bootlegs, se a farlo è una major supportata dai soldi e dai critici ufficiali, anziché un ignoto blogger. «Un documento culturale significativo, non solo per gli archivi privati». Niente di più vero, ma niente di nuovo per il web, che da sempre ha fatto in modo che le registrazioni live non autorizzate fossero messe ugualmente in circolo per completezza storica, nella maggior parte dei casi senza che nessuno ci guadagnasse nulla, perché in realtà queste performance live del terzo quintetto di Miles Davis circolavano già da tempo tra i collezionisti ma, fino ad oggi, erano solo pirateria, niente a che vedere con la cultura…


In rete s’indaga ancora sulla valenza culturale dei blog musicali, sul significato del bootlegging ed in generale sull'aspetto politico e sociale che è implicito nella ridistribuzione senza profitto dei beni culturali, specialmente dalla chiusura di Megaupload e dopo le nuove norme restrittive applicate da Rapidshare, come nell’interessante dibattito avviato da Mark Allen:

Tutto tace invece sulla nostra stampa specializzata e, purtroppo, anche sui siti italiani, a discapito della migliore comprensione di questo interessante fenomeno, con voluta o indiretta difesa dell'industria milionaria, senza alcun sincero interesse nel mantenere viva, o riportare alla luce, la memoria di artisti dimenticati o pezzi di storia abbandonati negli archivi ufficiali o incisi nei solchi di dischi oramai irriperibili. Niente di nuovo sotto il sole del businness: se non ci posso guadagnare, allora gli volgo le spalle.


Se c’è un merito specifico che differenzia alcuni progetti ufficiali da quelli un-official, è semmai in riferimento alla qualità del materiale. C’è da dire che fin’ora nel progetto Columbia/Legacy, le originali sorgenti audio e video sono state rimasterizzate dai migliori tecnici disponibili e ci hanno offerto un prodotto eccellente rispetto a qualsiasi versione circolante in precedenza. Ma è solo una questione di soldi, non centra niente l’intento culturale, né tantomeno quel sense of urgency che spinge i fans a condividere il prima possibile il materiale che gli capita sottomano, a prescindere dalla qualità della registrazione.


Quando nel 1991 è nato il progetto CCB Productions, Inc. (Chet & Carol Baker), Carol Jackson ha voluto riunire il suo nome a quello del trombettista dell’Oklahoma che, da vivo, l’aveva invece tenuta lontana dalla sua musica e dalla sua stessa vita per quasi trent’anni. Il box d’apertura del sito omonimo, oramai offline, la diceva lunga sulle intenzioni della terza moglie di Baker, a scapito della sincerità e della salvaguardia disinteressata del ricordo del grande artista : 


La CCB Productions, Inc. è stata creata dalla famiglia per conto di Chet, che ha sempre voluto produrre la sua stessa musica. Secondo le ultime stime ci sono stati circa 83 bootleg e una quantità enorme di memorabilia non autorizzate.

La CCB sta progettando di ristampare il meglio di queste registrazioni non autorizzate ufficializzandole come "Best of the Bootleg".

Vorremmo ringraziare tutti i contrabbandieri (all bootleggers in originale) in anticipo per la produzione delle registrazioni. A nostro parere sono stati più che compensati nel corso degli anni, per i loro costi iniziali, dal mancato pagamento di royalties a Chet ed alla sua famiglia.

A questa “simpatica” intro, aggiungevano la possibilità di acquistare fotografie, disegni, sculture, poster, T-Shirts e quant’altro fosse disponibile per tutti quelli che avevano “amato la musica” di Chet.


La qualità della prima registrazione messa sul mercato nel 1991 dalla CCB, il “Live at Buffalo, NY, 1984”, è pessima. Il costo del CD era quello corrente (25$), e la copertina era ricavata da un disegno di Lisa Frank, il cui poster era in vendita per 30$. All’interno una lettera firmata dal batterista Art Frank che, anche lui, partecipava e tentava di spiegare la nobiltà del progetto.
.
Un documento sonoro come tanti, forse appena rimarcabile per la presenza di Sal Nistico e per una bella versione di Nightbird, eppure reso ufficiale grazie agli eredi, che forse tendevano più a spremere ogni possibile guadagno dal nome di Chet Baker che ad aggiungere un tassello veramente illuminante sulla carriera musicale del trombettista.


Il secondo “inedito” pubblicato nel 1992 dalla CCB, quel “Live At Pueblo, Colorado” del 1966, non è meglio né in termini di ricerca del materiale, in quanto era già presente sul mercato e pubblicato da diverse etichette con altri nomi come Milestone della King Jazz, Mister B della Jazz World ed inserito in più di una compilation, come in 'Round Midnight, insieme al Live in Buffalo, New York, del 1984, né per quanto riguarda la qualità del suono.
 .
Per fare più chiarezza sulla disordinata storia discografica del loro amato parente, i familiari hanno pensato bene di farlo uscire nuovamente nel 1999, con il titolo di Live At Gaetano’s e con una nuova copertina, forse l’unico punto a favore, in quanto nella prima edizione campeggiava un’impacciata foto del matrimonio di Carol Jackson e Chet Baker, più necessaria a rimarcare il legame legale tra i due che a documentare un utile frame di quel concerto live.


Solo quando Matthias Winckelmann, uno dei due soci fondatori dell’etichetta tedesca ENJA, ha contattato gli eredi Baker per chiedere il permesso di pubblicare alcuni inediti, la qualità delle produzioni col marchio CCB ha raggiunto livelli ottimali.


Chet Baker è stato molto attivo in Europa, soprattutto dopo il suo famoso ritorno alle scene dei primi anni Settanta, ma era stato bandito da diverse nazioni già alla fine degli anni Sessanta, tra cui la Francia, la Svizzera e L’Italia, dopo i fatti di Lucca.
 .
In Germania, ad esempio, era stato arrestato a Berlino per possesso di stupefacenti e, dopo il ricovero coatto di 40 giorni, fu bandito dal paese e deportato negli USA, nel marzo del 1964. Anche lì, come in tutta Europa, la figura di Chet divenne mitica e, quando nell’autunno del 1978 poté farvi ritorno, grazie all’interessamento di John Snyder e Gabrielle Kleinschmidt, l’accoglienza dei fans fu  notevole e molti club ingaggiarono nuovamente il trombettista.


Il 1° novembre Baker iniziò un lungo tour con Phil Markowitz al piano, Jeff Brillinger alla batteria e Scott Lee al basso, come al solito disorganizzato fino allo sfinimento, con tappe giornaliere che andavano da Berlino alla Francia, da Norimberga all’Olanda, da Dortmund a Stoccolma e così via.
Di quei due mesi del ’78, sono note agli archivi almeno 4 registrazioni storiche, due delle quali con Jean-Louis Rassinfosse al posto di Scott Lee, il “Live at Nick’s” in Olanda ed i tre titoli registrati in Francia: il “Live in Chateauvallon”, “Broken Wing” e “Two a Day”, ma moltissimi sono i concerti registrati che circolano tra gli appassionati, che non si sono trasformati in pubblicazioni ufficiali.

 

Il volume 4 della collana “Chet Baker the Legacy”, coprodotto dalla CCB e dalla ENJA nel 2003, per tornare al tema, è un’ottima registrazione di un concerto dello stesso Quartetto, ripreso il 9 dicembre 1978 al Kulturzentrum di Ludwigsburg, ed inserita nel novero delle pubblicazioni ufficiali con il titolo di “Oh You Crazy Moon”.


Non molti sanno che esistono tracce anche dei due concerti successivi, tenuti da Baker a Stoccolma il giorno 11 dicembre, ed a Copenhagen il 12 dicembre 1978, con lo stesso quartetto, tranne Jean-Louis Rassinfosse al basso che sostituisce Scott Lee.
Le tracce sono le stesse che hanno segnato il ritorno alle scene di Chet, come “Love for Sale”, “How Deep is the Ocean” e “Oh, You Crazy Moon”, suonate per la prima volta nel disco CTI del 1977 e che rimarranno fino alla fine attive nel suo repertorio.

Chissà se un giorno la famiglia tenterà di ufficializzarle, quello che è certo è che adesso sono qui, almeno per ora, anche per voi.


*********************

Credits:

Chet Baker 4tet
Live at Fasching,
Stockholm, Sweden
December 11, 1978

Private Recording

Chet Baker - trumpet, vocals
Phil Markowitz - piano
Jean-Louis Rassinfosse - bass
Jeff Brilllinger – drums

Tracklist:

1)     If I Should Lose You - 11:30
2)     Sad Walk - 15:14
3)     There Will Never Be Another You - 10:01
4)     But Not For Me - 12:10
5)     Love For Sale - 15:23
6) The Touch Of Your Lips - 15:18






*********************

********************

Credits:

Chet Baker 4tet

Live at Jazzhus Montmartre,
Copenhagen, Denmark
December 12, 1978


Private Recording

Chet Baker - trumpet, vocals
Phil Markowitz - piano
Jean-Louis Rassinfosse - bass
Jeff Brilllinger – drums

Tracklist:

1) Blue Room - 9:36
2) Just Friends - 13:00
3) The Touch Of Your Lips - 14:24
4) Love For Sale - 16:13
5) How Deep Is The Ocean - 16:37
6) Daybreak - 15:33
7) Down - 15:29
8) Oh, You Crazy Moon - 15:49
9) The Best Thing For You Is Me - 12:22
10) She Was Too Good To Me 17:19





4 commenti:

  1. Le case discografiche hanno probabilmente le loro colpe (anche se, nel caso di Davis, non riesco a capire quali, visto che la Columbia ha continuato a pagare lautamente Miles anche quando, per suoi motivi, il Nostro ignorava bellamente un contratto che lui stesso aveva firmato). Il problema reale, nel caso di Davis, così come in quello di Baker e di parecchi altri, sono gli eredi (mogli e/o parenti), che cercano di sfruttare il più possibile la gallina dalle uova d'oro con risultati, tutto sommato, altalenanti per non dire (vedi la famiglia Baker) risibili.

    RispondiElimina
  2. Le colpe più grandi sono da attribuire agli organismi preposti dello Stato e delle amministrazioni pubbliche che continuano a non distinguere la cultura dal mero processo economico e che si attaccano come piattole a leggi antiquate in materia di diritti d’autore (la legge è del 1941, con modifiche irrilevanti attuate nel 2004 e 2008), che sono a favore praticamente esclusivo dell’industria discografica e, in piccolissima parte, degli artisti o dei loro eredi.

    A parte Miles o Bollani, cioè praticamente delle PopStar, quanto pensiamo possano ricevere di royalties i jazzisti comuni?

    Subito dopo ci sono le major (o forse vengono prima ma si nascondono dietro la legge che loro stessi foraggiano e difendono), che trattano i contenuti culturali ma rispondono esclusivamente alle leggi del profitto.
    Il profitto è il mercato e, fino a che ragioneremo così, non potremmo mai cambiare il mercato, perché significherebbe attaccare il profitto e non ci è permesso, altro che legge uguale per tutti.

    In mezzo ci sono colpe, appena appena più piccole, e sono di chi potrebbe illuminare e direzionare l’opinione pubblica, a mezzo video, stampa, radio e web, ed invece tace, per ignoranza o per favorire i più forti.

    Poi ci sono le colpe dei piccoli produttori, che a volte sono meschini tentativi di arricchimento, altre volte fissazioni private o piccole vendette personali, che fanno male in generale, però le vedo lontane dai grandi reati.
    Per esempio, come mai Aldo Sinesio tiene chiuso in un ripostiglio tutto quel ben di dio del catalogo HORO?
    Perché la CAM ha acquisito il notevole catalogo Black Saint & Soul Note (uno dei più importanti a livello culturale di questo paese) e non lo valorizza nuovamente sul mercato, se non con cofanetti da autogrill, senza copertine adeguate e con note illeggibili?
    Perché la Red di Sergio Veschi non ha mai ristampato in CD (rendendoli praticamente OOP) autori come Mario Schiano, Giancarlo Schiaffini, Stafford James, Guido Mazzon, The Sea Ensemble di Don Rafael Garrett, Larry Nocella, Frederic Rzewski, I Virtuosi di Cave etc etc ed invece ne ha ristampati altri? Leggi di mercato o fisse private?

    Infine ci sono le colpe degli uomini: artisti o eredi, ma che differenza fa? Molte volte Chet si “è venduto” un concerto per farne dei dischi (risaputo il caso delle incisioni per la Circle Records), anche all’insaputa degli altri musicisti che suonavano con lui e che non hanno mai ricevuto nulla.

    Fatto sta, che c’è un botto di roba che non circola tra gli appassionati per la legge del mercato, ed alla fine chi ci rimette non è sia l’utente che l’artista, uno restando all’oscuro e l’altro nel dimenticatoio, oltre alla memoria culturale della società tutta?

    Grazie del tuo passaggio, Luca, è un piacere confrontarsi per capire meglio, spero solo che il dialogo continui in tutte le sedi possibili.

    RispondiElimina
  3. Both links are gone...
    Please re-up.
    Thanks.

    RispondiElimina
  4. I second Adrian: A reup would be great!!!

    RispondiElimina